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Bergamo vince l’Urban Award 2022 per la mobilità sostenibile.

By : Aldo |Gennaio 04, 2023 |Arte sostenibile, Emissioni, Home, menoconsumi, plasticfree |0 Comment

La mobilità sostenibile rientra tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU pertanto è fondamentale investire in questo settore. Nel 2022, Bergamo svetta nella classifica tra i comuni più attenti e attivi alla questione.

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Urban Award.

È un progetto che premia i comuni italiani per la mobilità sostenibile, analizzando iniziative già attive o appena approvate dalle amministrazioni comunali.

Il premio nasce nel 2017 dall’idea di Ludovica Casellati, giornalista e scrittrice in collaborazione con Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani): l’ideatrice afferma che:

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“L’Urban Award nasce proprio dall’esigenza di innescare una gara virtuosa tra città, sui progetti di mobilità sostenibile, che possano concretamente portare i cittadini a preferire altri mezzi, lasciando l’automobile in garage.”

La sesta edizione è stata vinta dalla città di Bergamo ed il premio è stato consegnato in occasione della 39a Assemblea Nazionale Anci.

La giuria è composta da scrittori, giornalisti ma anche tecnici e figure legate alla cura dell’ambiente. Possiamo citare Stefano Laporta (Presidente Ispra), Piero Nigrelli (Direttore settore ciclo di Ancma), Antonella Galdi (Vicesegretario generale Anci) e Federica Cudini (Marketing manager Bosch eBike ststem).

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Perchè Bergamo?

Il comune ha vinto grazie all’impegno, la dedizione e la mentalità aperta dei cittadini, che sono pronti a cambiare le loro abitudini. Il progetto premiato include la bicicletta nella vita dei bergamaschi a 360°, con vari servizi alla portata di tutti.

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La prima iniziativa è BiCity, che comprende il modello di gestione della nuova “Velostazione” che si trova nei pressi della stazione ferroviaria. Questa sarà poi affiancata dalla Ciclofficina che riaprirà con un infopoint integrato, per la ciclabilità.

Nella città sono presenti le Bike box, delle rimesse sicure per le biciclette private, oltre alle 95 nuove rastrelliere che offrono 2.805 posti ai cicli.

Inoltre, è stato esteso il trasporto pubblico con un servizio di bike sharing Bigi (creato con NextBike) che garantisce 390 biciclette a pedalata assistita.

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Per ultimo, possiamo citare Pin bike, l’iniziativa che premia chi sceglie la bicicletta alla macchina. L’idea prevede un rimborso fino a 2 euro al giorno, 30 euro al mese a seconda dei chilometri percorsi.

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L’importanza del cambiamento.

In Italia ci sono attualmente circa 58.000 chilometri di piste ciclabili e di cicloturismo, ma servono ulteriori passi avanti per migliorare la nostra penisola.

Questo perchè il campo del ciclismo ci offre una soluzione semplice ed efficace per far fronte alle elevate emissioni di CO2.

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Infatti preferire il ciclo a due ruote quotidianamente, produce l’84% in meno di emissioni di CO2, rispetto a chi prende l’auto.  Sceglierla anche solo una volta a settimana, permette di risparmiare 3.2 kg di CO2, l’equivalente di un tragitto di 10 km in auto. Si stima infine una produzione di emissioni 30 volte inferiori delle vetture tradizionali e 10 volte inferiori a quelle elettriche.

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Quindi ancora una volta, le abitudini dei cittadini, sono uno degli ostacoli più grandi da superare per garantire una transizione ecologica vera e propria.

É interessante notare come questo premio sia stato vinto da comuni diversi sparsi in Italia: in questa edizione il podio è stato condiviso con Cuneo e Caltanissetta.

Dal 2017 ad oggi hanno vinto Siracusa, Cesena, Pescara, Parma e Genova, ma nel podio sono salite spesso anche Pesaro e Padova.

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Gli Urban Award permettono ai comuni di competere tra di loro per una valida ragione. Il fatto che sempre più amministrazioni si iscrivano al contest è un segno rilevante, che dimostra la buona volontà di tutti nel cambiare le cose.

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Senz’altro servono più investimenti e una maggiore cura nei dettagli di progetti correlati al ciclismo in Italia, ma la strada sembra quella giusta.

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bioshopper

CNR-IPCB e Biorepack collaborano per svelare i falsi “bioshopper”.

By : Aldo |Dicembre 25, 2022 |Arte sostenibile, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

A quanto riportato da un’inchiesta, varie aziende e privati non hanno rispettato le leggi riguardo l’uso di sacchetti in plastica biodegradabile.
Una task force di ricercatori inizierà a breve una ricerca per porre fine a tale questione.

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La legge

A settembre è stato scoperto che in Italia 1 shopper su 4 non rispetta la legge in vigore in Italia.
Infatti dal 1° gennaio 2018, la normativa (sulla base della legge europea 2015/720) impone l’uso di sacchetti biodegradabili e compostabili.

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Il decreto scaturì varie polemiche poiché le buste utilizzate per frutta, verdura e altri prodotti freschi, dovevano essere pagate come un prodotto qualunque.

Non fu chiaro subito lo scopo sostenibile della legge che venne approvata, ma in quanto tale è stata seguita da tutti… o quasi. 

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L’inchiesta

Aziende e privati hanno scelto il cambiamento non solo per rispettare la legge ma anche per inquinare di meno. Il problema è che coloro che hanno modificato le loro forniture sono tanti ma non tutti, come conferma lo studio degli ultimi mesi.

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La Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nel ciclo rifiuti, ha confermato che il 25% delle buste vendute non sono biodegradabili.

Nello specifico sono stati individuati ancora in commercio sacchetti in plastica con diciture o certificazioni false. Si tratta di buste in plastica non compostabile o biodegradabile, vendute come tali. Un vero proprio schiaffo all’ambiente e alla salute dei consumatori.

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La ricerca

Proprio per tali ragioni, è stata avviata una ricerca per rintracciare questi sacchetti e determinarne il livello di illegalità.  Il Cnr-Ipcb di Catania e il consorzio Biorepack pronti per analizzare i polimeri presenti nelle buste selezionate, per bloccare queste attività illecite.

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Il difetto di tali “bioshopper” è una concentrazione elevata di polietilene, un polimero molto economico ma non biodegradabile.

La ricercatrice Paola Rizzarelli dell’Cnr-Ipcb spiega;

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“Lo standard europeo EN13432, fissa la percentuale tollerata del polietilene sotto l’1%. Percentuali maggiori potrebbero infatti compromettere la biodegradabilità e la compostabilità degli involucri”.

La ricerca seguirà due fasi di analisi, (quantitativa e qualitativa) per  stabilire la natura chimica del sacchetto e la quantità di polietilene presente.

In questo modo i ricercatori potranno risolvere una questione non indifferente, che minaccia sia la filiera delle bioplastiche che quella del compostaggio.

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A tal fine è stato scelto il CNR di Catania perchè è l’unico in Europa che ha sviluppato un metodo di intercettazione del polimero. Tanto è vero che da tempo, arrivano richieste di analisi da laboratori e privati dell’Unione Europea.

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Senza dubbio i nostri ricercatori saranno in grado si svelare i nomi di chi crea ulteriori danni all’ambiente e alla salute dei consumatori italiani. Nel frattempo, aspettiamo l’inizio degli studi, che avverrà a gennaio 2023, mentre i risultati verranno pubblicati durante il corso dell’anno.

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Natale sostenibile: come affrontare il caro prezzi senza rinunciare alla magia delle feste.

By : Aldo |Dicembre 22, 2022 |Arte sostenibile, Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mancano poche ore a Natale e qualche giorno a Capodanno, i prezzi sono alle stelle ma non si vuole rinunciare a nulla. La sostenibilità ci aiuterà anche in questo caso.

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Regali

Il Natale è la festa più consumistica al giorno d’oggi e il simbolo di questa ricorrenza è senza dubbio il regalo. I dati della Coldiretti parlano chiaro: la crisi ha determinato un calo del 7% (rispetto al 2021) per quanto riguarda la spesa natalizia. Quest’ultima, infatti, ammonterà all’incirca a 177 euro a testa.

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Tuttavia, il 31% degli italiani hanno cambiato il genere di regali, puntando molto più su idee originali e artigianali, tipiche dei mercatini di Natale. Questa scelta rientra tra le tante soluzioni sostenibili, che contemplano l’acquisto di prodotti locali, di qualità evitando la grande distribuzione.

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Un’altra attenzione riguarda l’imballaggio, per il quale si può usare carta di altri regali o di giornale, garantendo una produzione minima di rifiuti.

Invece, se proprio non si può fare altrimenti dello shopping online, è preferibile scegliere i vestiti con cura per evitare la richiesta di un reso. Sicuramente anche una spedizione ecologica sarebbe meglio di quella tradizionale, per ridurre le emissioni.

Illuminazioni


Le luci di tutti i colori creano l’atmosfera tipica delle feste, ma quest’anno terrazzi e giardini potrebbero restare spenti a causa della crisi.

É stato calcolato che tutte le illuminazioni emettono 651 tonnellate di CO2 (pari alle emissioni di 6.000 automobili in un anno). In Italia, si tratta di una somma totale di 30 milioni di euro per l’intero periodo natalizio. La spesa per ogni famiglia sarà all’incirca di 1,70 euro in bolletta della luce, un euro in più rispetto al 2021.
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Per evitare una bolletta salata, esistono le luci a LED che consumano fino all’80% in meno di quelle tradizionali. Meglio ancora i LED ad energia solare che sono più sicuri, consumano meno e hanno una durata superiore di ¼ rispetto alle altre.

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Cibo

Secondo Assoutenti:

“Imbandire le tavole quest’anno costerà agli italiani 340 milioni di euro in più”

Il Codacons ha dimostrato che proprio pandori e panettoni, hanno visto aumenti dal 37% al 59%, forse i dati più significanti. Non sono di meno il burro (+41,7%), l’olio di semi (+52,3%), il sale (+49%) e il riso (+35,3%). Nonostante i prezzi alle stelle, sembra che il problema più grande resti quello del cibo sprecato.

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Si, per quanto riportato dalle analisi tra Natale e Capodanno, in Italia, 440 mila tonnellate di cibo vengono buttate. Una cifra surreale che corrisponde ad una perdita di 50 euro per famiglia, secondo la campagna “Food We Want” dell’Unione europea, promossa dall’Istituto Oikos.

Teniamo a mente che 1 tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO2.

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Per tutte queste ragioni, sarebbe opportuno pensare in modo sostenibile il menu di ogni “CENONE”, per evitare le perdite descritte sopra.  Partendo dalla spesa, è fondamentale scegliere prodotti locali e di stagione, in quantità giuste, preferendo prodotti sfusi (evitando quindi la plastica).

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In cucina invece la regola è non buttare nulla, scegliendo ricette antispreco, conservando gli alimenti nel modo giusto. L’ultimo consiglio (e non per importanza), è quello di dividere il cibo e portarlo a casa dopo una serata tra amici o parenti.

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Per concludere

Il Natale è diventato con gli anni una festività più consumistica che religiosa, ma non per questo siamo legittimati a inquinare di più.

Quindi oltre alle soluzioni presentate, sarebbe notevole spostarsi senza macchina, visto il traffico automatico di queste giornate. Le illuminazioni a casa dovrebbero essere accese solo in determinati lassi di tempo, per poter risparmiare energia.  I regali possono essere oggetti, vestiti, libri di seconda mano.

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La sostenibilità permette all’uomo di risparmiare in tanti ambiti, con la garanzia di non inquinare ulteriormente il pianeta: ricordarlo anche a Natale è opportuno.

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roma vetro

“Acqua di Roma” il progetto di Ama e CoReVe per ridurre la plastica.

By : Aldo |Dicembre 15, 2022 |Acqua, Arte sostenibile, bastaplastica, Consumi, Emissioni, Home, menorifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mercoledì 14 dicembre in Campidoglio, AMA e CoReVe hanno presentato la campagna “Acqua di Roma”

La campagna

La campagna attiva da giovedì 15 dicembre, ha due grandi missioni: la riduzione dei rifiuti e l’incentivo al consumo dell’acqua pubblica.

 

“L’acqua di Roma bevila nel vetro. Una buona abitudine che fa bene all’ambiente”.

 

Con tale iniziativa, si rivendica la qualità dell’acqua di Roma, sempre a nostra disposizione per mezzo di nasoni e fontane. Tuttavia, durante la conferenza è stata ricordata la siccità estiva e l’importanza di un consumo adeguato della risorsa più importante al mondo.

Per questo AMA e CoReVe hanno riproposto “l’acqua in vetro”: un’idea che riporta al passato pensando al futuro.

 

Il prodotto

La bottiglia, protagonista della campagna, è un mix di design, sostenibilità e praticità.

Il design vintage ci riporta indietro nel tempo, quando il latte veniva distribuito porta a porta. Cambia sicuramente il colore, in questo caso un verde… bottiglia, perchè composta da vetro riciclato.

La praticità invece, deriva dalla sua particolare leggerezza combinata ad una maggiore resistenza agli urti. La chicca è il collo largo, pensato per poterla lavare correttamente e riusare all’infinito anche per altre bevande o conserve.

 

La scelta del vetro

Gianni Scotti (Presidente di CoReVe) afferma che “Il vetro è principe della sostenibilità”, perchè può essere riciclato all’infinito riducendo le emissioni di CO2. Se non altro il suo riciclo diminuisce l’uso di materie prime vergini, un passo importante per un consumo efficiente delle risorse.

È senza dubbio un materiale sicuro per la conservazione degli alimenti e il mantenimento delle loro caratteristiche organolettiche.

Il settore della ristorazione è invece una certezza poiché comporta il 5% del suo riciclo, grazie alle aziende fornitrici che recuperano le bottiglie usate nei locali, settimanalmente.

Possiamo constatare anche il fatto che la bottiglia di vetro è un ottimo mezzo di marketing, usata come immagine pubblicitaria. In Italia, per esempio ogni azienda ha il suo produttore, proprio per rendere la bottiglia “iconica”.

Non a caso il Bel Paese è al terzo posto nella produzione di vetro, a livello mondiale.

 

L’investimento su Roma

Il progetto prevede la distribuzione di 100’000 bottiglie (donate da CoReVe) nel comune di Roma, partendo dai dipendenti comunali e municipali. Poi verranno rilasciate nei centri di raccolta, nelle biblioteche e nelle scuole per mezzo di lezioni di sensibilizzazione al tema.
Il pezzo è accompagnato da un sacchetto di carta riciclata, in cui sono riportati dati sul riciclo del vetro e lo slogan della campagna.

Con un investimento di 426’000 euro adibito al miglioramento della raccolta stradale del vetro, Roma aggiungerà 1200 campane alle 5000 già presenti.

Insomma, il vetro, usato in primo luogo dai Fenici, è un prodotto dalle mille risorse, ed è il perfetto rappresentante della sostenibilità. Attenzione però alla sua produzione e al suo trasporto: se questi ultimi hanno un impatto ambientale elevato, il vetro perde la sua qualità principale.

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La Commissione europea chiede una revisione della legge sugli imballaggi monouso.

By : Aldo |Dicembre 01, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree |0 Comment

Ogni giorno vengono prodotti imballaggi che vengono utilizzati per qualche ora e poi vengono gettati senza neanche essere differenziati.

Per questo la Commissione europea ha intenzione di rivedere la legislazione attuale.

 

La proposta

Il commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius, introduce la proposta aiutandosi con un esempio semplice ma reale per tutti:

 

“È capitato a tutti di ricevere prodotti ordinati online in scatole troppo grandi, così come di chiedersi come separare i rifiuti da riciclare, cosa fare con un sacchetto biodegradabile o se tutti questi imballaggi saranno riutilizzati o perlomeno trasformati in nuovi materiali con un certo valore”.

Infatti, l’idea è quella di contrastare l’aumento dei rifiuti di imballaggi, stimato tra il 19% il 46% entro il 2030, per mezzo di varie azioni.

Anche Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, condivide l’idea “per un futuro senza inquinamento”.

 

Gli imballaggi in numeri

Il primo problema riguarda l’uso di materiale vergine. Si stima che il 40% di plastica e il 50% di carta prodotti nell’Unione europea vengano usate per il packaging di un prodotto.

L’imballaggio raramente viene riusato o smaltito correttamente; da queste analisi si calcola che ogni europeo produca 180 kg di rifiuti di imballaggio all’anno. Questo dato purtoppo è destinato ad aumentare nel caso in cui non venissero istituite nuove misure per rallentare la crescita o azzerarla.

 

Per questo la Commissione europea ha posto come obiettivo la riduzione di rifiuti da imballaggi del 15% entro il 2040.

 

Come cambiare rotta

Per raggiungere tale traguardo sono state presentate delle azioni che l’unione europea, i governi se non ogni singolo cittadino, potrebbero seguire.

Si parte dalla riduzione degli imballaggi, eliminando in principio quelli inutili, come i prodotti monouso di hotel, ristoranti e bar e quelli multipli per le lattine.

 

Un’altra mossa riguarda le aziende: dovranno garantire che una certa percentuale dei loro prodotti abbia packaging riciclabili o ricaricabili. In aggiunta si chiederebbero dei formati standard del pacco ed etichette riutilizzabili.

 

Saranno proposti dei criteri di progettazione dell’imballaggio e di restituzione di lattine e bottiglie di plastica; inoltre, verranno definiti in maniera chiara quali imballaggi sono compostabili.

 

Infine, sarà obbligatorio una percentuale di plastica riciclata all’interno della produzione, rendendo la plastica riciclata, un materiale prezioso.

 

L’aiuto economico

La Commissione è pronta a discutere questi temi con il Parlamento ed il Consiglio ma soprattutto è pronta a cambiare abitudini e a scombinare l’industria.

La revisione, tuttavia, creerebbe dei nuovi posti di lavoro, aiutando l’economia europea; anche solo il potenziamento del riutilizzo, ne garantirebbe 600.000 entro il 2030.

 

Per ridurre l’impatto ambientale in modo efficiente, necessitiamo di tante piccole azioni che partono dalle industrie e arrivano al singolo consumatore. A questo punto non resta che attendere la risposta e le conseguenti decisioni del Parlamento e del Consiglio europeo.

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pixie

Pixie e Trash Collec’Thor: l’innovazione contro l’inquinamento del mare.

By : Aldo |Novembre 13, 2022 |Acqua, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Pixie gira il Mediterraneo raccogliendo rifiuti dagli specchi d’acqua dei porti.
Trash Collec’Thor, è un dispositivo mangia plastica installato in porti o pontili galleggianti.

Ecco le nuove tecnologie per preservare le nostre acque.

 

“Un mare di idee per le nostre acque”

Questo è il nome della campagna nata nel 2019 grazie alla collaborazione tra Coop e LifeGate, uniti per mezzo dello stesso obiettivo: la sensibilizzazione.

Anche se già molto attivi nel campo della sostenibilità, entrambi volevano incrementare la loro influenza su cittadini e istituzioni sul tema della plastica nelle acque.

Che si tratti di acqua del mare, di laghi o fiumi, i due grandi nomi hanno creato una campagna piena di progetti utili per il nostro futuro.

Tra questi i famosi “Seabin” che 3 anni fa vennero pubblicizzati grazie al programma PlasticLess di LifeGate; ora in Italia ce ne sono 100 funzionanti.

pixie

Pixie

Il drone che pulisce gli specchi d’acqua porta il nome di una creatura fiabesca e forse non è un caso.

Con una velocità di 3 km/h, Pixie è libero di “esplorare” piccole aree di porti o laghi raccogliendo di tutto.
Vetro, plastica, metallo, organico, residui di olio e carburante galleggiante; può accumulare fino a 60 kg di rifiuti e 160 l di volume.
Il drone è facilitato da una videocamera con portata di 300 metri ed è telecomandato da una distanza di 500 m, con 6 ore di autonomia.
Inoltre, è possibile seguire i progressi della sua attività tramite una web app: questo “spazzino” può essere definito con certezza, unico nel suo genere.

É stato presentato a giugno (in Italia) in contemporanea mondiale con altri cinque Paesi (Francia, Grecia, Italia, Canada e Usa).

Un progetto simile si chiama “Waste shark”, perchè ricorda lo squalo balena, con le fauci aperte pronte ad acchiappare tutto.

 

trash collector

Trash Collec’Thor

Con rimandi al mondo del fantastico, anche questo Thor versione “pulizia dell’acqua” ci farà sognare.

Il dispositivo in questo caso si occupa di galleggianti quali bottiglie, sacchetti mozziconi e anche microplastiche fino a 3 mm di diametro.

Si installa nelle aree portuali, soprattutto nei tipici pontili galleggianti ed è sempre attivo, 7 giorni su 7.

La sua capienza tocca i 100 kg, superando di gran lunga i Seabin (capienza di 20kg); mentre lo smaltimento dei rifiuti è facilitato da una carrucola.

 

Il futuro insieme

I vari progetti della campagna registrano cifre che fanno sperare in un futuro migliore poiché i risultati analizzati fin ora sono più che positivi.

Dall’inizio del progetto fino a fine agosto 2022 sono state raccolte più di 39 tonnellate di rifiuti, il 70% dei quali è composto da plastiche.

Solo il 20% è massa organica umida contaminata, quindi legnetti, rami, alghe, foglie; il restante 10% è incontaminato.

 

Purtoppo bottiglie, imballaggi alimentari, polistirolo, bicchieri, tappi, cannucce, cucchiaini e mascherine, sono gli oggetti più frequenti e sono quasi tutti legati all’alimentazione.
Difatti la Coop, che è già in prima fila per imballaggi e spesa sostenibile, porta avanti il programma anche per rendere più consapevoli i propri clienti.

Dopo Genova e Venezia, Pixie, approda in Toscana, precisamente al Club Velico di Castiglione della Pescaia dove potrà essere osservato in azione.

Quale sarà la prossima tappa?

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Mai più scontri tra balene e navi: l’AI che salverà i grandi cetacei.

By : Aldo |Novembre 09, 2022 |Acqua, bastaplastica, cetacei, Emissioni, Home, mare, plasticfree |0 Comment
whale

Ogni anno più di 80 balene, muoiono a causa degli scontri con le navi nella West Coast.

Per mettere fine a questa “normalità”, il Benioff Ocean Initiative dell’Università della California, ha sviluppato un metodo di monitoraggio interattivo.

La situazione nei porti della California.

Come riportato 2 anni fa, i porti della California meridionale hanno in mano la maggior parte dei carichi oceanici di tutti gli USA.
La situazione però non è diversa nei canali del nord, dove insieme alle migliaia di navi container ci sono anche tante balene in via d’estinzione.

La pericolosità di questo fenomeno aumenta quotidianamente, tanto che lo scorso mese, nella Baia di San Francisco è morta una megattera peculiare.

Fran, la megattera famosa, grazie ai suoi 277 avvistamenti dal 2005, è morta a causa di un impatto con una nave.

 

Le cause

Per l’aumento della temperatura, le balene sono costrette a cercare cibo in zone per loro pericolose come i porti.

Purtoppo, loro non sanno che quella in cui si dirigono è una zona stracolma di navi da container che non rispettano i limiti di velocità.
Sì, in teoria le navi dovrebbero rallentare entrando nei porti, in pratica molti capitani non rispettano la regola e le conseguenze sono chiare a tutti.

 

Succede nei pressi di San Francisco e di Santa Barbara: ogni anno muoiono più di 80 balene per gli scontri con le navi.

Solo tra il 5% e il 17% delle carcasse viene recuperato, il resto affonda senza lasciare traccia, tra la noncuranza di marinai, capitani e lavoratori.

 

Whale Safe

Douglas McCauley, direttore del Benioff Ocean Initiative della University of California e la sua squadra hanno trovato una soluzione per proteggere le balene.
Whale Safe è un nuovo sistema di monitoraggio in funzione dal 2020 nella baia di San Francisco e dal 2021 nel canale Santa Barbara.
Il programma è basato sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle cosiddette boe intelligenti ideate da Mark Baumgartner.

Grazie al suo lavoro presso il Woods Hole Oceanographic Institution del Massachusetts, oggi è possibile monitorare gli individui e salvarli.


Il meccanismo

Le boe intelligenti sono collocate a 40 km dalla costa e sono connesse a microfoni che si trovano a 80m di profondità.

In questo modo, i microfoni captano il canto delle balene che solitamente si muovono tra i 400 e gli 800 metri di profondità.

 

Successivamente, le boe trasmettono i versi ad una centrale tramite satellite e grazie ad un database si stima l’area interessata dai “giganti marini”.

Questo sistema è affiancato dall’app Whale Alert, con la quale chiunque può segnalare un avvistamento in tempo reale.

Così, la centrale crea un indice di presenza sempre più preciso, con il quale informa le navi della possibile presenza di individui.

L’indice varia da un livello basso ad uno molto alto e sfortunatamente, ad oggi, sia a San Francisco che a Santa Barbara registrano un livello altissimo.

 

Oltre alle boe e all’app, Whale Safe ha pensato bene di creare delle pagelle per le navi, rendendo pubblici i dati sulla condotta di ognuna.  

Le pubblicazioni mettono chiunque al corrente dei comportamenti delle navi, quindi del loro atteggiamento rispetto la salvaguardia delle balene.

 

Per ora, il sistema sembra funzionare e con le pagelle le varie società commerciali non possono più nascondersi.

La salvaguardia delle balene in via d’estinzione è fondamentale per la biodiversità ed è importante che al giorno d’oggi si sfruttino le migliori tecnologie per questi progetti.

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gondolieri sub

I Gondolieri Sub: i volontari che puliscono i canali di Venezia.

By : Aldo |Novembre 02, 2022 |bastaplastica, Home, mare, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment
gondolieri sub

I gondolieri sono i veri padroni di Venezia; nessuno conosce i canali meglio di loro che li vivono 365 giorni l’anno.

Così è nata un’associazione per la pulizia dei canali per mezzo di volontari speciali, i gondolieri sub.

I Gondolieri Sub.

Potrebbe sembrare il nome di gruppo di supereroi e in parte potremmo dire che si tratta proprio di loro.

I Gondolieri Sub sono un gruppo di gondolieri che possiedono il brevetto da subacqueo e lo sfruttano per offrire un servizio speciale alla comunità.

L’iniziativa.

Il progetto è nato nel 2019, promosso dal comune di Venezia e dall’azienda che si occupa della pulizia della città, Veritas.

Quest’ultima ha messo ha disposizione dei battelli per la rimozione dei rifiuti speciali e per garantirne il giusto smaltimento.

Al loro fianco anche le pattuglie dei vigili urbani che controllano e bloccano il traffico dei canali interessati dalla pulizia.

Il “clean up” dei canali.

Il “clean up” dei canali i svolge nelle acque torbide dei canali pieni di rifiuti di ogni tipo.

I sommozzatori si aiutano con le torce e sono dotati anche di  videocamere per documentare l’attività a tutto tondo, sia dentro che fuori l’acqua.

Sui fondali è stato trovato qualsiasi tipo di rifiuto: scarti di cantiere, pezzi di arredamento, un’elica, molte bottiglie e tubi, telefoni, tv, sanitari.

I sub hanno trovato anche materiali di grandi dimensioni, come carretti e scale che possono diventare un pericolo per la navigazione.

Il retino in gondola.

Tra i vari rifiuti, la plastica ha primeggiato per quantità e frequenza ma questo non ha spaventato i subacquei, che hanno trovato subito un rimedio.
Infatti, alcuni gondolieri hanno allestito le proprie gondole con dei retini per raccogliere la plastica (principalmente quella in superficie) durante i loro tour.

Altri oggetti che tengono testa alla plastica sono i copertoni utilizzati come parabordi per le barche.

Le corde che li tengono si possono sciogliere, quindi, le ruote affondano senza riemergere, da qui la scelta di sostituirli con i galleggianti.

I risultati.

Il piano, inizialmente sperimentale, è oggi un progetto di collaborazione di 2 anni tra l’associazione e la giunta del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Si sono svolte circa 15 immersioni grazie alle quali i volontari hanno portato alla luce più di 9000 kg di rifiuti

L’attività ha riscosso un grande successo ed è diventata virale dopo l’ultima immersione (30 ottobre) con dei video girati dai passanti.

I 12 volontari del gruppo hanno già stabilito le prossime date, sono pronti a ripulire la città e a sensibilizzare i cittadini sul tema.

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Palline di caffè sostituiscono le tradizionali capsule; l’innovazione svizzera.

By : Aldo |Ottobre 28, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Sembra assurdo ma c’è una soluzione più sostenibile rispetto alle capsule di caffè in alluminio o compostabili.

La pallina di caffè.

CoffeeB. presenta la pallina di caffè come una sfera compatta pronta all’uso.

È ricoperta da un velo a base di alghe, inodore e insapore per evitare l’ossidazione del caffè e conservarne l’aroma.

E per sapere la tipologia del contenuto, ognuna riporta un’incisione sulla superficie. 

La stessa azienda ha anche creato le macchine adeguate alla nuova tecnologia, costituite interamente da materiali riciclati.

L’idea di Migros e la collaborazione con CoffeeB.

Migros, una delle maggiori aziende svizzere nella grande distribuzione, ha collaborato con CoffeeB per un caffè sostenibile al 100%.

L’impresa di caffè svizzera spiega nel suo sito, come la capsula del caffè nata in Svizzera nel 1976, fu una fantastica innovazione.

Peccato per l’impatto negativo sull’ambiente; 120 mila tonnellate di rifiuti sono prodotte ogni anno per il commercio delle varie capsule, comprese quelle sostenibili.

Di conseguenza, le due aziende svizzere si sono impegnate nella ricerca di una soluzione per limitare la produzione di ulteriori rifiuti in questo ambito.

 

Il concetto di sostenibilità.

Come riportato nella pubblicità, CoffeeB propone “la capsula migliore non è una capsula”.

Grazie a questa idea, l’azienda riesce ad azzerare i rifiuti legati al commercio di caffè che aumentano sempre di più col passare degli anni.

Infatti, le sfere sono raccolte in un cartone riciclabile senza ulteriori involucri eliminando alluminio, bustine e capsule di plastica (anche se biodegradabile).


L’impegno internazionale.

Migros ha curato anche l’aspetto della produzione del caffè, con un’attenta analisi sui vari step della catena per vendere un prodotto interamente sostenibile.

Le miscele derivano da coltivazioni sostenibili certificate Rainforest Alliance e Organic and Fairtrade.

Il sistema gode del 100% di compensazione di CO2.


Macchina e capsule sono in commercio in Svizzera e Francia, dalla prossima primavera approderanno in Germania, ma tante catene di altri Paesi sono interessate al prodotto.

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Ad Ostia il plogging si fa in spiaggia: Ostia Clean-Up in prima linea per l’ambiente.

By : Aldo |Ottobre 24, 2022 |bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Domenica 23 ottobre a Ostia si è tenuta la 40° tappa del primo giro d’Italia di Plogging, grazie all’organizzazione di Ostia Clean-Up.

Cos’è il plogging?

Il plogging è una nuova pratica che unisce lo sport e l’ambiente in modo da raccogliere i rifiuti mentre si svolge un’attività fisica all’aria aperta.

Per strada, in un parco o in spiaggia, il plogging è sempre utile e può rendere divertente anche la pulizia dell’ambiente che ci circonda.

L’idea del podista svedese

Nasce per conto di un podista svedese Erik Ahlström, che nel 2017 diffonde l’iniziativa sui suoi canali social, invitando la gente a seguire il suo esempio.

Il consiglio dell’atleta fu preso alla lettera tanto che il plogging iniziò ad essere diffuso velocemente diventando in alcuni casi una disciplina agonistica.

Il nome deriva dall’unione dell’inglese “running” (correre) e dello svedese “plocka upp” (raccogliere), una corsa con piccole pause per raccogliere i rifiuti.

Il Primo Giro d’Italia di Plogging

In ogni caso, ognuno è libero di praticarlo come vuole e proprio così prende piede il 1° Giro d’Italia di Plogging nel 2022.

Il tour organizzato a fine 2021 con l’obiettivo di avere almeno una tappa per regione ha superato di gran lunga le aspettative.

L’idea è stata accolta con grande successo, tanto da contare 46 tappe, partendo il 23 Gennaio da Pordenone e terminando il 27 novembre a Cagliari.

Nel Lazio il plogging si ferma in due tappe di cui una ad Ostia, dove l’organizzazione di volontariato Ostia Clean-Up ha promosso l’iniziativa in spiaggia.

Ostia Clean-Up 

L’odv di Ostia fondata a marzo 2019 è una realtà nuova, fresca, con un obiettivo importante.

Per questo, in occasione del plogging abbiamo intervistato due delle organizzatrici dell’evento, nonché tra le prime volontarie del gruppo.

“Come è nato il gruppo?”

Isabel: “Ostia Clean-Up è stata creata a Marzo del 2019 da Giordano Margaglio (uno dei fondatori) che successivamente ha ha ampliato il gruppo.
Dopo una “selezione” di persone, siamo diventati in poco tempo un’organizzazione volta al miglioramento del territorio e alla sensibilizzazione con idee e attività per tutti.”

Silvia: “Ovviamente la selezione non è stata casuale. Ognuno di noi ha espresso la volontà di cambiare la situazione ad Ostia, perchè mossi dall’amore per il nostro mare e tutto quello che lo concerne.
Oggi dopo 3 anni e mezzo, oltre ad essere un gruppo affiatato siamo anche un gruppo di amici di varie età e vite diverse.”

Esattamente cos’è un clean up?

Silvia: “Un clean up non è altro che una pulizia di un luogo, che viene svolto nel nostro caso da volontari.

Noi ci occupiamo maggiormente di spiagge ma abbiamo organizzato anche eventi al parco Clemente Riva, nella pineta di via Mar Rosso o in quella di Castel Fusano.

Isabel: “Ci teniamo a ribadire che non sostituiamo l’AMA; quindi, non facciamo pulizie su richiesta né su strade né sui marciapiedi, poiché di competenza del comune. Attualmente contiamo più di 8000 kg di rifiuti raccolti grazie all’aiuto di 1000 volontari; sono numeri grandi che speriamo aumentino (tranne quelli dei rifiuti ovviamente).

Come si svolge un vostro evento?

Silvia: “Pubblicizziamo l’evento nelle nostre pagine social per informare le persone, non ci sono liste per registrarsi, basta presentarsi nel punto d’incontro.
Una volta riuniti tutti i volontari, spieghiamo come differenziare i rifiuti e poi siamo attivi per più o meno 2 orette.
Dopodiché pesiamo i sacchi con l’immondizia per sapere quanto abbiamo raccolto e infine scattiamo una foto tutti insieme.

 

Fare la differenziata è importante, come la gestite in un evento come questo?

Isabel: “Dividiamo il vetro e la plastica, ricordando prima di iniziare la raccolta, che vanno prese solo bottiglie di plastica, lattine e polistirolo.
Tutto il resto lo consideriamo indifferenziato perchè essendo oggetti a volte consumati o degradati, non possiamo dire con certezza cosa sono e se sono riciclabili.

Silvia: “L’unico problema è lo smaltimento; siamo costretti a caricarci i sacchi, spesso molto pesanti, perchè non abbiamo aiuti di nessun tipo.
Dopo la pandemia non abbiamo più ricevuto risposte da chi prima ci supportava nello smaltimento da tempo siamo costretti a lasciare per terra i rifiuti speciali perchè non possiamo gettarli nei cassonetti, né abbiamo i mezzi per portarli all’isola ecologica.

Isabel: “Ci dispiace che ci sia poco interesse da parte delle istituzioni, ma continuiamo con la nostra attività; preferiamo agire invece di fermare il tutto.

Oltre ai clean up svolgete altre attività?

Silvia: “Oltre ai clean up organizziamo un evento chiamato Bibliot-eco, ovvero la prima biblioteca ecologica di Roma. Lo scopo è quello di incentivare la lettura attraverso il riciclo; infatti, con 5 bottiglie di plastica si può scegliere un libro dalle librerie.
Questa biblioteca è stata creata grazie alle donazioni di libri da parte di conoscenti e volontari, per questo abbiamo libri di ogni tipo.
Le bottiglie che raccogliamo sono usate durante i workshop nelle scuole.

Isabel: “Programmiamo anche giornate nelle scuole e nell’università, nelle quali parliamo delle soluzioni sostenibili per la vita quotidiana.
In questo modo  incentiviamo i ragazzi ad essere parte del cambiamento che serve al pianeta.
Presentarsi nelle scuole per noi è molto importante e siamo orgogliosi di poter partecipare alla formazione dei ragazzi, dalle elementari fino all’università.

 

Tornando all’evento principale, come è andato il vostro Plogging?

Silvia:  “È andato benissimo, forse meglio di quanto ci aspettassimo.
Hanno partecipato tra le 55 e le 65 persone, bambini, ragazzi e adulti tutti volenterosi e gasati per l’evento.
Abbiamo perfino avuto la fortuna di essere preceduti dal gruppo di percussionisti itineranti “Caracca” che sono riusciti ad attirare l’attenzione dei passanti al Pontile.

A causa del forte vento, il percorso è stato accorciato di qualche metro, portando comunque  a termine l’evento, nel miglior modo possibile.

Isabel: “In totale sono stati raccolti 65 kg di rifiuti di cui all’incirca 55 di indifferenziata, 5 di plastica e 5 di vetro. Siamo soddisfatti per l’esito dell’evento, c’erano più persone di quante ne avevamo previste anche con il tempo il vento contro.

É così che si presenta l’ODV.

Un gruppo di giovani tra i 20 e i 35 anni con il sogno comune di cambiare il proprio territorio.
Tra studio e lavoro, si impegnano per poter avere un futuro migliore e sensibilizzare i cittadini, per spiegare quanto sia importante il tema.

I ragazzi di Ostia Clean-Up sono su tutte le piattaforme social, disponibili per chiarire dubbi e dare ulteriori informazioni rispetto il loro volontariato.

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