Rifiuti

scale

SCALE produce biomattonelle composte interamente dalle squame dei pesci.

By : Aldo |Dicembre 27, 2022 |Arte sostenibile, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, Rifiuti |0 Comment

Col passare degli anni, le tecnologie avanzano e migliorano in qualsiasi campo.

Allo stesso modo nascono progetti che sfruttano queste tecnologie per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Squame

Erik de Laurens, product designer, è riuscito a creare un legame “sostenibile” tra mare e industria edile.

Infatti, l’azienda di cui è co-fondatore, SCALE, produce biomattonelle composte al 100% da squame di pesce. Sembra un’invenzione bizzarra, ma gli studi sempre più specifici e le innovazioni tecnologiche, hanno reso possibile questa magia.

 ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

L’idea nasce quando de Laurens, frequenta il Royal College of art di Londra e viene a conoscenza della crisi delle fabbriche edili. Quel declino avrebbe determinato un elevata quantità di rifiuti difficili da gestire e/o di materie prime inutilizzate.

Per queste ragioni, il designer si adoperò per introdurre nell’ingegneria dei materiali, l’idea di poterli produrre localmente e in modo sostenibile.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Come è fatto

Nasce quindi SCALITE, il materiale che compone le biomatonelle di SCALE, dopo un primo utilizzo per la creazione di occhiali, becher e un tavolo. Il prodotto è costituito completamente da squame di pesce, un’abbondante e rinnovabile risorsa della pesca e del settore dell’acquacultura.

 ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Le scaglie in generale sono composte di 2 fasi, quella minerale (idrossiapatite) e quella organica (collagene), con percentuali che variano a seconda della specie.

Nel caso di SCALE, vengono usate le squame di tilapia, una specie originaria dell’Africa centro-meridionale, molto consumata a livello alimentare e non solo.

Le mattonelle sono quindi composte da fogli compressi, formati grazie alla polvere derivata dalla lavorazione delle due fasi delle scaglie.  SCALITE è naturale al 100%, ma il nome rimanda proprio alle materie plastiche (non presenti nel prodotto) come la bachelite, l’ebanite o la galatite.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Rifiuti edili

Parlando dell’edilizia, è doveroso indicare l’impatto che ha sul nostro pianeta. È emerso che in Italia, circa la metà dei rifiuti prodotta in un anno deriva dall’industria edile; si tratta di 70 milioni di tonnellate.

La cifra è pari al 48,4% del totale dei rifiuti non pericolosi, rappresentando il settore più complesso da gestire in termini di riciclo.

 ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Ad oggi, creare nuovi materiali compatibili con l’ambiente e che contemporaneamente possano garantire un uso efficiente nell’edilizia, è una necessità.

 ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Come dimostrato da questa impresa, le risorse che possiamo impiegare per il futuro non vengono dallo spazio. Il segreto per poter ridurre la nostra impronta sul pianeta sta nello studio di quello che mangiamo, che usiamo e viviamo quotidianamente.

Read More
bioshopper

CNR-IPCB e Biorepack collaborano per svelare i falsi “bioshopper”.

By : Aldo |Dicembre 25, 2022 |Arte sostenibile, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

A quanto riportato da un’inchiesta, varie aziende e privati non hanno rispettato le leggi riguardo l’uso di sacchetti in plastica biodegradabile.
Una task force di ricercatori inizierà a breve una ricerca per porre fine a tale questione.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

La legge

A settembre è stato scoperto che in Italia 1 shopper su 4 non rispetta la legge in vigore in Italia.
Infatti dal 1° gennaio 2018, la normativa (sulla base della legge europea 2015/720) impone l’uso di sacchetti biodegradabili e compostabili.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Il decreto scaturì varie polemiche poiché le buste utilizzate per frutta, verdura e altri prodotti freschi, dovevano essere pagate come un prodotto qualunque.

Non fu chiaro subito lo scopo sostenibile della legge che venne approvata, ma in quanto tale è stata seguita da tutti… o quasi. 

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

L’inchiesta

Aziende e privati hanno scelto il cambiamento non solo per rispettare la legge ma anche per inquinare di meno. Il problema è che coloro che hanno modificato le loro forniture sono tanti ma non tutti, come conferma lo studio degli ultimi mesi.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

La Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nel ciclo rifiuti, ha confermato che il 25% delle buste vendute non sono biodegradabili.

Nello specifico sono stati individuati ancora in commercio sacchetti in plastica con diciture o certificazioni false. Si tratta di buste in plastica non compostabile o biodegradabile, vendute come tali. Un vero proprio schiaffo all’ambiente e alla salute dei consumatori.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

La ricerca

Proprio per tali ragioni, è stata avviata una ricerca per rintracciare questi sacchetti e determinarne il livello di illegalità.  Il Cnr-Ipcb di Catania e il consorzio Biorepack pronti per analizzare i polimeri presenti nelle buste selezionate, per bloccare queste attività illecite.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Il difetto di tali “bioshopper” è una concentrazione elevata di polietilene, un polimero molto economico ma non biodegradabile.

La ricercatrice Paola Rizzarelli dell’Cnr-Ipcb spiega;

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

“Lo standard europeo EN13432, fissa la percentuale tollerata del polietilene sotto l’1%. Percentuali maggiori potrebbero infatti compromettere la biodegradabilità e la compostabilità degli involucri”.

La ricerca seguirà due fasi di analisi, (quantitativa e qualitativa) per  stabilire la natura chimica del sacchetto e la quantità di polietilene presente.

In questo modo i ricercatori potranno risolvere una questione non indifferente, che minaccia sia la filiera delle bioplastiche che quella del compostaggio.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

A tal fine è stato scelto il CNR di Catania perchè è l’unico in Europa che ha sviluppato un metodo di intercettazione del polimero. Tanto è vero che da tempo, arrivano richieste di analisi da laboratori e privati dell’Unione Europea.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Senza dubbio i nostri ricercatori saranno in grado si svelare i nomi di chi crea ulteriori danni all’ambiente e alla salute dei consumatori italiani. Nel frattempo, aspettiamo l’inizio degli studi, che avverrà a gennaio 2023, mentre i risultati verranno pubblicati durante il corso dell’anno.

Read More
natale sostenibile

Natale sostenibile: come affrontare il caro prezzi senza rinunciare alla magia delle feste.

By : Aldo |Dicembre 22, 2022 |Arte sostenibile, Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mancano poche ore a Natale e qualche giorno a Capodanno, i prezzi sono alle stelle ma non si vuole rinunciare a nulla. La sostenibilità ci aiuterà anche in questo caso.

natale sostenibile

Regali

Il Natale è la festa più consumistica al giorno d’oggi e il simbolo di questa ricorrenza è senza dubbio il regalo. I dati della Coldiretti parlano chiaro: la crisi ha determinato un calo del 7% (rispetto al 2021) per quanto riguarda la spesa natalizia. Quest’ultima, infatti, ammonterà all’incirca a 177 euro a testa.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Tuttavia, il 31% degli italiani hanno cambiato il genere di regali, puntando molto più su idee originali e artigianali, tipiche dei mercatini di Natale. Questa scelta rientra tra le tante soluzioni sostenibili, che contemplano l’acquisto di prodotti locali, di qualità evitando la grande distribuzione.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Un’altra attenzione riguarda l’imballaggio, per il quale si può usare carta di altri regali o di giornale, garantendo una produzione minima di rifiuti.

Invece, se proprio non si può fare altrimenti dello shopping online, è preferibile scegliere i vestiti con cura per evitare la richiesta di un reso. Sicuramente anche una spedizione ecologica sarebbe meglio di quella tradizionale, per ridurre le emissioni.

Illuminazioni


Le luci di tutti i colori creano l’atmosfera tipica delle feste, ma quest’anno terrazzi e giardini potrebbero restare spenti a causa della crisi.

É stato calcolato che tutte le illuminazioni emettono 651 tonnellate di CO2 (pari alle emissioni di 6.000 automobili in un anno). In Italia, si tratta di una somma totale di 30 milioni di euro per l’intero periodo natalizio. La spesa per ogni famiglia sarà all’incirca di 1,70 euro in bolletta della luce, un euro in più rispetto al 2021.
‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   
Per evitare una bolletta salata, esistono le luci a LED che consumano fino all’80% in meno di quelle tradizionali. Meglio ancora i LED ad energia solare che sono più sicuri, consumano meno e hanno una durata superiore di ¼ rispetto alle altre.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Cibo

Secondo Assoutenti:

“Imbandire le tavole quest’anno costerà agli italiani 340 milioni di euro in più”

Il Codacons ha dimostrato che proprio pandori e panettoni, hanno visto aumenti dal 37% al 59%, forse i dati più significanti. Non sono di meno il burro (+41,7%), l’olio di semi (+52,3%), il sale (+49%) e il riso (+35,3%). Nonostante i prezzi alle stelle, sembra che il problema più grande resti quello del cibo sprecato.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Si, per quanto riportato dalle analisi tra Natale e Capodanno, in Italia, 440 mila tonnellate di cibo vengono buttate. Una cifra surreale che corrisponde ad una perdita di 50 euro per famiglia, secondo la campagna “Food We Want” dell’Unione europea, promossa dall’Istituto Oikos.

Teniamo a mente che 1 tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO2.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Per tutte queste ragioni, sarebbe opportuno pensare in modo sostenibile il menu di ogni “CENONE”, per evitare le perdite descritte sopra.  Partendo dalla spesa, è fondamentale scegliere prodotti locali e di stagione, in quantità giuste, preferendo prodotti sfusi (evitando quindi la plastica).

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

In cucina invece la regola è non buttare nulla, scegliendo ricette antispreco, conservando gli alimenti nel modo giusto. L’ultimo consiglio (e non per importanza), è quello di dividere il cibo e portarlo a casa dopo una serata tra amici o parenti.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

Per concludere

Il Natale è diventato con gli anni una festività più consumistica che religiosa, ma non per questo siamo legittimati a inquinare di più.

Quindi oltre alle soluzioni presentate, sarebbe notevole spostarsi senza macchina, visto il traffico automatico di queste giornate. Le illuminazioni a casa dovrebbero essere accese solo in determinati lassi di tempo, per poter risparmiare energia.  I regali possono essere oggetti, vestiti, libri di seconda mano.

‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎ ‎‏‏‎   

La sostenibilità permette all’uomo di risparmiare in tanti ambiti, con la garanzia di non inquinare ulteriormente il pianeta: ricordarlo anche a Natale è opportuno.

Read More
roma vetro

“Acqua di Roma” il progetto di Ama e CoReVe per ridurre la plastica.

By : Aldo |Dicembre 15, 2022 |Acqua, Arte sostenibile, bastaplastica, Consumi, Emissioni, Home, menorifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mercoledì 14 dicembre in Campidoglio, AMA e CoReVe hanno presentato la campagna “Acqua di Roma”

La campagna

La campagna attiva da giovedì 15 dicembre, ha due grandi missioni: la riduzione dei rifiuti e l’incentivo al consumo dell’acqua pubblica.

 

“L’acqua di Roma bevila nel vetro. Una buona abitudine che fa bene all’ambiente”.

 

Con tale iniziativa, si rivendica la qualità dell’acqua di Roma, sempre a nostra disposizione per mezzo di nasoni e fontane. Tuttavia, durante la conferenza è stata ricordata la siccità estiva e l’importanza di un consumo adeguato della risorsa più importante al mondo.

Per questo AMA e CoReVe hanno riproposto “l’acqua in vetro”: un’idea che riporta al passato pensando al futuro.

 

Il prodotto

La bottiglia, protagonista della campagna, è un mix di design, sostenibilità e praticità.

Il design vintage ci riporta indietro nel tempo, quando il latte veniva distribuito porta a porta. Cambia sicuramente il colore, in questo caso un verde… bottiglia, perchè composta da vetro riciclato.

La praticità invece, deriva dalla sua particolare leggerezza combinata ad una maggiore resistenza agli urti. La chicca è il collo largo, pensato per poterla lavare correttamente e riusare all’infinito anche per altre bevande o conserve.

 

La scelta del vetro

Gianni Scotti (Presidente di CoReVe) afferma che “Il vetro è principe della sostenibilità”, perchè può essere riciclato all’infinito riducendo le emissioni di CO2. Se non altro il suo riciclo diminuisce l’uso di materie prime vergini, un passo importante per un consumo efficiente delle risorse.

È senza dubbio un materiale sicuro per la conservazione degli alimenti e il mantenimento delle loro caratteristiche organolettiche.

Il settore della ristorazione è invece una certezza poiché comporta il 5% del suo riciclo, grazie alle aziende fornitrici che recuperano le bottiglie usate nei locali, settimanalmente.

Possiamo constatare anche il fatto che la bottiglia di vetro è un ottimo mezzo di marketing, usata come immagine pubblicitaria. In Italia, per esempio ogni azienda ha il suo produttore, proprio per rendere la bottiglia “iconica”.

Non a caso il Bel Paese è al terzo posto nella produzione di vetro, a livello mondiale.

 

L’investimento su Roma

Il progetto prevede la distribuzione di 100’000 bottiglie (donate da CoReVe) nel comune di Roma, partendo dai dipendenti comunali e municipali. Poi verranno rilasciate nei centri di raccolta, nelle biblioteche e nelle scuole per mezzo di lezioni di sensibilizzazione al tema.
Il pezzo è accompagnato da un sacchetto di carta riciclata, in cui sono riportati dati sul riciclo del vetro e lo slogan della campagna.

Con un investimento di 426’000 euro adibito al miglioramento della raccolta stradale del vetro, Roma aggiungerà 1200 campane alle 5000 già presenti.

Insomma, il vetro, usato in primo luogo dai Fenici, è un prodotto dalle mille risorse, ed è il perfetto rappresentante della sostenibilità. Attenzione però alla sua produzione e al suo trasporto: se questi ultimi hanno un impatto ambientale elevato, il vetro perde la sua qualità principale.

Read More
scarti vestiti

Scarti di frutta, funghi e alghe diventano vestiti. Le componenti per la moda sostenibile.

By : Aldo |Dicembre 08, 2022 |Arte sostenibile, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, Rifiuti |0 Comment
scarti vestiti

Anche se il fast fashion prende sempre più piede, tante imprese hanno deciso di dare una svolta sostenibile all’industria tessile.
Ed ecco che nascono i tessuti naturali o riciclati.

 

La soluzione green

Abbiamo parlato in precedenza del fast fashion e della sua poca sostenibilità.

Per poter ridurre l’impatto dell’industria tessile e soprattutto per far fronte all’incombenza del fast fashion, anche la moda ha trovato delle soluzioni green.
Ancora oggi le fibre sintetiche artificiali rappresentano il 60% di quelle utilizzate, mentre le naturali sono solo il 40%.

 

Fibre naturali, vegetali e derivati.

La prima soluzione sostenibile è la scelta di fibre naturali, che sono migliori anche per il contatto con la pelle e la durata.

  • Fibre alimentari: cocco, l’orange fiber, il piñatex (usa gli scarti di ananas), il reshi (fibre derivate da funghi che sostituiscono la pelle), la vinaccia
  • Fibre vegetali: modal (semi sintetica) derivata dalla polpa di faggio o il lyocell, dalla pasta di legno di eucalipto. O ancora ramia (da piante orticacee), le pale del fico d’india e i soliti cotone, lino, juta e canapa e bambù.

Altri tessuti invece sono prodotti da materie prime alle quali non avremmo mai pensato come alghe, ossi di seppia o la seta del ragno.

 

La tintura

Anche il processo che prevede il maggior consumo e inquinamento delle acque ha delle varianti sostenibili.

Con l’avanzamento della tecnologia, infatti, sono stati rinnovati i processi di tintura dei tessuti in modo da emettere meno CO2, usare ed inquinare meno acqua.

I colori, innanzitutto, possono essere totalmente vegetali: parliamo di reseda (giallo), curcuma, rabarbaro (beige), sambuco, guado (blu) e spirulina.

 

Allo stesso modo, oltre ad eliminare i coloranti sintetici e i metalli pesanti, si potrebbe evitare il mordente (composto per fissare il colore) molto inquinante.

Ovviamente vanno rivisti anche i processi di tintura per ridurre lo spreco di acqua e di emissioni.

C’è chi ha optato per un’alimentazione dei macchinari ad energia rinnovabile, chi preferisce riciclare la CO2, e chi usa la tecnica a secco.

 

Etichetta

Per essere sicuri al 100% che il prodotto sia sostenibile e sempre meglio consultare i siti delle aziende oppure direttamente l’etichetta. Tra quelle riconosciute troverete Global Organic Textile Standard (GOTS) per i prodotti biologici e Oeko-Tex per quelli ecologici.

 

Queste tecniche e produzioni attente all’ambiente, aumenteranno indubbiamente il prezzo degli abiti, rispecchiandone la qualità. Ma ricordiamo che esiste anche la moda di seconda mano, per spendere meno e acquistare capi in ottimo stato.


Il cambiamento è in mano ai consumatori: se tutti scegliessimo la sostenibilità, le aziende sarebbero costrette a rivedere le loro produzioni, attuando una vera e propria transizione.

Read More
pixie

Pixie e Trash Collec’Thor: l’innovazione contro l’inquinamento del mare.

By : Aldo |Novembre 13, 2022 |Acqua, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Pixie gira il Mediterraneo raccogliendo rifiuti dagli specchi d’acqua dei porti.
Trash Collec’Thor, è un dispositivo mangia plastica installato in porti o pontili galleggianti.

Ecco le nuove tecnologie per preservare le nostre acque.

 

“Un mare di idee per le nostre acque”

Questo è il nome della campagna nata nel 2019 grazie alla collaborazione tra Coop e LifeGate, uniti per mezzo dello stesso obiettivo: la sensibilizzazione.

Anche se già molto attivi nel campo della sostenibilità, entrambi volevano incrementare la loro influenza su cittadini e istituzioni sul tema della plastica nelle acque.

Che si tratti di acqua del mare, di laghi o fiumi, i due grandi nomi hanno creato una campagna piena di progetti utili per il nostro futuro.

Tra questi i famosi “Seabin” che 3 anni fa vennero pubblicizzati grazie al programma PlasticLess di LifeGate; ora in Italia ce ne sono 100 funzionanti.

pixie

Pixie

Il drone che pulisce gli specchi d’acqua porta il nome di una creatura fiabesca e forse non è un caso.

Con una velocità di 3 km/h, Pixie è libero di “esplorare” piccole aree di porti o laghi raccogliendo di tutto.
Vetro, plastica, metallo, organico, residui di olio e carburante galleggiante; può accumulare fino a 60 kg di rifiuti e 160 l di volume.
Il drone è facilitato da una videocamera con portata di 300 metri ed è telecomandato da una distanza di 500 m, con 6 ore di autonomia.
Inoltre, è possibile seguire i progressi della sua attività tramite una web app: questo “spazzino” può essere definito con certezza, unico nel suo genere.

É stato presentato a giugno (in Italia) in contemporanea mondiale con altri cinque Paesi (Francia, Grecia, Italia, Canada e Usa).

Un progetto simile si chiama “Waste shark”, perchè ricorda lo squalo balena, con le fauci aperte pronte ad acchiappare tutto.

 

trash collector

Trash Collec’Thor

Con rimandi al mondo del fantastico, anche questo Thor versione “pulizia dell’acqua” ci farà sognare.

Il dispositivo in questo caso si occupa di galleggianti quali bottiglie, sacchetti mozziconi e anche microplastiche fino a 3 mm di diametro.

Si installa nelle aree portuali, soprattutto nei tipici pontili galleggianti ed è sempre attivo, 7 giorni su 7.

La sua capienza tocca i 100 kg, superando di gran lunga i Seabin (capienza di 20kg); mentre lo smaltimento dei rifiuti è facilitato da una carrucola.

 

Il futuro insieme

I vari progetti della campagna registrano cifre che fanno sperare in un futuro migliore poiché i risultati analizzati fin ora sono più che positivi.

Dall’inizio del progetto fino a fine agosto 2022 sono state raccolte più di 39 tonnellate di rifiuti, il 70% dei quali è composto da plastiche.

Solo il 20% è massa organica umida contaminata, quindi legnetti, rami, alghe, foglie; il restante 10% è incontaminato.

 

Purtoppo bottiglie, imballaggi alimentari, polistirolo, bicchieri, tappi, cannucce, cucchiaini e mascherine, sono gli oggetti più frequenti e sono quasi tutti legati all’alimentazione.
Difatti la Coop, che è già in prima fila per imballaggi e spesa sostenibile, porta avanti il programma anche per rendere più consapevoli i propri clienti.

Dopo Genova e Venezia, Pixie, approda in Toscana, precisamente al Club Velico di Castiglione della Pescaia dove potrà essere osservato in azione.

Quale sarà la prossima tappa?

Read More

Takachar: dagli scarti al combustibile pulito.

By : Aldo |Novembre 03, 2022 |Efficienza energetica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, Rifiuti |0 Comment

L’azienda Takachar ha trovato una soluzione per ridurre l’inquinamento dovuto alla combustione di biomassa, vincitore di numerosi premi nel 2018

Takachar

L’impresa fondata nel 2015 da Kevin Kung e Vidyut Mohan ha un’unica missione: combattere il cambiamento climatico lavorando con la biomassa, la loro specialità.

 

Nello specifico hanno brevettato un macchinario alla portata di tutti gli agricoltori, per poter trasformare la biomassa in combustibile o fertilizzante, direttamente nei loro campi.

 

Questa innovazione consentirà agli agricoltori di ridurre l’inquinamento, perdere meno tempo e azzerare i costi per la produzione di fertilizzante.

Kevin Kung

Vidyut Mohan

Combustione di scarti agricoli.

Nei campi agricoli c’è ancora molto lavoro da fare per quanto riguarda le norme sulla sostenibilità e l’attenzione verso il capitale naturale.

Fusti di mais, lolla di riso, fieno, paglia vengono puntualmente bruciati per preparare il campo alla semina successiva, incrementando l’inquinamento atmosferico.

A causa di queste tecniche desuete (purtoppo quotidiane), ogni anno si perdono 120 miliardi di dollari in scarti agricoli e alberi.

Il macchinario

Il macchinario brevettato e certificato dal MIT è una vera e propria scoperta che funziona per mezzo di 3 componenti: biomassa, aria e calore.

 

Per prima cosa si brucia parte della biomassa per produrre il calore che scalderà il resto del contenuto rilasciando gas.

 

Successivamente si introduce dell’aria per alimentare la combustione dei gas e generare altro calore che faciliterà lo svolgimento e il continuo della reazione termochimica.

Rappresentazione del macchinario 

La svolta sostenibile.

La sostenibilità di questo dispositivo si riscontra su aspetti riconducibili a molteplici obiettivi dell’agenda 2030.

Obiettivo 12, Produzione e consumo responsabili: il macchinario elimina le risorse fossili per produrre combustibili e fertilizzanti. Inoltre, elimina più del 95% di fumo rispetto alla combustione tradizionale o quella indotta da incendi.

Obiettivo 13, Azione climatica: ridurrà le emissioni di CO2 pari a 700 milioni ton/anno entro il 2030.

Per di più, aumenta del 40% il guadagno netto delle comunità rurali, creando un mercato per gli scarti agricoli.

Nello specifico, il 90% di biomassa, viene trasformato in combustibile solido che varrà più del classico prodotto.

Si ridurranno i costi di due terzi, visto che gli agricoltori avranno il prodotto finito già nel loro campo evitando i trasporti di biomassa.
In questo modo sarà favorita una possibilità di guadagno per gli agricoltori che potranno rivendere il prodotto ottenuto o tenerlo per le proprie attività.

Tutto ciò è importante visto che nelle zone di campagna, soprattutto nei paesi poveri, la risorsa più utilizzata per la produzione di energia è ancora il combustibile fossile.

Con Takachar si intravede un cambiamento che potrebbe modificare le abitudini di molti per un futuro migliore.

Read More
gondolieri sub

I Gondolieri Sub: i volontari che puliscono i canali di Venezia.

By : Aldo |Novembre 02, 2022 |bastaplastica, Home, mare, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment
gondolieri sub

I gondolieri sono i veri padroni di Venezia; nessuno conosce i canali meglio di loro che li vivono 365 giorni l’anno.

Così è nata un’associazione per la pulizia dei canali per mezzo di volontari speciali, i gondolieri sub.

I Gondolieri Sub.

Potrebbe sembrare il nome di gruppo di supereroi e in parte potremmo dire che si tratta proprio di loro.

I Gondolieri Sub sono un gruppo di gondolieri che possiedono il brevetto da subacqueo e lo sfruttano per offrire un servizio speciale alla comunità.

L’iniziativa.

Il progetto è nato nel 2019, promosso dal comune di Venezia e dall’azienda che si occupa della pulizia della città, Veritas.

Quest’ultima ha messo ha disposizione dei battelli per la rimozione dei rifiuti speciali e per garantirne il giusto smaltimento.

Al loro fianco anche le pattuglie dei vigili urbani che controllano e bloccano il traffico dei canali interessati dalla pulizia.

Il “clean up” dei canali.

Il “clean up” dei canali i svolge nelle acque torbide dei canali pieni di rifiuti di ogni tipo.

I sommozzatori si aiutano con le torce e sono dotati anche di  videocamere per documentare l’attività a tutto tondo, sia dentro che fuori l’acqua.

Sui fondali è stato trovato qualsiasi tipo di rifiuto: scarti di cantiere, pezzi di arredamento, un’elica, molte bottiglie e tubi, telefoni, tv, sanitari.

I sub hanno trovato anche materiali di grandi dimensioni, come carretti e scale che possono diventare un pericolo per la navigazione.

Il retino in gondola.

Tra i vari rifiuti, la plastica ha primeggiato per quantità e frequenza ma questo non ha spaventato i subacquei, che hanno trovato subito un rimedio.
Infatti, alcuni gondolieri hanno allestito le proprie gondole con dei retini per raccogliere la plastica (principalmente quella in superficie) durante i loro tour.

Altri oggetti che tengono testa alla plastica sono i copertoni utilizzati come parabordi per le barche.

Le corde che li tengono si possono sciogliere, quindi, le ruote affondano senza riemergere, da qui la scelta di sostituirli con i galleggianti.

I risultati.

Il piano, inizialmente sperimentale, è oggi un progetto di collaborazione di 2 anni tra l’associazione e la giunta del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Si sono svolte circa 15 immersioni grazie alle quali i volontari hanno portato alla luce più di 9000 kg di rifiuti

L’attività ha riscosso un grande successo ed è diventata virale dopo l’ultima immersione (30 ottobre) con dei video girati dai passanti.

I 12 volontari del gruppo hanno già stabilito le prossime date, sono pronti a ripulire la città e a sensibilizzare i cittadini sul tema.

Read More

Palline di caffè sostituiscono le tradizionali capsule; l’innovazione svizzera.

By : Aldo |Ottobre 28, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Sembra assurdo ma c’è una soluzione più sostenibile rispetto alle capsule di caffè in alluminio o compostabili.

La pallina di caffè.

CoffeeB. presenta la pallina di caffè come una sfera compatta pronta all’uso.

È ricoperta da un velo a base di alghe, inodore e insapore per evitare l’ossidazione del caffè e conservarne l’aroma.

E per sapere la tipologia del contenuto, ognuna riporta un’incisione sulla superficie. 

La stessa azienda ha anche creato le macchine adeguate alla nuova tecnologia, costituite interamente da materiali riciclati.

L’idea di Migros e la collaborazione con CoffeeB.

Migros, una delle maggiori aziende svizzere nella grande distribuzione, ha collaborato con CoffeeB per un caffè sostenibile al 100%.

L’impresa di caffè svizzera spiega nel suo sito, come la capsula del caffè nata in Svizzera nel 1976, fu una fantastica innovazione.

Peccato per l’impatto negativo sull’ambiente; 120 mila tonnellate di rifiuti sono prodotte ogni anno per il commercio delle varie capsule, comprese quelle sostenibili.

Di conseguenza, le due aziende svizzere si sono impegnate nella ricerca di una soluzione per limitare la produzione di ulteriori rifiuti in questo ambito.

 

Il concetto di sostenibilità.

Come riportato nella pubblicità, CoffeeB propone “la capsula migliore non è una capsula”.

Grazie a questa idea, l’azienda riesce ad azzerare i rifiuti legati al commercio di caffè che aumentano sempre di più col passare degli anni.

Infatti, le sfere sono raccolte in un cartone riciclabile senza ulteriori involucri eliminando alluminio, bustine e capsule di plastica (anche se biodegradabile).


L’impegno internazionale.

Migros ha curato anche l’aspetto della produzione del caffè, con un’attenta analisi sui vari step della catena per vendere un prodotto interamente sostenibile.

Le miscele derivano da coltivazioni sostenibili certificate Rainforest Alliance e Organic and Fairtrade.

Il sistema gode del 100% di compensazione di CO2.


Macchina e capsule sono in commercio in Svizzera e Francia, dalla prossima primavera approderanno in Germania, ma tante catene di altri Paesi sono interessate al prodotto.

Read More

La Spagna contro gli sprechi alimentari: dal 2023 doggy bag obbligatorie e altre iniziative

By : Aldo |Ottobre 26, 2022 |Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, Rifiuti |0 Comment

La Spagna pone fine agli sprechi alimentari con la nuova legge che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023.

I dati alla base della legge.

La legge proposta dal ministro spagnolo dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione Luis Planas, si basa su accurate analisi in materia di sprechi alimentari del paese iberico.

Nel 2020 gli spagnoli hanno sprecato 1430 tonnellate di cibo (31 kg a persona), ma non sono gli unici colpevoli. 

Infatti, il 20% delle perdite derivano dalle catene di produzione e il 40% degli sprechi si verificano tra la vendita e l’uso domestico.

Differenza tra perdita e spreco alimentare.

É importante ricordare la differenza tra questi due termini perchè indicano due situazioni diverse.

La perdita alimentare si verifica nei processi che precedono l’entrata nel circuito di commercializzazione.

Lo spreco alimentare invece, avviene nei negozi, nei ristoranti e nelle case, quindi tutto quello che viene perso dopo l’entrata in commercio.

Inestetismi del cibo

Supermercati e negozi alimentari dovranno creare linee di vendita per prodotti “Brutti, imperfetti o poco attraenti” per ridurre le perdite causate da inestetismi del cibo.

Così si sensibilizza il pubblico al consumo di prodotti meno “belli” che solitamente sono più naturali di altri, perchè privi di pesticidi o composti chimici.

Il governo quindi punta tutto sul concetto di prodotti stagionali, locali e biologici per diminuire perdite e sprechi.

Donazioni, doggy bag e marmellate

Per le industrie dovranno istituire collaborazioni con organizzazioni di quartiere e banchi alimentari così da aiutare le persone in difficoltà evitando ulteriori sprechi.

Invece, i ristoranti dovranno avere tutto l’occorrente per le “Doggy-bag” e permettere ai clienti di portare a casa quello che non hanno mangiato.

Tuttavia, sarebbe opportuno che la richiesta del contenitore partisse dal ristoratore e il personale.

Le medie e le grandi imprese dovranno trasformare la frutta invendibile in succhi e marmellate per esempio (esclusi i negozi più piccoli di 1300 m2).

Sanzioni

Nel caso in cui manchi un piano di prevenzione, si ricorre ad una multa che va dai 2 mila ai 60 mila euro.

La sanzione può arrivare anche ai 500 mila euro in caso di recidiva.

Funzionerà?

Molti si chiedono se le istituzioni porteranno a termine questo intricato compito visto che non possono controllare tutti gli step della produzione.
Non si può controllare ogni singola attività né ogni ristorante, ci sono dubbi anche sul controllo della trasformazione degli alimenti in altri prodotti.

Un fatto altrettanto fondamentale da tenere a mente è l’impossibilità di azzerare lo spreco alimentare.
Senza dubbio possiamo compostare alcuni scarti o riutilizzarli in cucina, ma non mangiamo ossa e spine degli animali o i semi della frutta, quindi li buttiamo.

Per ora bisognerà aspettare il 2023 e dal momento in cui la legge funzionasse, l’Italia potrebbe prendere spunto per proporre una legge simile.

Read More