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Encubator: premia 7 startup e la loro innovazione contro la crisi climatica.

By : Aldo |Gennaio 18, 2023 |bastaplastica, Emissioni, Home, i nostri figli andranno ad energia solare, menorifiuti |0 Comment

La crisi climatica si può affrontare in molteplici modi e per questa ragione c’è chi ha scelto di usare l’innovazione tecnologica.

Encubator

Encubator è un progetto volto alla realizzazione di una società più sostenibile, nel minor tempo possibile.
La sua missione è quella di far fronte al cambiamento climatico con l’innovazione tecnologica, in cui gli esperti dell’iniziativa ripongono una grande fiducia.
Il piano prevede quindi la premiazione di team che propongono nuove soluzioni per accelerare la transizione energetica e non solo.
Si parla anche dello sviluppo di programmi in grado di cambiare e migliorare le città dal punto di vista sostenibile.

         

Il programma

Il piano nasce dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, PoliHub e Politecnico di Milano ed è rivolto alle imprese giovanili.
Si tratta di startup, team di ricerca e realtà universitarie che presentano idee e soluzioni nell’ambito del “climate tech”. Tale settore comprende una lista completa di tutti quelli che sono i cambiamenti necessari per questa importante transizione.

         

Tra i tanti la produzione, distribuzione e la gestione energetica, le smart cities, l’agricoltura, l’economia circolare e lo smart tourism.

Il progetto è rivolto a team italiani, europei ed internazionali con un piano caratterizzato da un grado medio di maturità tecnologica (TRL).  Maggiore attenzione sarà data ovviamente ai programmi brevettabili o in corso di brevettazione.

         

Nella prima edizione sono stati esaminati 220 progetti, di cui 168 considerati compatibili; una successiva scrematura ha poi decretato i 15 possibili finalisti.
La giuria che ha portato avanti la selezione, si compone di un gruppo di esperti, imprenditori, istituti di ricerca e banche.

Le startup vincitrici

Tra le 7 imprese vincitrici non ci sono solo realtà italiane e si spazia da un settore all’altro con grande sorpresa.
La vincitrice assoluta è AraBat, impresa pugliese che estrae metalli preziosi dalle batterie a litio per mezzo di arance. Segue la svizzera Gaia Turbine, con una microturbina idroelettrica, per deflussi minimi con efficienza maggiore del 90%.

         

In ambito alimentare, l’emiliana Kinsect, con la produzione di farine di insetti da usare negli allevamenti.
Nel settore edilizio romano, abbiamo Reco2 che presenta dei nuovi sampietrini sostenibili; simile è la lombarda ReHouseit, per un cemento con un impatto ambientale minimo.

Infine troviamo altre 2 realtà lombarde: Volta Structural Energy, che sviluppa nuove batterie aerospaziali e H2go Technology, nel campo della transizione energetica.

         

Il premio

La Camera di commercio e gli altri gruppi, hanno stanziato complessivamente 280 mila euro per il programma.
Tra i 15 finalisti, solo 7 riceveranno un finanziamento di 40 mila euro da investire in 2 ambiti diversi. 25 mila nello sviluppo del proprio progetto, mentre 15 mila per usufruire del programma di accelerazione, gestito proprio da PoliHub, per 4 mesi.
Tale divisione è stata pensata di modo che le startup potessero crescere con una struttura solida anche a livello di business.
Nel premio, è compreso un network di aziende, mentor e investitori del mondo imprenditoriale, dell’energia e dell’economia circolare, con i quali confrontarsi nel Demo Day.

         

Encubator, non ha semplicemente realizzato il sogno di qualche gruppo di giovani, ha fatto molto di più.

Con il progetto e i finanziamenti che offre, può creare nuovi posti di lavoro e creare nuove idee.
Tuttavia, il programma fa sì che il mondo possa accogliere queste tecnologie ed usarle in modo efficiente, per una grande causa al giorno d’oggi.

         

Se si pensa che solo con la prima edizione sono spiccate 7 imprese di giovani, possiamo solo augurarci che nascano tanti altri progetti come questo.

Per il pianeta, i giovani e per il futuro, il loro.

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roma vetro

“Acqua di Roma” il progetto di Ama e CoReVe per ridurre la plastica.

By : Aldo |Dicembre 15, 2022 |Acqua, Arte sostenibile, bastaplastica, Consumi, Emissioni, Home, menorifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mercoledì 14 dicembre in Campidoglio, AMA e CoReVe hanno presentato la campagna “Acqua di Roma”

La campagna

La campagna attiva da giovedì 15 dicembre, ha due grandi missioni: la riduzione dei rifiuti e l’incentivo al consumo dell’acqua pubblica.

 

“L’acqua di Roma bevila nel vetro. Una buona abitudine che fa bene all’ambiente”.

 

Con tale iniziativa, si rivendica la qualità dell’acqua di Roma, sempre a nostra disposizione per mezzo di nasoni e fontane. Tuttavia, durante la conferenza è stata ricordata la siccità estiva e l’importanza di un consumo adeguato della risorsa più importante al mondo.

Per questo AMA e CoReVe hanno riproposto “l’acqua in vetro”: un’idea che riporta al passato pensando al futuro.

 

Il prodotto

La bottiglia, protagonista della campagna, è un mix di design, sostenibilità e praticità.

Il design vintage ci riporta indietro nel tempo, quando il latte veniva distribuito porta a porta. Cambia sicuramente il colore, in questo caso un verde… bottiglia, perchè composta da vetro riciclato.

La praticità invece, deriva dalla sua particolare leggerezza combinata ad una maggiore resistenza agli urti. La chicca è il collo largo, pensato per poterla lavare correttamente e riusare all’infinito anche per altre bevande o conserve.

 

La scelta del vetro

Gianni Scotti (Presidente di CoReVe) afferma che “Il vetro è principe della sostenibilità”, perchè può essere riciclato all’infinito riducendo le emissioni di CO2. Se non altro il suo riciclo diminuisce l’uso di materie prime vergini, un passo importante per un consumo efficiente delle risorse.

È senza dubbio un materiale sicuro per la conservazione degli alimenti e il mantenimento delle loro caratteristiche organolettiche.

Il settore della ristorazione è invece una certezza poiché comporta il 5% del suo riciclo, grazie alle aziende fornitrici che recuperano le bottiglie usate nei locali, settimanalmente.

Possiamo constatare anche il fatto che la bottiglia di vetro è un ottimo mezzo di marketing, usata come immagine pubblicitaria. In Italia, per esempio ogni azienda ha il suo produttore, proprio per rendere la bottiglia “iconica”.

Non a caso il Bel Paese è al terzo posto nella produzione di vetro, a livello mondiale.

 

L’investimento su Roma

Il progetto prevede la distribuzione di 100’000 bottiglie (donate da CoReVe) nel comune di Roma, partendo dai dipendenti comunali e municipali. Poi verranno rilasciate nei centri di raccolta, nelle biblioteche e nelle scuole per mezzo di lezioni di sensibilizzazione al tema.
Il pezzo è accompagnato da un sacchetto di carta riciclata, in cui sono riportati dati sul riciclo del vetro e lo slogan della campagna.

Con un investimento di 426’000 euro adibito al miglioramento della raccolta stradale del vetro, Roma aggiungerà 1200 campane alle 5000 già presenti.

Insomma, il vetro, usato in primo luogo dai Fenici, è un prodotto dalle mille risorse, ed è il perfetto rappresentante della sostenibilità. Attenzione però alla sua produzione e al suo trasporto: se questi ultimi hanno un impatto ambientale elevato, il vetro perde la sua qualità principale.

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La Commissione europea chiede una revisione della legge sugli imballaggi monouso.

By : Aldo |Dicembre 01, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree |0 Comment

Ogni giorno vengono prodotti imballaggi che vengono utilizzati per qualche ora e poi vengono gettati senza neanche essere differenziati.

Per questo la Commissione europea ha intenzione di rivedere la legislazione attuale.

 

La proposta

Il commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius, introduce la proposta aiutandosi con un esempio semplice ma reale per tutti:

 

“È capitato a tutti di ricevere prodotti ordinati online in scatole troppo grandi, così come di chiedersi come separare i rifiuti da riciclare, cosa fare con un sacchetto biodegradabile o se tutti questi imballaggi saranno riutilizzati o perlomeno trasformati in nuovi materiali con un certo valore”.

Infatti, l’idea è quella di contrastare l’aumento dei rifiuti di imballaggi, stimato tra il 19% il 46% entro il 2030, per mezzo di varie azioni.

Anche Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, condivide l’idea “per un futuro senza inquinamento”.

 

Gli imballaggi in numeri

Il primo problema riguarda l’uso di materiale vergine. Si stima che il 40% di plastica e il 50% di carta prodotti nell’Unione europea vengano usate per il packaging di un prodotto.

L’imballaggio raramente viene riusato o smaltito correttamente; da queste analisi si calcola che ogni europeo produca 180 kg di rifiuti di imballaggio all’anno. Questo dato purtoppo è destinato ad aumentare nel caso in cui non venissero istituite nuove misure per rallentare la crescita o azzerarla.

 

Per questo la Commissione europea ha posto come obiettivo la riduzione di rifiuti da imballaggi del 15% entro il 2040.

 

Come cambiare rotta

Per raggiungere tale traguardo sono state presentate delle azioni che l’unione europea, i governi se non ogni singolo cittadino, potrebbero seguire.

Si parte dalla riduzione degli imballaggi, eliminando in principio quelli inutili, come i prodotti monouso di hotel, ristoranti e bar e quelli multipli per le lattine.

 

Un’altra mossa riguarda le aziende: dovranno garantire che una certa percentuale dei loro prodotti abbia packaging riciclabili o ricaricabili. In aggiunta si chiederebbero dei formati standard del pacco ed etichette riutilizzabili.

 

Saranno proposti dei criteri di progettazione dell’imballaggio e di restituzione di lattine e bottiglie di plastica; inoltre, verranno definiti in maniera chiara quali imballaggi sono compostabili.

 

Infine, sarà obbligatorio una percentuale di plastica riciclata all’interno della produzione, rendendo la plastica riciclata, un materiale prezioso.

 

L’aiuto economico

La Commissione è pronta a discutere questi temi con il Parlamento ed il Consiglio ma soprattutto è pronta a cambiare abitudini e a scombinare l’industria.

La revisione, tuttavia, creerebbe dei nuovi posti di lavoro, aiutando l’economia europea; anche solo il potenziamento del riutilizzo, ne garantirebbe 600.000 entro il 2030.

 

Per ridurre l’impatto ambientale in modo efficiente, necessitiamo di tante piccole azioni che partono dalle industrie e arrivano al singolo consumatore. A questo punto non resta che attendere la risposta e le conseguenti decisioni del Parlamento e del Consiglio europeo.

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8 miliardi

Siamo ufficialmente 8 miliardi di persone: cosa ci riserva il futuro?

By : Aldo |Novembre 16, 2022 |bastaplastica, Emissioni, energia, Home |0 Comment
8 miliardi

Martedì 15 novembre 2022: la Terra è ufficialmente popolata da 8 miliardi di persone.

Quali sfide affronteremo e quali situazioni dobbiamo cambiare il prima possibile?

 

Verso gli 8 miliardi

Secondo le stime, nell’anno 1000, la Terra ospitava 400 milioni di persone, che aumentarono fino all’arrivo della peste nera.

Nel 1346 infatti si verificò l’ultimo sostanziale decremento dell’umanità, che venne seguito da una forte ripresa supportata dalla scoperta dell’America e delle sue risorse.

Le nuove rivelazioni e la rivoluzione industriale cambiarono tutto: le nuove tecnologie miglioravano quotidianamente la qualità della vita e la sua durata.

 

Quel processo ancora in atto, ha permesso una crescita esponenziale, soprattutto tra il 1900 e il 2000, periodo in cui siamo passati da 1 a 6 miliardi in mille anni.

 

Oggi

Ad oggi tocchiamo gli 8 miliardi.

Una cifra grande, forse troppo per un pianeta che chiede aiuto, da tempo, a una specie che lo ascolta con poca attenzione.

Anche se ci troviamo nello stesso pianeta, nella nostra popolazione c’è un grande divario sociale, economico e sanitario, che deve essere ridotto. 

 

Da una parte ci sono le grandi nazioni, super sviluppate e ricche, hanno un’aspettativa di vita più lunga di 30 anni rispetto agli altri.

Dall’altra, Paesi poveri in cui fame, malattie, guerre e cambiamenti climatici rendono la vita sempre più difficile.

 

Per eliminare o almeno ridurre tale differenza, dovremmo affrontare insieme le grandi “sfide” per il bene di tutti.

 

L’alimentazione

L’alimentazione è uno dei protagonisti del divario.

 

Da alcune analisi è emerso che ogni anno produciamo cibo per 12 miliardi di persone, che non viene consumato equamente.

Infatti 1,3 miliardi di tonnellate, vengono sprecate ogni anno dai grandi Stati che contano il 13% degli adulti in sovrappeso.
Mentre, 800 milioni di individui soffrono la fame ogni anno.

 

Secondo la Coldiretti, dopo la pandemia e l’inizio di una nuova guerra, possiamo intraprendere una sola strada.

L’autonomia alimentare, per tutti, per assicurare cibo senza speculazioni o distorsioni commerciali ed evitare situazioni come quella che stiamo vivendo oggi. 

 

Cambiamenti climatici

È anche vero che le azioni di pochi possono cambiare la vita di molti.
Al momento i Paesi d’Occidente sono i principali responsabili del riscaldamento globale per mezzo delle loro abitudini.

I Paesi poveri (spesso dell’emisfero australe) chiedono aiuto perchè gli effetti delle nostre azioni li colpiscono ogni giorno.

 

Anche in questo caso, un’azione congiunta da parte dei più agiati, potrebbe risanare le condizioni di vita estremamente difficili di milioni di persone.

Proprio per questo, alla COP27, verranno fissati nuovi obiettivi da raggiungere per rendere sostenibile la nostra massiccia presenza su questo pianeta.

In conclusione

Le risorse necessarie per la nostra sopravvivenza ci sono, sono disponibili nel nostro Pianeta, ma devono essere distribuite con altri criteri.

Una migliore ripartizione, basata anche su nuovi accordi internazionali, potrebbe risolvere tante battaglie che sono in atto al giorno d’oggi.

Purtoppo fame e cambiamenti climatici colpiscono maggiormente chi è in possesso di poco o niente e perciò bisogna modificare la direzione dei nostri obiettivi.

 

Al mondo serve una nuova visione d’insieme per permettere una vita degna di questo nome a più gente possibile, se non all’intera popolazione. E per tale sfida, necessitiamo di una collaborazione tra tutti, in ogni settore, guardando oltre i nostri orizzonti.

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Mai più scontri tra balene e navi: l’AI che salverà i grandi cetacei.

By : Aldo |Novembre 09, 2022 |Acqua, bastaplastica, cetacei, Emissioni, Home, mare, plasticfree |0 Comment
whale

Ogni anno più di 80 balene, muoiono a causa degli scontri con le navi nella West Coast.

Per mettere fine a questa “normalità”, il Benioff Ocean Initiative dell’Università della California, ha sviluppato un metodo di monitoraggio interattivo.

La situazione nei porti della California.

Come riportato 2 anni fa, i porti della California meridionale hanno in mano la maggior parte dei carichi oceanici di tutti gli USA.
La situazione però non è diversa nei canali del nord, dove insieme alle migliaia di navi container ci sono anche tante balene in via d’estinzione.

La pericolosità di questo fenomeno aumenta quotidianamente, tanto che lo scorso mese, nella Baia di San Francisco è morta una megattera peculiare.

Fran, la megattera famosa, grazie ai suoi 277 avvistamenti dal 2005, è morta a causa di un impatto con una nave.

 

Le cause

Per l’aumento della temperatura, le balene sono costrette a cercare cibo in zone per loro pericolose come i porti.

Purtoppo, loro non sanno che quella in cui si dirigono è una zona stracolma di navi da container che non rispettano i limiti di velocità.
Sì, in teoria le navi dovrebbero rallentare entrando nei porti, in pratica molti capitani non rispettano la regola e le conseguenze sono chiare a tutti.

 

Succede nei pressi di San Francisco e di Santa Barbara: ogni anno muoiono più di 80 balene per gli scontri con le navi.

Solo tra il 5% e il 17% delle carcasse viene recuperato, il resto affonda senza lasciare traccia, tra la noncuranza di marinai, capitani e lavoratori.

 

Whale Safe

Douglas McCauley, direttore del Benioff Ocean Initiative della University of California e la sua squadra hanno trovato una soluzione per proteggere le balene.
Whale Safe è un nuovo sistema di monitoraggio in funzione dal 2020 nella baia di San Francisco e dal 2021 nel canale Santa Barbara.
Il programma è basato sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle cosiddette boe intelligenti ideate da Mark Baumgartner.

Grazie al suo lavoro presso il Woods Hole Oceanographic Institution del Massachusetts, oggi è possibile monitorare gli individui e salvarli.


Il meccanismo

Le boe intelligenti sono collocate a 40 km dalla costa e sono connesse a microfoni che si trovano a 80m di profondità.

In questo modo, i microfoni captano il canto delle balene che solitamente si muovono tra i 400 e gli 800 metri di profondità.

 

Successivamente, le boe trasmettono i versi ad una centrale tramite satellite e grazie ad un database si stima l’area interessata dai “giganti marini”.

Questo sistema è affiancato dall’app Whale Alert, con la quale chiunque può segnalare un avvistamento in tempo reale.

Così, la centrale crea un indice di presenza sempre più preciso, con il quale informa le navi della possibile presenza di individui.

L’indice varia da un livello basso ad uno molto alto e sfortunatamente, ad oggi, sia a San Francisco che a Santa Barbara registrano un livello altissimo.

 

Oltre alle boe e all’app, Whale Safe ha pensato bene di creare delle pagelle per le navi, rendendo pubblici i dati sulla condotta di ognuna.  

Le pubblicazioni mettono chiunque al corrente dei comportamenti delle navi, quindi del loro atteggiamento rispetto la salvaguardia delle balene.

 

Per ora, il sistema sembra funzionare e con le pagelle le varie società commerciali non possono più nascondersi.

La salvaguardia delle balene in via d’estinzione è fondamentale per la biodiversità ed è importante che al giorno d’oggi si sfruttino le migliori tecnologie per questi progetti.

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Le megalopoli asiatiche sprofondano: la subsidenza delle zone costiere aumenta pericolosamente.

By : Aldo |Novembre 07, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menoacqua |0 Comment
megalopoli asiatiche

Molte delle megalopoli asiatiche costiere, stanno sprofondando sotto il loro stesso peso con velocità mai viste prima.

Le città e i suoi abitanti rischiano cambiamenti disastrosi e per questo servono soluzioni pratiche nel minor tempo possibile.

Le cause.

La ricerca svolta dalla Nanyang Technological University (NTU) di Singapore spiega come l’uomo sia il vero colpevole di questo sprofondamento.

Le analisi dimostrano che le megalopoli sulla costa hanno un peso notevole, che ha innescato un processo di subsidenza molto veloce, della litosfera.

Tutto ciò è accentuato dai bisogni dei milioni di cittadini che vivono l’area, come quello di procurare l’acqua potabile.

Attingere alle falde acquifere era fondamentale vista la rapida urbanizzazione; peccato che con un’opera necessaria come questa il terreno si sia indebolito e abbia ceduto.

Esempi

Lo studio, sviluppato su 48 megalopoli asiatiche costiere, ha riportato il livello di pericolo a cui è sottoposta, ciascuna delle città.

Quasi tutte affondano ad una velocità di 16,2 mm l’anno e alcune toccano anche i 20 mm.

Sono città sovrappopolate come Ho Chi Minh City (detta Saigon- Vietnam), che ospita 8,993 milioni di abitanti, Chittagong (Bangladesh) con 8,44 milioni di cittadini.

E poi ancora Ahmedabad (India), Giacarta (Indonesia) e Yangon (Myanmar) che contano rispettivamente 3, 11 e 5 milioni di abitanti.

 

L’innalzamento del livello del mare.

È ormai chiaro che l’innalzamento del livello del mare è uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici.

Ed è anche risaputo, che sia tutto in mano all’uomo: l’aumento delle alterazioni ma anche la ricerca di soluzioni a tali problemi.

In questo caso, milioni di cittadini dovranno sommare al primo grande problema, l’aumento del livello del mare che potrebbe invadere completamente le loro case.

Questo si verificherà perchè in tantissime zone costiere del mondo, l’uomo ha costruito palazzi e grattaceli, se non megalopoli a ridosso del mare.

Il processo erosivo del moto ondoso determina la fragilità dell’ambiente costiero; non è novità, è un processo naturale che avviene con o senza popolazioni umane.

Futuro.

Secondo il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, più di 1 miliardo di persone sarà a rischio nell’arco di 30 anni.
Gli scienziati hanno quindi allarmato in particolare queste megalopoli, proprio perchè la loro urbanizzazione veloce e massiccia, potrebbe creare grandi danni anche prima del previsto.

Come affermato dagli scienziati, non è il mare la causa principale dello sprofondamento, ma l’uomo e le sue attività.

Bisogna ricordare che il mare non è contro l’umanità ma segue solo il suo percorso, quindi qualsiasi danno alle popolazioni, dipende solo dalle azioni dell’uomo.

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gondolieri sub

I Gondolieri Sub: i volontari che puliscono i canali di Venezia.

By : Aldo |Novembre 02, 2022 |bastaplastica, Home, mare, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment
gondolieri sub

I gondolieri sono i veri padroni di Venezia; nessuno conosce i canali meglio di loro che li vivono 365 giorni l’anno.

Così è nata un’associazione per la pulizia dei canali per mezzo di volontari speciali, i gondolieri sub.

I Gondolieri Sub.

Potrebbe sembrare il nome di gruppo di supereroi e in parte potremmo dire che si tratta proprio di loro.

I Gondolieri Sub sono un gruppo di gondolieri che possiedono il brevetto da subacqueo e lo sfruttano per offrire un servizio speciale alla comunità.

L’iniziativa.

Il progetto è nato nel 2019, promosso dal comune di Venezia e dall’azienda che si occupa della pulizia della città, Veritas.

Quest’ultima ha messo ha disposizione dei battelli per la rimozione dei rifiuti speciali e per garantirne il giusto smaltimento.

Al loro fianco anche le pattuglie dei vigili urbani che controllano e bloccano il traffico dei canali interessati dalla pulizia.

Il “clean up” dei canali.

Il “clean up” dei canali i svolge nelle acque torbide dei canali pieni di rifiuti di ogni tipo.

I sommozzatori si aiutano con le torce e sono dotati anche di  videocamere per documentare l’attività a tutto tondo, sia dentro che fuori l’acqua.

Sui fondali è stato trovato qualsiasi tipo di rifiuto: scarti di cantiere, pezzi di arredamento, un’elica, molte bottiglie e tubi, telefoni, tv, sanitari.

I sub hanno trovato anche materiali di grandi dimensioni, come carretti e scale che possono diventare un pericolo per la navigazione.

Il retino in gondola.

Tra i vari rifiuti, la plastica ha primeggiato per quantità e frequenza ma questo non ha spaventato i subacquei, che hanno trovato subito un rimedio.
Infatti, alcuni gondolieri hanno allestito le proprie gondole con dei retini per raccogliere la plastica (principalmente quella in superficie) durante i loro tour.

Altri oggetti che tengono testa alla plastica sono i copertoni utilizzati come parabordi per le barche.

Le corde che li tengono si possono sciogliere, quindi, le ruote affondano senza riemergere, da qui la scelta di sostituirli con i galleggianti.

I risultati.

Il piano, inizialmente sperimentale, è oggi un progetto di collaborazione di 2 anni tra l’associazione e la giunta del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Si sono svolte circa 15 immersioni grazie alle quali i volontari hanno portato alla luce più di 9000 kg di rifiuti

L’attività ha riscosso un grande successo ed è diventata virale dopo l’ultima immersione (30 ottobre) con dei video girati dai passanti.

I 12 volontari del gruppo hanno già stabilito le prossime date, sono pronti a ripulire la città e a sensibilizzare i cittadini sul tema.

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Palline di caffè sostituiscono le tradizionali capsule; l’innovazione svizzera.

By : Aldo |Ottobre 28, 2022 |Arte sostenibile, bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Sembra assurdo ma c’è una soluzione più sostenibile rispetto alle capsule di caffè in alluminio o compostabili.

La pallina di caffè.

CoffeeB. presenta la pallina di caffè come una sfera compatta pronta all’uso.

È ricoperta da un velo a base di alghe, inodore e insapore per evitare l’ossidazione del caffè e conservarne l’aroma.

E per sapere la tipologia del contenuto, ognuna riporta un’incisione sulla superficie. 

La stessa azienda ha anche creato le macchine adeguate alla nuova tecnologia, costituite interamente da materiali riciclati.

L’idea di Migros e la collaborazione con CoffeeB.

Migros, una delle maggiori aziende svizzere nella grande distribuzione, ha collaborato con CoffeeB per un caffè sostenibile al 100%.

L’impresa di caffè svizzera spiega nel suo sito, come la capsula del caffè nata in Svizzera nel 1976, fu una fantastica innovazione.

Peccato per l’impatto negativo sull’ambiente; 120 mila tonnellate di rifiuti sono prodotte ogni anno per il commercio delle varie capsule, comprese quelle sostenibili.

Di conseguenza, le due aziende svizzere si sono impegnate nella ricerca di una soluzione per limitare la produzione di ulteriori rifiuti in questo ambito.

 

Il concetto di sostenibilità.

Come riportato nella pubblicità, CoffeeB propone “la capsula migliore non è una capsula”.

Grazie a questa idea, l’azienda riesce ad azzerare i rifiuti legati al commercio di caffè che aumentano sempre di più col passare degli anni.

Infatti, le sfere sono raccolte in un cartone riciclabile senza ulteriori involucri eliminando alluminio, bustine e capsule di plastica (anche se biodegradabile).


L’impegno internazionale.

Migros ha curato anche l’aspetto della produzione del caffè, con un’attenta analisi sui vari step della catena per vendere un prodotto interamente sostenibile.

Le miscele derivano da coltivazioni sostenibili certificate Rainforest Alliance e Organic and Fairtrade.

Il sistema gode del 100% di compensazione di CO2.


Macchina e capsule sono in commercio in Svizzera e Francia, dalla prossima primavera approderanno in Germania, ma tante catene di altri Paesi sono interessate al prodotto.

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Ad Ostia il plogging si fa in spiaggia: Ostia Clean-Up in prima linea per l’ambiente.

By : Aldo |Ottobre 24, 2022 |bastaplastica, Emissioni, Home, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Domenica 23 ottobre a Ostia si è tenuta la 40° tappa del primo giro d’Italia di Plogging, grazie all’organizzazione di Ostia Clean-Up.

Cos’è il plogging?

Il plogging è una nuova pratica che unisce lo sport e l’ambiente in modo da raccogliere i rifiuti mentre si svolge un’attività fisica all’aria aperta.

Per strada, in un parco o in spiaggia, il plogging è sempre utile e può rendere divertente anche la pulizia dell’ambiente che ci circonda.

L’idea del podista svedese

Nasce per conto di un podista svedese Erik Ahlström, che nel 2017 diffonde l’iniziativa sui suoi canali social, invitando la gente a seguire il suo esempio.

Il consiglio dell’atleta fu preso alla lettera tanto che il plogging iniziò ad essere diffuso velocemente diventando in alcuni casi una disciplina agonistica.

Il nome deriva dall’unione dell’inglese “running” (correre) e dello svedese “plocka upp” (raccogliere), una corsa con piccole pause per raccogliere i rifiuti.

Il Primo Giro d’Italia di Plogging

In ogni caso, ognuno è libero di praticarlo come vuole e proprio così prende piede il 1° Giro d’Italia di Plogging nel 2022.

Il tour organizzato a fine 2021 con l’obiettivo di avere almeno una tappa per regione ha superato di gran lunga le aspettative.

L’idea è stata accolta con grande successo, tanto da contare 46 tappe, partendo il 23 Gennaio da Pordenone e terminando il 27 novembre a Cagliari.

Nel Lazio il plogging si ferma in due tappe di cui una ad Ostia, dove l’organizzazione di volontariato Ostia Clean-Up ha promosso l’iniziativa in spiaggia.

Ostia Clean-Up 

L’odv di Ostia fondata a marzo 2019 è una realtà nuova, fresca, con un obiettivo importante.

Per questo, in occasione del plogging abbiamo intervistato due delle organizzatrici dell’evento, nonché tra le prime volontarie del gruppo.

“Come è nato il gruppo?”

Isabel: “Ostia Clean-Up è stata creata a Marzo del 2019 da Giordano Margaglio (uno dei fondatori) che successivamente ha ha ampliato il gruppo.
Dopo una “selezione” di persone, siamo diventati in poco tempo un’organizzazione volta al miglioramento del territorio e alla sensibilizzazione con idee e attività per tutti.”

Silvia: “Ovviamente la selezione non è stata casuale. Ognuno di noi ha espresso la volontà di cambiare la situazione ad Ostia, perchè mossi dall’amore per il nostro mare e tutto quello che lo concerne.
Oggi dopo 3 anni e mezzo, oltre ad essere un gruppo affiatato siamo anche un gruppo di amici di varie età e vite diverse.”

Esattamente cos’è un clean up?

Silvia: “Un clean up non è altro che una pulizia di un luogo, che viene svolto nel nostro caso da volontari.

Noi ci occupiamo maggiormente di spiagge ma abbiamo organizzato anche eventi al parco Clemente Riva, nella pineta di via Mar Rosso o in quella di Castel Fusano.

Isabel: “Ci teniamo a ribadire che non sostituiamo l’AMA; quindi, non facciamo pulizie su richiesta né su strade né sui marciapiedi, poiché di competenza del comune. Attualmente contiamo più di 8000 kg di rifiuti raccolti grazie all’aiuto di 1000 volontari; sono numeri grandi che speriamo aumentino (tranne quelli dei rifiuti ovviamente).

Come si svolge un vostro evento?

Silvia: “Pubblicizziamo l’evento nelle nostre pagine social per informare le persone, non ci sono liste per registrarsi, basta presentarsi nel punto d’incontro.
Una volta riuniti tutti i volontari, spieghiamo come differenziare i rifiuti e poi siamo attivi per più o meno 2 orette.
Dopodiché pesiamo i sacchi con l’immondizia per sapere quanto abbiamo raccolto e infine scattiamo una foto tutti insieme.

 

Fare la differenziata è importante, come la gestite in un evento come questo?

Isabel: “Dividiamo il vetro e la plastica, ricordando prima di iniziare la raccolta, che vanno prese solo bottiglie di plastica, lattine e polistirolo.
Tutto il resto lo consideriamo indifferenziato perchè essendo oggetti a volte consumati o degradati, non possiamo dire con certezza cosa sono e se sono riciclabili.

Silvia: “L’unico problema è lo smaltimento; siamo costretti a caricarci i sacchi, spesso molto pesanti, perchè non abbiamo aiuti di nessun tipo.
Dopo la pandemia non abbiamo più ricevuto risposte da chi prima ci supportava nello smaltimento da tempo siamo costretti a lasciare per terra i rifiuti speciali perchè non possiamo gettarli nei cassonetti, né abbiamo i mezzi per portarli all’isola ecologica.

Isabel: “Ci dispiace che ci sia poco interesse da parte delle istituzioni, ma continuiamo con la nostra attività; preferiamo agire invece di fermare il tutto.

Oltre ai clean up svolgete altre attività?

Silvia: “Oltre ai clean up organizziamo un evento chiamato Bibliot-eco, ovvero la prima biblioteca ecologica di Roma. Lo scopo è quello di incentivare la lettura attraverso il riciclo; infatti, con 5 bottiglie di plastica si può scegliere un libro dalle librerie.
Questa biblioteca è stata creata grazie alle donazioni di libri da parte di conoscenti e volontari, per questo abbiamo libri di ogni tipo.
Le bottiglie che raccogliamo sono usate durante i workshop nelle scuole.

Isabel: “Programmiamo anche giornate nelle scuole e nell’università, nelle quali parliamo delle soluzioni sostenibili per la vita quotidiana.
In questo modo  incentiviamo i ragazzi ad essere parte del cambiamento che serve al pianeta.
Presentarsi nelle scuole per noi è molto importante e siamo orgogliosi di poter partecipare alla formazione dei ragazzi, dalle elementari fino all’università.

 

Tornando all’evento principale, come è andato il vostro Plogging?

Silvia:  “È andato benissimo, forse meglio di quanto ci aspettassimo.
Hanno partecipato tra le 55 e le 65 persone, bambini, ragazzi e adulti tutti volenterosi e gasati per l’evento.
Abbiamo perfino avuto la fortuna di essere preceduti dal gruppo di percussionisti itineranti “Caracca” che sono riusciti ad attirare l’attenzione dei passanti al Pontile.

A causa del forte vento, il percorso è stato accorciato di qualche metro, portando comunque  a termine l’evento, nel miglior modo possibile.

Isabel: “In totale sono stati raccolti 65 kg di rifiuti di cui all’incirca 55 di indifferenziata, 5 di plastica e 5 di vetro. Siamo soddisfatti per l’esito dell’evento, c’erano più persone di quante ne avevamo previste anche con il tempo il vento contro.

É così che si presenta l’ODV.

Un gruppo di giovani tra i 20 e i 35 anni con il sogno comune di cambiare il proprio territorio.
Tra studio e lavoro, si impegnano per poter avere un futuro migliore e sensibilizzare i cittadini, per spiegare quanto sia importante il tema.

I ragazzi di Ostia Clean-Up sono su tutte le piattaforme social, disponibili per chiarire dubbi e dare ulteriori informazioni rispetto il loro volontariato.

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Zeno combatte la pesca a strascico: l’Università di Pisa si unisce a Greenpeace.

By : Aldo |Ottobre 21, 2022 |Acqua, bastaplastica, Emissioni, Home, mare, menorifiuti, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Zeno combatte la pesca a strascico: l’Università di Pisa si unisce a Greenpeace.

Cosa nasce dall’unione tra l’Università di Pisa e Greenpeace?

Zeno.

 

Il robot

Zeno è un robot progettato dal dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa per combattere la pesca a strascico illegale.

É un dispositivo compreso di sonar con i quali descrive la conformazione e la presenza di solchi nel substrato marino grazie all’analisi dell’eco riflessa.

Le fotocamere servono per dare maggiori informazioni visive per la successiva mappatura del fondale oltre i 50 metri, una zona solitamente difficile da monitorare.

 

I solchi e le attività illecite in aree protette che Zeno è in grado di captare sono correlati alla pesca a strascico illegale.


La pesca a strascico

É un metodo di pesca che consiste nel trainare attivamente una rete da pesca sul fondo del mare con un impatto negativo su vari aspetti.

É capace di distrugge interi ecosistemi come le praterie di posidonia e non consente una vera selezione delle specie raccolte.

Infatti, i pescherecci non fanno differenza tra esemplari adulti o giovani, né tra specie commerciali e non commerciali, comportando gravi modifiche all’equilibrio dell’ambiente marino.

 

In Italia è stata quindi vietata questa tecnica entro le 3 miglia marine o sopra i 50 metri per risanare la problematica.

Purtroppo, molti pescherecci continuano la loro attività creando danni irreparabili, diventando una delle prime cause del depauperamento del coralligeno, delle praterie di posidonia e della fauna ittica.

 

Greenpeace e l’Università di Pisa

La nota ONG Greenpeace e il dipartimento di Ingegneria dell’Informazione si sono uniti per poter monitorare le possibili attività illecite con l’aiuto del robot.

Sotto la guida del docente di robotica, Riccardo Costanzi, hanno testato il drone nell’area di Castiglione della Pescaia (Grosseto) verso la fine di giugno 2022.

Nei mesi successivi si sono spostati nell’area di foce dell’Ombrone e poi nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

 

La richiesta parte dall’organizzazione, che per contrastare l’illegalità nel campo ambientale, ha scelto di rivolgersi al mondo della ricerca soprattutto per verifiche e monitoraggi validi e specifici.

 

Per le stesse ragioni, il dipartimento si  è reso disponibile a queste collaborazioni per dare il proprio contributo nella transizione ecologica e per un miglioramento a livello ambientale.

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