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“Oasi urbane di biodiversità”: il progetto per la protezione degli insetti impollinatori.

By : Aldo |Maggio 23, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su “Oasi urbane di biodiversità”: il progetto per la protezione degli insetti impollinatori.

Anche se il tempo non promette bene, la primavera è arrivata e con essa sono arrivati i profumi e i colori delle piante in fiore. Ogni anno sembra una magia, un colpo di scena che cambia tutti i nostri paesaggi; una trasformazione che mai dobbiamo dare per scontata e che dovremmo proteggere ad ogni costo. Questo perchè si tratta di un processo che è alla base della nostra vita senza il quale non potremmo mangiare e quindi vivere. Per questo è fondamentale la salvaguardia degli insetti impollinatori.   

Maggio e la biodiversità

Il 22 maggio si celebra La Giornata Mondiale della Biodiversità, per riflettere sull’importanza della diversità biologica per il nostro pianeta. Venne istituita il 22 maggio del 1992, in coincidenza con l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo (UNCED) di Rio de Janeiro. Il testo approvato è ancora oggi uno degli accordi internazionali più importanti per la conservazione della biodiversità che evidenzia il bisogno di azioni coordinate a livello globale per proteggere gli ecosistemi terrestri e marini.

Tale ricorrenza, rappresenta un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della biodiversità delle specie ed il suo ruolo vitale per il mantenimento dell’equilibrio ecologico. Inoltre, è un momento per promuovere nuove politiche, abitudini volte alla salvaguardia di tale caratteristica quindi di tutte le specie animali e vegetali esistenti sul nostro Pianeta.

Tuttavia, è significativo notare che la Giornata Mondiale della Biodiversità segue di poco la Giornata Mondiale delle Api, celebrata il 20 maggio. La vicinanza di queste due ricorrenze sottolinea proprio la rilevanza di tali argomenti, la loro correlazione ed insieme sono un inno alla Terra e alla sua protezione. Questo perché le api, come tutti gli insetti impollinatori, sono cruciali per l’ecosistema globale poiché è grazie a loro che tantissime piante possono fiorire e darci i frutti di cui ci cibiamo quotidianamente.

La biodiversità degli impollinatori

La Giornata Mondiale delle Api venne istituita nel 2017 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite su richiesta della Slovenia, nel giorno che corrisponde alla nascita di Anton Janša, un pioniere delle tecniche di apicoltura moderna. Anche in questo caso la ricorrenza è volta alla sensibilizzazione dei cittadini, dei governi e degli Stati sul tema, attraverso attività, convegni, manifestazioni e tanto altro.

Queste sono giornate necessarie anche per ricordare e descrivere il rischio di estinzione che molte specie di insetti impollinatori stanno vivendo. Nello specifico il WWF dichiara che ci sono oltre 20 mila specie che garantiscono l’indispensabile servizio di impollinazione da cui dipende quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore. Nello specifico, l’80% di queste producono cibo e prodotti per il consumo umano, pari al 35% della produzione agricola mondiale, per un valore economico annuo globale stimato di oltre 153 miliardi e 22 miliardi di euro in Europa. Nonostante ciò, per l’impatto umano, il 9,2% delle 1.965 specie di api presenti in Europa sta per sparire mentre un altro 5,2% potrebbe essere minacciato nel prossimo futuro (dati della Red List IUCN).

Campus X per le api

Di fronte a tali problemi, non si può restare indifferenti e a proposito Campus X ha deciso di dimostrare il suo impegno con un progetto volto alla protezione della natura. CX Campus & Hotel è una società leader nello student housing e short stay, una nuova imprenditoria con lo scopo di rinnovare i campus studenteschi in Italia. La loro idea si ispira ai modelli dei campus nordici, soprattutto per il tipo di strutture, di servizi, comfort e per la loro avanguardia in temi come quello della sostenibilità.

Ed è proprio su questo punto che Campus X vuole migliorare, sia per una questione aziendale, che per una maggiore sensibilizzazione degli studenti che abitano i suoi studentati. La società ha lanciato un progetto insieme alla Fondazione Experience (ente filantropico attivo nelle questioni di mobilità studentesca e del diritto allo studio) e a 3Bee (startup agri-tech specializzata nella salvaguardia e la protezione delle api) per la salvaguardia delle api.

“Creare città a misura di api: oasi urbane di biodiversità” è il nome dell’iniziativa che prevede l’installazione di casette per gli insetti impollinatori. Farfalle, coccinelle, api e altri insetti potranno quindi rifugiarsi e completare i loro cicli vitali in queste piccole scatole in legno composte da canne di bambù. Tali “oasi” si trovano proprio all’interno dei Campus di Roma, Bari, Chieti, Firenze e Torino Belfiore e successivamente arriveranno anche a Trieste, Milano Bicocca e Milano Novate.

Il connubio tra la protezione dell’ambiente e i giovani sembra ormai un tema scontato, forse però è l’incontro più importante per un futuro migliore. Che il progetto sia stato lanciato proprio nei campus degli studenti non è una casualità e sicuramente i ragazzi potranno giovare di tale iniziativa dimostrando che anche queste “piccole” scelte fanno la differenza nel loro futuro.

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Overshoot Day: il 19 maggio l’Italia ha esaurito tutte le sue risorse per il 2024.  

By : Aldo |Maggio 19, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Overshoot Day: il 19 maggio l’Italia ha esaurito tutte le sue risorse per il 2024.  

Cambiare le nostre abitudini è cruciale per ridurre il nostro impatto sul mondo, poiché le azioni quotidiane di ciascuno di noi contribuiscono significativamente alla crisi ambientale globale. Adottare comportamenti sostenibili, quindi uno stile di vita più consapevole, non solo aiuta a preservare l’ecosistema, ma promuove anche una cultura di responsabilità ambientale che può essere condivisa da tutti. Dunque, fare un passo indietro per dare una svolta alle nostre abitudini è un passo fondamentale per garantire un futuro più sostenibile e sano per le generazioni future.

Overshoot Day

L’Overshoot Day, è una data simbolica che segna il punto dell’anno in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in dodici mesi. Venne istituita dal Global Footprint Network negli anni ’70, per studiare il crescente squilibrio tra il consumo umano e la capacità della Terra di rigenerare le sue risorse.

Negli ultimi decenni, l’Overshoot Day è stato anticipato progressivamente, evidenziando l’aumento del consumo eccessivo delle risorse da parte dell’uomo.  Per esempio, nel 1987 cadeva il 19 dicembre, mentre nel 2023 è stato il 2 agosto. Questo trend allarmante sottolinea la necessità urgente di adottare pratiche più sostenibili per invertire la tendenza.

In Italia, l’Overshoot Day è stato calcolato per la prima volta nel 2015. Anche nel nostro caso, il giorno retrocede in maniera progressiva. Pertanto, sarebbe fondamentale sensibilizzare tutti, dai governi alle aziende, compresi i cittadini, sull’importanza di ridurre l’impronta ecologica e promuovere uno sviluppo sostenibile.

19 maggio 2024

Per il 2024 l’Italia ha dato il meglio di sé. Il 19 maggio si registra l’Overshoot Day italiano, quindi da questo giorno in poi siamo in deficit con la terra. Precisamente, fa notare il WWF, se tutti vivessero e consumassero come noi, servirebbero le risorse di quasi 3 Pianeti.  O in termini più vicini, oggi per soddisfare i consumi annui degli italiani sarebbero necessarie più di 4 Italie.

Il limite superato dalla Penisola è stato segnalato come di consuetudine dal Global Footprint Network che misura annualmente la domanda di risorse e servizi da parte di una popolazione e l’offerta di risorse e servizi da parte dei loro ecosistemi. Infatti, da domenica gli italiani sono in “deficit ecologico” quindi spendiamo più risorse di quelle che abbiamo e immettiamo in atmosfera più CO2 della capacità che hanno gli ecosistemi di assorbirla.

L’impronta dell’Italia è determinata principalmente dai trasporti e dal consumo alimentare. Pertanto, sarebbe necessario che il governo attui delle politiche in tal senso, provando a incrementare gli incentivi e delle nuove abitudini riguardanti il consumo alimentare e l’utilizzo dei trasporti. Potremmo quindi mangiare meno carne, pesce e derivati, scegliere cibo fresco e di stagione per contribuire ad una maggiore sostenibilità, favorendo il mercato locale. Dopodiché sarebbe opportuno limitare lo spreco alimentare, sia in fase di preparazione dei cibi che dopo il loro consumo, poiché ad oggi buttiamo quasi 30 kg di cibo a testa l’anno.

Per quanto riguarda i trasporti sarebbe adeguato scegliere i mezzi pubblici, la bicicletta se la città in cui si vive e si lavora lo consente o in generale ridurre quanto possibile l’uso delle proprie autovetture. Da anni sono stati investiti grandi premi per incentivare l’acquisto di mezzi elettrici, ibridi e la scelta di ricariche da energie rinnovabili.

Il resto del mondo 

Ovviamente l’Italia non è l’unica Nazione ad aver superato i propri limiti. Senza dubbio è un traguardo tutt’altro che positivo, ma di certo ci sono Paesi che hanno fatto di peggio. Questo non vuol dire che si possa restare indifferenti alla questione, anzi, dovrebbe essere una spinta a fare sempre meglio. Tuttavia, come anticipato, paesi come il Qatar e il Lussemburgo hanno esaurito tutte le loro scorte a febbraio. Mentre Emirati Arabi, Stati Uniti, Canada, Danimarca e Belgio sono riusciti a raggiungere il mese di marzo.

Al contrario il Belpaese che ha un’impronta ecologica di 4 ettari globali (gha) pro capite, si trova in condizioni peggiori rispetto la Spagna che ne registra 3,9 gha pro capite. In ogni caso, l’impronta italiana è più bassa della media europea.

È necessario che tale situazione migliori e per far si che ci sia una maggiore sostenibilità nel nostro pianeta servono azioni concrete in breve tempo. In effetti non possiamo aspettare ancora troppo tempo poiché il cambiamento climatico non aspetta i cambiamenti dell’uomo. Ne tantomeno la Terra cambierà i suoi tempi per favorire la popolazione mondiale.

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“Archeoplastica”: il museo virtuale sulla plastica raccolta in mare e in spiaggia.

By : Aldo |Maggio 16, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su “Archeoplastica”: il museo virtuale sulla plastica raccolta in mare e in spiaggia.

Quando si parla di rifiuti è scontato che si arrivi a discutere della plastica: del suo ruolo nelle nostre vite, della sua comodità, ma anche dei problemi che sta causando al pianeta. C’è poi chi pensa che debba essere eliminata totalmente, chi è favorevole ad una graduale riduzione e chi invece non si fa problemi nell’utilizzarla in modo spropositato. Oggi però si parla di chi ha fatto della plastica, un ricordo, un cimelio storico da osservare e studiare in un museo innovativo.

Il fondatore

Enzo Suma è una guida naturalistica di Ostuni, laureato Scienze ambientali all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha sempre nutrito una forte passione per la natura, pertanto dopo la laurea ha iniziato una carriera dedita alla sua protezione. Tornato in Puglia, intraprende dei percorsi lavorativi nelle aree protette pugliesi specializzandosi nell’educazione ambientale, diventando così una guida naturalistica professionale. Successivamente, la sua attenzione viene catturata dai cosiddetti “ulivi monumentali” tipici della sua terra natia, Ostuni.

L’interesse verso questi esemplari fu tale da far nascere creare un progetto apposito chiamato “MILLENARI DI PUGLIA” volto alla valorizzazione degli ulivi monumentali pugliesi. In questo modo ha sensibilizzato la popolazione sul valore di questi alberi, che senza guida molti non avrebbero avuto modo di conoscere.

Il fondatore di Archeoplastica non si è fermato a questo; infatti, ha continuato a lavorare nell’ambito, per la protezione del fratino e della tartaruga marina. Insomma, si tratta di una persona totalmente dedicata alla salvaguardia della natura, che spazia dal settore botanico a quello zoologico. Ma dal 2018, ha investito il suo tempo anche in un’altra iniziativa che in breve tempo è diventata rilevante sotto vari punti di vista ed anche virale.

Le origini del museo

Nel 2018 decide di impegnarsi anche in un altro fronte e si attiva organizzando giornate di pulizia delle spiagge. Ed è proprio durante tali attività che si rende conto di aver raccolto dei rifiuti di plastica che risalivano addirittura alla fine degli anni ’60. Da quel momento ha fatto sì che la gente controllasse bene i rifiuti che trovava in modo da sensibilizzare “sul campo” i volontari dell’iniziativa.


Raccolta dopo raccolta, Enzo aveva tenuto da parte ben 200 reperti di questo genere ed ha avuto l’idea che lo ha reso virale in poco tempo. Si tratta del suo museo interattivo sui “cimeli” di plastica raccolti durante le pulizie delle spiagge. Così nasce Archeoplastica, un progetto che prevede la creazione di un museo virtuale e mostre fisiche mirati alla sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento marino e dell’impatto della plastica sul mondo. Questo messaggio sarà veicolato proprio grazie alla mostra degli oggetti recuperati.

Il progetto è stato ufficializzato poi nel 2021, quando, dopo aver raccolto ben 200 rifiuti “antichi”, è stato possibile creare un museo digitale. Questo vuol dire che Musa, con dei collabatori si è impegnato a ricostruire la storia di ogni oggetto, proprio come in una mostra o in un museo storico.

“Archeoplastica”

Da qualche raccolta in spiaggia al museo digitale, fino ad una vera e propria mostra; Arecheoplastica p diventata il simbolo della sensibilizzazione sul tema, soprattutto online. Partiamo dal museo virtuale, che occupa una sezione del sito dell’ente. Questa è dedicata totalmente ai reperti catalogati: ognuno riporta un’immagine, un nome (solitamente correlato al marchio che lo ha prodotto), una breve descrizione sul suo utilizzo e l’anno di riferimento. Sono anche divisi per annate dagli anni ’60 fino agli ’80. Inoltre è possibile avere un’esperienza diversa nella sezione 3D, nella quale si possono guardare a 360° solo alcuni dei reperti in mostra.


Successivamente è stata allestita una mostra itinerante, un progetto espositivo che racconta la storia senza fine della plastica accumulata nei nostri mari. Si tratta di un’esperienza educativa rivolta a cittadini, turisti e studenti che sottolinea tanti aspetti di questo tema tra cui:

  • l’importanza della sostenibilità
  • l’impatto umano
  • l’impatto della plastica e la sua durata.

Nel tempo poi sia il museo che la mostra sono sbarcati sui social tanto da rendere il progetto virale tanto da poter dire che esiste una vera e propria community sui social. Le cifre toccano il mezzo milione di follower, un numero enorme per il tema di cui si parla e per i messaggi che si diffondono.

Il lavoro di Enzo Suma è stato meticoloso e innovativo ed ha permesso la sensibilizzazione di un grandissimo bacino di persone, cosa non semplice da attuare e di grande rilevanza per il nostro futuro.

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Barriere fonoassorbenti fotovoltaiche arrivano anche nelle autostrade italiane.

By : Aldo |Maggio 13, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Barriere fonoassorbenti fotovoltaiche arrivano anche nelle autostrade italiane.

Quando si pensa alle nuove strutture, bisogna sempre tenere conto della sostenibilità di tale opera. In alcuni casi è più complesso, dispendioso in altri è semplice ed intuitivo. Tuttavia, un buon approccio alla tematica è quella di capire come un nuovo prodotto o una nuova struttura, possa ridurre il suo impatto sull’ambiente o come possa creare vantaggi in questo senso. Autostrade per l’Italia ha pensato di unire un’esigenza ad un beneficio creando delle nuove barriere.

Le strutture

Le strutture fonoassorbenti lungo le autostrade e le ferrovie giocano un ruolo fondamentale nel mitigare i livelli di rumore generati dal traffico. Secondo studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rumore del traffico stradale può superare i 70 decibel (dB) durante il giorno, superando di gran lunga i livelli considerati sicuri per la salute umana, che si aggirano intorno ai 55 dB. Le barriere fonoassorbenti installate lungo le autostrade possono ridurre di significativamente il livello di rumore fino a circa 10-15 dB, ossia una riduzione del rumore percettibile fino al 50%.

Nel caso delle ferrovie, dove il rumore prodotto dai treni può essere ancora più elevato, le strutture fonoassorbenti possono ridurre il livello di rumore fino a 20-25 dB, garantendo un importante beneficio per le comunità circostanti. Inoltre, un rapporto della Commissione Europea indica che investire in barriere fonoassorbenti lungo le autostrade può portare a una diminuzione dei costi sanitari correlati al rumore del traffico fino al 20%, evidenziando l’importanza di tali infrastrutture per la salute pubblica e il benessere delle comunità locali.

Autostrade per l’Italia e le nuove tecnologie

Attualmente, secondo dati forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, circa il 40-50% della rete autostradale nazionale è dotata di barriere fonoassorbenti, mentre la copertura delle ferrovie è stimata intorno al 30-40% delle tratte principali. L’installazione e la manutenzione di queste strutture sono gestite principalmente da enti pubblici come ANAS per le autostrade e Rete Ferroviaria Italiana per le ferrovie. Per queste infrastrutture il governo italiano investe una media di circa 200-300 milioni di euro per la loro realizzazione e il loro miglioramento. Tuttavia, è importante sottolineare che l’allocazione dei fondi e l’implementazione di progetti specifici possono variare da anno a anno in base alle priorità di investimento e alle disponibilità finanziarie.

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Quest’anno però Autostrade per l’Italia vuole intraprendere un progetto innovativo, presentando le barriere fonoassorbenti fotovoltaiche. Di preciso il piano prevede l’installazione di impianti fotovoltaici integrati nelle barriere antirumore dell’autostrada, sulla A1 Milano Napoli. Il tutto è stato ideato in collaborazione con Elgea, società del Gruppo impegnata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il tratto che sarà interessato da tale cambiamento riguarda l’area sud di Roma, verso lo svincolo di Valmontone.

Barriere e nuovi vantaggi

Le barriere antirumore fotovoltaiche sono una tecnologia che unisce pannelli solari e barriere fonoassorbenti per ridurre il rumore e generare energia solare. Introdotti in Svizzera nel 1989, si sono diffusi in Europa, specialmente in Germania e Svizzera, con varie configurazioni. I moduli fotovoltaici offrono diverse opzioni di installazione: possono essere posizionati inclinati sul tetto, verticalmente come prolungamento della struttura grazie alla tecnologia bifacciale, oppure integrati direttamente nel corpo dell’edificio come scandole o stringhe sulla superficie.

L’obiettivo di questa iniziativa è quello di installare 4.000 metri di nuove barriere antirumore, di cui 2.500 in direzione nord e 1.500 in direzione sud. La caratteristica e la novità del progetto sta nell’introduzione di pannelli fotovoltaici che consentiranno alle comuni barriere, di produrre energia. 300 m delle nuove barriere saranno infatti dotati di 432 moduli fotovoltaici in silicio monocristallino. Nello specifico saranno inserite ben 72 stringhe per una potenza di picco di 140 W posizionati tra i 3 e i 9,5 metri dal piano della carreggiata. Questa disposizione rappresenta consente il massimo grado di irraggiamento, con un’inclinazione di 33° ed esposizione a sud. Si stima che l’energia prodotta dalle nuove barriere sarà di circa 80MWh, contribuendo all’alimentazione del casello di Valmontone.

In questo modo una struttura usata da decenni solo per ridurre il rumore dovuto al traffico e di conseguenza il suo inquinamento acustico, garantisce un doppio beneficio dal momento in cui può produrre energia. La massimizzazione di tale opera rientra nel pensiero di un progetto innovativo sostenibile per quanto possibile. 
Magari in futuro tutte le autostrade avranno tale caratteristica.

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Pellicole e packaging a base di alghe? Grazie a “Sway” nasce una nuova circolarità.

By : Aldo |Maggio 09, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Pellicole e packaging a base di alghe? Grazie a “Sway” nasce una nuova circolarità.

Quando si parla di circolarità o di economia circolare è facile imbattersi in opinioni contrastanti derivanti da esempi inesatti o comportamenti errati. C’è una cosa che però ultimamente ai giovani riesce bene, ossia la creazione di startup incentrate sulla circolarità di prodotti, cibi o strumenti. Un esempio è quello di Sway, startup californiana attiva nell’ambito del packaging sostenibile a base di alghe.

I packaging e le pellicole

Le pellicole sono materiali plastici sottili e flessibili comunemente utilizzati per una vasta gamma di scopi, dalla fotografia e il cinema alla conservazione degli alimenti e l’imballaggio. Generalmente composte da polimeri come polietilene (PE), polipropilene (PP), poliestere (PET) o PVC, offrono una combinazione unica di proprietà come trasparenza, flessibilità e resistenza alla lacerazione.

Le pellicole plastificate sono ampiamente diffuse in tutto il mondo e si stima che nel 2020 la produzione globale di pellicole in plastica abbia superato i 60 milioni di tonnellate, con un tasso di crescita annuo intorno al 4%. In particolare, il loro uso nell’imballaggio rappresenta circa il 40% di tutta la plastica utilizzata per questo scopo.

Nonostante rappresentino una grande comodità quotidiana, tali prodotti hanno un impatto significativo sull’ambiente. La loro produzione e smaltimento contribuiscono in modo significativo all’inquinamento plastico, poiché le pellicole sono spesso difficili da riciclare e possono persistere nell’ambiente per centinaia di anni. E come ogni altro prodotto di matrice polimerica, si disperdono in microparticelle che inquinano e danneggiano interi ecosistemi.

SWAY la nuova frontiera

Per affrontare questa sfida, è necessario promuovere pratiche di consumo più sostenibili, riducendo l’uso delle pellicole in plastica e investendo in alternative biodegradabili e compostabili. Senza dubbio è fondamentale migliorare i mezzi e le strutture per il riciclo e sensibilizzare le persone.

In questo senso la designer Julia Marsh ha investito il suo tempo e le sue conoscenze per poter creare una startup che offrisse una soluzione a tale problema. Per questo ha lanciato insieme a Matt Mayes (COO) e Leland Maschmeye, “Sway” una startup fondata a Berkeley che produce sostituti compostabili a base di alghe del mare al posto degli imballaggi in plastica. Il gruppo nato nel 2020, ha impiegato i primi anni nella ricerca e sviluppo di questo materiale innovativo che segue dei precisi criteri e principi della sostenibilità in ogni sua fare di produzione e sviluppo. E non si tratta dei soliti ragionamenti fatti per apparire “green”, poiché il pensiero della CEO è ben preciso:

Crediamo che i materiali di uso quotidiano debbano contribuire a rifornire il Pianeta, dal mare al suolo. Il lancio dei nostri materiali termoplastici a base di alghe rappresenta un progresso tangibile verso un futuro più circolare”.

La bio resina TPSea

La startup ha studiato una tecnologia che, per la prima volta, consentirà la sostituzione della tipica pellicola di plastica flessibile con un film composto di alghe del marine.  Il prodotto creato è una nuova resina biopolimerica di alghe termoplastiche denominata TPSea. È un ingrediente 100% biologico, compostabile e privo di microplastiche ottenuto per mezzo di una coltura oceanica rigenerativa in grado di ricostituire gli ecosistemi e sostenere le comunità costiere. Tale elemento viene usato per la produzione di sacchetti, buste per la vendita al dettaglio e packaging alimentari e non solo. Perché nel sito di SWAY si vende anche il “polimero” sfuso, per dare spazio alla fantasia del cliente.

La prima apparizione del prodotto è avvenuta a Parigi durante il Biofabricate 2024 a gennaio, dopo essersi aggiudicata il primo posto al Tom Ford Plastic Innovation Prize powered by Lonely Whale lo scorso anno. Dopodiché il progetto ha ottenuto un grande successo che gli ha permesso di ricevere un finanziamento da 5 milioni di dollari da Third Nature Investments (che include investimenti anche da parte di altri investitori allineati al settore della eco sostenibilità).

Una caratteristica fondamentale di questo programma è la sostenibilità relativa anche alla coltura delle alghe, che si basa su specifici principi quali:

  • la coltura internazionale, poiché l’azienda collabora con allevatori di tutto il mondo. Questo è importante perchè consente alla startup di restare indipendente dai fornitori e dalle aree di coltura. Inoltre, diventa un fattore di sicurezza nella produzione, poiché se una coltura subisce degli eventi estremi, non intacca l’intera società;
  • la rimozione dell’alga prevede il solo taglio in superficie e non l’eradicazione, in modo tale da non rimuovere totalmente e in modo ripetuto le alghe. Così facendo si assicurano i vantaggi tipici di questi organismi nei vari ecosistemi in cui si trovano;
  • i fornitori sono stati scelti a seconda di standard ambientali e sociali imposti dalla Aquaculture Stewardship Council.

Il futuro di SWAY sembra luminoso e pronto o in fase di preparazione ad una produzione su larga scala, mirato oltre che ai marchi di moda anche al cibo e agli articoli per la casa.

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Il nuovo grattacielo di Londra a zero emissioni di “18 Blackfriars Road”.

By : Aldo |Maggio 03, 2024 |Arte sostenibile, Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Il nuovo grattacielo di Londra a zero emissioni di “18 Blackfriars Road”.

Gli skyline del mondo offrono dei paesaggi mozzafiato, soprattutto se vissuti all’interno di uno dei migliaia di grattacieli che esistono. Senza dubbio si parla di strutture straordinarie, con impieghi commerciali e forme particolari, ma sono pur sempre edifici immensi di cemento con un impatto significativo sull’ambiente circostante, per questo a Londra si mira alla sostenibilità con il nuovo progetto di “18 Blackfriars Road” .

Lo skyline di Londra

Lo skyline di Londra, si trova principalmente nella zona finanziaria conosciuta come “The City”, un’area con una vista mozzafiato. Tale paesaggio rappresenta la fusione tra l’antico e il moderno concentrando in una sola zona la finanza della Capitale.  Infatti, i grattacieli presenti sono principalmente adibiti ad uffici, rappresentando il cuore pulsante delle attività commerciali e finanziarie della città.

I primi esempi furono il “Tower 42” e il “NatWest Tower” (ora noto come “Tower 42”), costruiti negli anni ’70 e ’80, segnando l’inizio di un’epoca di crescita verticale nella skyline londinese. Attualmente, si contano più di 30 grattacieli tra cui il più alto è “The Shard”. Si tratta di un’icona architettonica di 310 metri di altezza, che offre una vista spettacolare sulla capitale britannica e oltre.

Questi edifici, con le loro forme particolari e le loro diverse funzioni, sono testimoni della prosperità, dell’innovazione e della vitalità di Londra come centro globale. Ma è proprio per la loro rilevanza che due grandi società hanno deciso di conferire un nuovo ruolo e un nuovo valore al prossimo grattacielo londinese.

La sostenibilità edilizia

Nell’ambito dell’edilizia sono ancora tanti i passi in avanti da compiere, soprattutto se ci si concentra nel tema della sostenibilità. È fondamentale, infatti, realizzare progetti e quindi costruire nuovi edifici con la consapevolezza delle nuove necessità a livello ambientale, sociale ed economico, nonché sanitario.Non a caso il complesso di Southwark “18 Blackfriars Road” progettato da Foster + Partner ha ricevuto l’ok, per poter erigere i nuovi edifici. La particolarità però non sarà l’altezza o il numero di edifici, ma la possibilità di ottenere la prima certificazione WELL Community Gold di Londra.

La promessa di tale valutazione deriva dal fatto che il piano delle società è quello di creare il grattacielo Net Zero (a zero emissioni di carbonio) che al contrario riattiverà il 150% di biodiversità. Se il progetto riuscisse nell’intento, diventerebbe il primo edificio londinese ad aggiudicarsi tale riconoscimento.

Le specifiche del progetto

La sostenibilità del piano parte dall’area scelta dalla società progettista. Per l’appunto i due edifici verranno costruiti in un terreno soggetto a riqualificazione della superficie di 2 acri, inusato per 20 anni. Il programma prevede la realizzazione di 2 blocchi residenziali da 400 unità, di cui il 40% è destinata ad alloggi con prezzi accessibili e una torre di 45 piani per uffici innovativi.

Per rispettare l’ambiente, il piano prevede la piantumazione di oltre 100 nuovi alberi e altri elementi verdi, in modo tale da riattivare addirittura il 150% della biodiversità. Mentre, la domanda di calore di uffici e alloggi sarà soddisfatta al 95% da pompe di calore geotermiche che condividono, immagazzinano e compensano l’energia. Per quanto riguarda la costruzione vera e propria, è previsto un miglioramento del 39% rispetto alle norme più recenti sull’edilizia sostenibile.

Tuttavia, è importante ricordare che una struttura è sostenibile anche se crea vantaggi e benessere alle persone che la frequentano. Ovviamente il progetto di 18 Blackfriars Road non ha lasciato nulla al caso. Il piano è quello di creare un’area di case, uffici e negozi ma anche di luoghi e strutture per la cultura e la comunità e le attività pubbliche. Così facendo, il grattacielo non è più simbolo di finanza e di un’elite inarrivabile, ma rappresenta un concetto di condivisione non solo di spazi ma anche di idee e proposte per il futuro della città.

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Giornata internazionale della Terra. Stop alla plastica e il doodle di Google.

By : Aldo |Aprile 22, 2024 |Arte sostenibile, Home |Commenti disabilitati su Giornata internazionale della Terra. Stop alla plastica e il doodle di Google.

Da anni si parla di salvaguardia della natura, della protezione del nostro pianeta e di come salvare il nostro futuro. Col tempo la ricerca sul tema è avanzata, così come la consapevolezza, gli strumenti per contrastare i problemi e la nostra sensibilità. Oggi, 22 aprile 2024 si celebra la Giornata Internazionale della Terra, precisamente la 50° giornata dedicata ad un tema fondamentale, come quello della protezione e della cura del nostro Pianeta.

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La Giornata Internazionale della Terra

La Giornata della Terra, celebrata il 22 aprile di ogni anno, è un momento dedicato all’ambiente e alla protezione del pianeta. Questa iniziativa venne promossa per la prima volta dalle Nazioni Unite, dopo la pubblicazione, nel 1962, del libro manifesto ambientalista “Primavera silenziosa” della biologa statunitense Rachel Carson. Dopodiché nel 1969, in una conferenza dell’UNESCO a San Francisco, l’attivista per la pace John McConnell propose una giornata per onorare la Terra e il concetto di pace. Queta ricorrenza venne poi istituita con una proclamazione dell’attivista firmata dall’allora Segretario generale dell’ONU, U Thant.

Così, partendo da una manifestazione studentesca, è stata istituita una giornata all’insegna dell’educazione e della sensibilizzazione a tematiche oggi discusse quotidianamente. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Di seguito venne istituito l’Earth Day Network (EDN), un’organizzazione diventata poi internazionale per coordinare le iniziative dedicate all’ambiente durante tutto l’anno.

La sfida del 2024

La tematica principale di quest’anno, comunicata dal sito ufficiale dell’Earth Day, riguarda la riduzione della plastica nel mondo. Di preciso si pone come obiettivo quello di ridurre del 60% la produzione di tutte le plastiche entro il 2040. È stato scelto questo argomento, perché effettivamente unisce tutti in un impegno rilevante, ossia quello di chiedere la fine della plastica per il bene dell’intero pianeta. La meta di una tale manifestazione è quella di un futuro sano per tutti gli ecosistemi.

Tale obiettivo può essere raggiunto, secondo la piattaforma, attraverso una serie di azioni concrete legate alla nostra quotidianità ma non solo. Si parla infatti della sensibilizzazione delle persone sul tema ma anche sui danni causati dalla plastica alla salute di tutti gli organismi viventi. In secondo luogo, si ricorda la necessità di eliminare tutte le plastiche monouso entro il 2030 per poi arrivare e per fare ciò servono delle leggi adatte. Questo è un altro punto fondamentale, poiché con le leggi, certi processi avvengono più velocemente e in maniera controllata. Senza dubbio, bisogna investire nelle nuove tecnologie e nelle innovazioni al fine di creare un modello di sviluppo o concepire una vita senza plastica.

Non solo plastica

Tuttavia, come detto precedentemente, la Giornata della Terra non affronta una sola tematica. Ossia si sensibilizza sulla protezione del Pianeta, un processo possibile grazie ad un’ampia varietà di cambiamenti, azioni concrete e tanto studio. Di certo si discute dei temi attuali e dell’impatto negativo e delle possibili rimedi; senz’altro si può citare l’inquinamento, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili, la perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi. Ed è proprio così, che Google ha voluto celebrare questo giorno, attirando l’attenzione di tutti.

Il motore di ricerca, oltre ad essere il più usato al mondo è anche molto famoso per i suoi doodle che ci accompagnano da oltre 20 anni. Tali alterazioni speciali e temporanee del logo sulla Home page di Google, vengono usate per commemorare eventi, personaggi storici e festività. Sono sempre più interattivi e spesso mirano all’informazione, semplice ma diretta.

Quest’anno Google ha deciso di creare un doodle dedicato all’impatto visivo; una serie di foto volte a  ricordare il motivo per cui oggi, si celebra Madre Terra. Infatti, possiamo notare che il nome del motore di ricerca sia scritto con lettere “naturali”, ovvero forme createsi sulla Terra che dimostrano come l’impatto dell’uomo abbia cambiato il pianeta.

In particolare:

  • la G è formata dalle Isole Turks e Caicos che ospitano importanti aree di biodiversità, minacciate dal cambiamento climatico;
  • la prima O rappresenta il Parco Nazionale di Scorpion Reef nel Messico, il quale ospita, la più grande barriera corallina nel sud del Golfo del Messico (area marina protetta e riserva della biosfera Unesco);
  • la seconda O è tratta dal Parco Nazionale di Vatnajökull, Islanda, patrimonio mondiale dell’UNESCO, protegge l’ecosistema intorno al più grande ghiacciaio d’Europa;
  • la seconda G associata al Parco Nazionale di Jaú, Brasile, la quale accoglie le riserve forestali più grandi del Sud America
  • la L descrive la Grande Muraglia Verde, in Nigeria, sito sotto osservazione e oggetto di studi contro la desertificazione;
  • e la E che mostra le Riserve Naturali delle Isole Pilbara, Australia, in cui si proteggono habitat ed ecosistemi fragili e rare con specie minacciate di estinzione.

Con lo scorrere di varie foto di possono notare i grandi cambiamenti di questi territori, spesso molto lontani da noi, ma pur sempre importanti per tutto il mondo. Non c’è da dire che il doodle abbia fatto centro, anche con i giochi interattivi riguardanti l’importanza delle api e del loro ruolo sul Pianeta. 

Ognuno di noi, può fare la differenza ogni giorno, in modi diversi ed anche con semplici cambiamenti. Oggi potrebbe essere il giorno giusto per prendere nuove abitudini, informarsi maggiormente e rispettare sempre più la nostra amata Terra. 

 

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Trec: il primo progetto contintale per il monitoraggio delle coste.

By : Aldo |Aprile 17, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Trec: il primo progetto contintale per il monitoraggio delle coste.

Si sa, la ricerca è un lavoro fondamentale in qualsiasi ambito ed ha ancora più potere se portata avanti in collaborazione tra nazioni, enti ed associazioni. Che sia in campo scientifico, culturale, tecnologico o artistico, si tratta sempre di un’importante attività che ci garantisce uno migliore sviluppo e un futuro all’avanguardia. Così anche il progetto continentale Trec, il primo nel suo genere, avrà il suo ruolo nel nostro futuro, grazie al suo lavoro di monitoraggio delle coste europee.

  

La collaborazione nella ricerca

La ricerca nel campo della biologia e dell’ambiente rappresenta una pietra miliare nel nostro impegno per comprendere e preservare il mondo che ci circonda. La collaborazione europea tra nazioni, istituti di ricerca e associazioni riveste un’importanza fondamentale in questo contesto. Grazie alla condivisione di risorse, conoscenze e tecnologie, gli scienziati possono affrontare sfide complesse su una scala più ampia e con una prospettiva interdisciplinare. Tale cooperazione garantisce lo scambio di idee e la creazione di connessioni che accelerano il progresso scientifico.

   

Inoltre, la cooperazione consente la standardizzazione dei metodi di ricerca e dei protocolli, garantendo la coerenza e la riproducibilità dei risultati ottenuti. In questo modo è possibile affrontare questioni globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse naturali in modo più efficace ed efficiente. Infine, con valori condivisi e collaborazioni tra istituti, si favorisce lo sviluppo di politiche basate su evidenze scientifiche solide, che possono guidare azioni mirate per la protezione dell’ambiente e la promozione della salute pubblica.

  

Quindi la collaborazione europea nel campo della ricerca biologica e ambientale non solo favorisce la crescita della conoscenza scientifica, ma anche la salvaguardia del nostro pianeta per le generazioni future. Ed è proprio da queste esigenze che nasce il primo progetto continentale per il monitoraggio delle coste chiamato Trec.

  

Trec

Trec è il primo progetto al mondo di portata continentale con l’obiettivo di monitorare le coste europee. La spedizione partita un anno fa, intende infatti, monitorare lo stato di tutte le coste dell’Europa e ne studierà tutte e tre le sfere nelle loro diverse caratteristiche. Mare, terra, atmosfera saranno tutte esaminate attraverso metodologie diverse per poi descrivere un quadro complessivo delle coste del continente.

   

L’idea del programma è quella di studiare la salute di un’area precisa, in ogni suo elemento, organismo vivente e substrato. Di preciso le zone costiere sono spazi di transizione preziosi per la qualità delle condizioni di tutti gli ambienti che incrociano aria, acqua e suolo. Non a caso lo studio si concentra sul punto di incontro tra mare e terra, e nei 300 metri verso l’entroterra e nei mille verso il mare aperto a partire dalla battigia.

   

Lo studio prevede la collaborazione tra enti e istituti tra cui:

  • Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (Embl), che guida il programma;
  • la Tara Ocean Foundation;
  • il consorzio Tara Oceans;
  • l’European Marine Biology Resource Centre (Embrc).

Oltre a loro sono inclusi oltre 150 gruppi di ricerca, 70 istituzioni, partner locali dei 21 Stati coinvolti.

    

Criteri, metodologie e strumenti.

Il piano prevede che una squadra di campionatori viaggi tra i paesi dell’Unione europea e replichi le stesse condizioni di recupero di campioni e di analisi. Tale lavoro serve per uniformare i dati ricavati e standardizzare la metodologia, così da consolidare e condividere le ricerche svolte.

    

Tutto questo è possibile grazie alla goletta Tara e all’Advance Mobile Laboratory dell’Embl, ossia un “camion-laboratorio” altamente specializzato. Il camion, infatti, si “apre” diventando un centro analisi da 40 m2, che consente agli studiosi di svolgere i loro studi durante le tappe più ricche e impegnative. In tal modo, i campioni possono essere analizzati in loco, evitando il (solito) processo di congelamento che può alterare alcune caratteristiche del campione.

   

Oltre a questi due mezzi, in Italia sarà coinvolta la nave oceanografica del Cnr Gaia Blu, che contribuirà allo studio della biodiversità microbica, con attenzione particolare alla biogeochimica.

   

Il viaggio di Tara.

La goletta ha già percorso le coste nord-europee e oceaniche, dal mar Baltico al mare del Nord fino all’Oceano Atlantico. Ora invece spetta al Mar Mediterraneo tutta l’attenzione di questa ricerca: si partirà dalla Spagna per arrivare fino in Grecia passando per l’Italia.

   
A tal proposito, nella nostra Penisola sono state individuate specifiche città in cui svolgere le analisi previste. Nella lista figurano Pisa e Napoli, Amendolara (Calabria), Lesina (Puglia) e Chioggia (Veneto), scelte poiché tutte diverse tra loro per avere dei campioni differenziati, quindi un’immagine più completa.

   

Il 15 aprile la goletta è arrivata a Pisa dove, per l’occasione sono state organizzate una serie di attività per bambini e ragazzi proprio per diffondere l’importanza di questo lavoro. Senza dubbio è una modalità che coinvolge i più giovani facilmente e può far accrescere in loro la curiosità e l’interesse verso questo settore.

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Economia circolare: sempre più importante, secondo il sondaggio di Conou.

By : Aldo |Aprile 15, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Economia circolare: sempre più importante, secondo il sondaggio di Conou.

Conoscere e studiare le opinioni di una popolazione è fondamentale per capire le tendenze sociali, economiche dei cittadini. Questo discorso vale soprattutto se si trattano temi che comportano delle novità, poiché possono prevedere le tendenze future, le reali necessità dei cittadini e le possibili soluzioni. L’indagine presa in esame in questo articolo è quella condotta dal CONOU sull’economia circolare.

   

Il CONOU

Il CONOU,è il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Usati. Si tratta di un ente italiano nato nel 1991 con l’obiettivo di gestire in modo efficiente e sostenibile gli oli lubrificanti esausti provenienti da motori e macchinari. La sua importanza in Italia è significativa poiché con il suo lavoro riduce l’impatto ambientale derivante dalla loro dispersione nell’ambiente. Grazie alle sue attività, il CONOU contribuisce inolre la salvaguardia della salute pubblica, garantendo che gli oli usati vengano smaltiti in modo sicuro e conforme alle normative vigenti.

   

La sua rilevanza è nota a livello europeo poiché è un modello all’avanguardia per cui si viene rigenerato circa il 99% dell’olio lubrificante usato raccolto. Questo è un processo che comporta minori emissioni di CO2, riduzione del consumo di acqua e suolo e costi inferiori nella bolletta energetica.


Ecomondo

Ecomondo invece, è una fiera italiana che si svolge annualmente ed è diventata uno dei principali eventi nel panorama europeo dedicato all’ambiente e alla sostenibilità. La sua prima edizione risale al 1997, e da allora è cresciuta costantemente in termini di dimensioni e rilevanza. La fiera rappresenta un punto di incontro per professionisti, istituzioni, aziende e esperti del settore ambientale, offrendo uno spazio per presentare le ultime innovazioni, tecnologie e soluzioni per la gestione sostenibile delle risorse e la protezione dell’ambiente.

    

Ecomondo è importante perché offre un’ampia panoramica su tematiche cruciali come il riciclo, l’energia rinnovabile, la gestione dei rifiuti, la mobilità sostenibile e molto altro ancora. Vi partecipano aziende leader nel settore, istituzioni nazionali e internazionali, associazioni, ONG e centri di ricerca, creando un ambiente ideale per lo scambio di conoscenze e per promuovere collaborazioni. La fiera solitamente dura diversi giorni e si svolge presso il quartiere fieristico di Rimini, offrendo un’esperienza completa e immersiva per i partecipanti.

   

Ed è proprio durante la 26° edizione di questa cornice “green” e innovativa che il CONOU ha deciso di presentare un sondaggio sull’importanza dell’economia circolare. Forse si tratta di un’analisi che non riguarda l’intera popolazione visto il contesto abbastanza specifico, ma riporta pur sempre dei dati interessanti per l’ambito.

 

L’indagine per il futuro

L’indagine svolta dal CONOU presenta dei dati di vario tipo che rappresentano conoscenza e la percezione dei visitatori sul tema dell’economia circolare. Quest’ultima sembra essere una materia sempre più importante nella società odierna tanto che 8 persone su 10 la ritengono indispensabile (passando dal 74% del 2022, al 79%). Quasi 9 su 10 associano, il concetto di Economia Circolare al riciclo e recupero dei rifiuti, mentre si riduce la percentuale di persone che ha ancora un pensiero tradizionale sulla questione (dal 18% al 12%).

   

A livello demografico, rispetto al 2022, è aumentata la partecipazione di:

  • Donne, passate dal 35% al 43%;
  • Adulti, poiché il 73% è maggiore di 24 anni.

Tali cambiamenti dimostrano un approccio consapevole da parte dei cittadini, evidenziando come sempre più giovani si avvicinino a certe tematiche.

Per quanto riguarda obblighi, doveri, il 55% degli intervistati attribuisce ai governi la responsabilità di doversi far carico delle urgenze ambientali. Contemporaneamente il 35% crede che il contrasto all’emergenza climatica spetti principalmente alle industrie e alle imprese. Solo il 9% delle persone invece, pensa sia compito dei cittadini e delle organizzazioni, quello di attivarsi per cambiare le cose.

   
Come descritto con questi dati, il concetto di economia circolare sembra aver cambiato connotati nell’arco di pochi mesi. Anno dopo anno infatti, prende sempre più un’accezione positiva e fondamentale per il futuro. A maggior ragione se si parla di investimenti, non a caso il 63% degli intervistati, ritiene necessario il finanziamento di progetti di economia circolare.

 

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L’impresa agricola torna di moda tra i giovani. Ecco il nuovo bonus.

By : Aldo |Aprile 11, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su L’impresa agricola torna di moda tra i giovani. Ecco il nuovo bonus.

L’Italia è un paese pieno di natura, di materie prime, di tradizioni e culture.  Senza dubbio molte di queste vengono tramandate di generazione in generazione per poterle conservare anche se i tempi sono cambiati e certe usanze non trovano un vero e proprio riscontro nel presente. Tuttavia, c’è un’attività che sta prendendo piede tra i giovani che è tutt’altro che innovativa. Il settore agricolo torna in voga grazie alle nuove tecnologie e agli investimenti.

  

L’agricoltura in Italia

L’agricoltura in Italia ha radici profonde che affondano nei tempi antichi, risalendo all’epoca dell’Impero Romano e oltre. La sua diffusione ha contribuito significativamente alla formazione dell’identità nazionale e alla diversificazione culturale delle varie regioni italiane. Oggi, l’agricoltura rimane un pilastro dell’economia italiana, anche se la sua importanza relativa è diminuita rispetto al passato. Secondo dati recenti, il settore agricolo contribuisce ancora significativamente al PIL nazionale, rappresentando circa il 2% del totale, con una produzione annua che supera i 50 miliardi di euro.

   

Dal punto di vista demografico, l’agricoltura ha subito una significativa trasformazione nel corso degli ultimi decenni. Infatti, se in passato rappresentava il principale impiego per la maggior parte della popolazione, oggi il numero di agricoltori è diminuito vertiginosamente a causa dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione. Tuttavia, l’agricoltura rimane ancora un importante datore di lavoro, soprattutto nelle aree rurali, e svolge un ruolo chiave nel mantenimento delle tradizioni culturali e della biodiversità.

   

Una tradizione da rinnovare

Per quanto riguarda l’interesse dei giovani nei confronti dell’agricoltura, ci sono segnali di un nuovo interesse verso questo settore. Nel 2024, i dati indicano che circa il 15% dei giovani italiani è coinvolto direttamente o indirettamente nelle pratiche agricole. Ossia, sono veri e propri agricoltori e contadini, oppure investono in aziende agricole o progetti correlati. Tale movimento sta registrando un aumento rispetto agli anni precedenti, indicando una crescente consapevolezza dell’importanza dell’agricoltura per l’economia e l’ambiente.

   

Tuttavia, nonostante questa crescita, i giovani rappresentano ancora una minoranza rispetto agli anziani (o persone di età intermedia) nel settore agricolo. Ciò evidenzia la necessità di incentivare ulteriormente l’interesse dei giovani verso l’agricoltura e creare opportunità per il loro coinvolgimento attivo in questo settore vitale. Proprio per tale esigenza, è stata approvata una nuova legge che possa incentivare i ragazzi italiani ad intraprendere una carriera in questo settore.

   

Bonus per i giovani agricoltori

La legge 36/2024 pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 26 marzo scorso, è entrata in vigore mercoledì 10 aprile e mira a grandi incentivi per i giovani. Tale legge prevede l’istituzione di un fondo che mette a disposizione 15 milioni di euro all’anno per il cofinanziamento di programmi regionali per favorire lo sviluppo del ricambio generazionale.

   

Si articola in vari tipi di supporto per diverse tipologie di attività, ma tutti i finanziamenti hanno l’obiettivo di integrare i ragazzi nel settore agricolo. Come scritto nel paragrafo precedente, non si tratta di un incentivo alla mansione di agricoltore, ma una serie di aiuti, finanziamenti e sviluppo di progetti che possano innovare e soprattutto rendere sostenibile l’agricoltura per via del lavoro fisico e mentale dei giovani.

    

In concreto il bonus lavora in 4 principali ambiti quali:

  • Contributi a fondo perduto per chi avvia un’impresa: un fondo annuo di 15 milioni di euro per sostenere giovani imprenditori agricoli tra i 18 e i 41 anni e le imprese agricole con soci che rispettano tali requisiti. I fondi saranno erogati per l’acquisto di terreni, strutture e beni strumentali, o di aziende già operative.
  • Sconti sulle tasse per gli atti di acquisto dei terreni: riduzione del 40% delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, con il versamento del 60% rispetto alle tariffe ordinarie. Inoltre, è valido uno sconto del 50% sugli onorari notarili per gli atti di compravendita fino a 200.000 euro. Infine ci sono ulteriori agevolazioni per l’acquisto di terreni confinanti con diritto di prelazione, privilegiando giovani agricoltori con specifiche competenze (quali diploma, laurea o corsi inerenti al settore).
  • Regime forfettario per i primi cinque anni: agevolazioni fiscali per le nuove attività gestite dai giovani (a chi non ha esercitato nei tre anni precedenti altra attività d’impresa agricola), con un’imposta forfettaria al 12,5% sull’intero reddito agricolo, sostituendo Irpef e Irap.
  • Credito d’imposta per la formazione: previsto fino all’80% delle spese per corsi di formazione in gestione e innovazione agricola, valido anche per giovani imprenditori dal 1° gennaio 2021.
  • Posti riservati ai giovani nei mercati comunali: disposizioni per agevolare la commercializzazione dei prodotti delle suddette imprese, riservando loro almeno il 50% degli spazi nei mercati per la vendita diretta di prodotti agricoli gestiti dai giovani.

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Da un borgo in Friuli arriva il sistema di illuminazione circolare.

By : Aldo |Aprile 08, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Da un borgo in Friuli arriva il sistema di illuminazione circolare.
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Quando si dice che ognuno di noi può fare la differenza anche con semplici mosse, non si tratta di una falsità. Ogni cittadino del mondo ha il potere di cambiare l’ambiente che lo circonda sotto ogni punto di vista, con un impatto diverso a seconda di molteplici criteri. Ma proprio per questo concetto, possiamo parlare di un caso innovativo partito da un piccolo borgo italiano.

L’illuminazione

La transizione energetica riveste ad oggi, un’importanza cruciale per diversi motivi. Tra questi si possono citare la riduzione di emissioni di gas serra, la riduzione delle fonti di energia fossile e l’adozione di fonti rinnovabili. Tale transizione è applicabile in svariati ambiti come quello dell’illuminazione, settore in cui potrebbe fare una grande differenza. Questo ambito, a livello mondiale produce ben 200 miliardi di kg di CO2 ogni anno rappresentando più dello 0.5% delle emissioni globali. Soprattutto, se si tratta di sistemi tradizionali come le lampadine a incandescenza e le lampade fluorescenti.

   

In Italia, per esempio, si conta 1 lampione per ogni 6 abitanti, per un totale di 10 milioni di punti luce. Di questi circa 3 milioni e mezzo sono stati portati a LED, opzione che ha determinato da sola un risparmio energetico del 50%. In generale, l’investimento in sistemi di illuminazione più efficienti può portare a risparmi economici a lungo termine, oltre a contribuire alla creazione di un’economia più sostenibile e resiliente. Un esempio è il modello usato in un piccolo borgo friulano, che ha finanziato un sistema di illuminazione circolare, unico nel suo genere.

    

Il nuovo modello

Il progetto pilota concluso all’interno del borgo friulano di San Pier d’Isonzo rappresenta una vera svolta nonostante sia stato applicato ad un bacino di sole 2000 persone. Si tratta di un cambiamento che riguarda l’aspetto dell’illuminazione a 360 gradi e in chiave circolare.

   

Non a caso City Green Light una E.S.Co (Energy Service Company) ha confermato il primato del borgo che ha introdotto un’iniziativa più che sostenibile. Un programma che prevede un nuovo sistema di illuminazione creato con il 90% dei materiali provenienti dal riciclo e un risparmio energetico equivalente a quello di cinquanta famiglie. Si tratta del primo piano di illuminazione pubblica circolare ed efficace, che ha superato addirittura gli standard ambientali minimi (CAM) imposti dal governo.

   

Sarà proprio la compagnia City Green Light a gestire e mantenere gli impianti per i prossimi 9 anni, partendo con ottimi risultati che fanno ben sperare. Infatti, nel primo periodo è stato registrato un risparmio energetico superiore al 60%, rispetto al periodo precedente al progetto.

   

Il progetto in numeri

Se il piano potesse essere descritto in numeri, questi sarebbero:

  • 70% del materiale utilizzato per il nuovo sistema deriva da materie prime riciclate;
  • 1 tonnellata e mezzo è la quantità di materiale totale usato proprio grazie ad un’elevata percentuale di riciclo;
  • 407 punti luce sostituiti con altri a maggior efficienza su un totale di 503;
  • 130,54 MWh di risparmio energetico per via della sostituzione di vecchi sistemi d’illuminazione;
  • – 33,4 tonnellate di C02 non immesse nell’atmosfera.

Come ogni iniziativa di questo genere, all’avanguardia e necessaria per il futuro, quella di San Pier d’Isonzo potrebbe essere un modello al quale rifarsi. Anche perché, riducendo i consumi e le emissioni del sistema di illuminazione, se ne riduce l’impatto e quindi l’inquinamento luminoso.

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Pannelli fonoassorbenti dalle potature di ulivo. Ecco l’idea siciliana, sviluppata a Torino.

By : Aldo |Aprile 04, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Pannelli fonoassorbenti dalle potature di ulivo. Ecco l’idea siciliana, sviluppata a Torino.

Che la natura ci regala tutto ciò di cui abbiamo bisogno non è più un segreto. Ma proprio per questa enorme fortuna abbiamo il dovere di usare le risorse che ci dona nel migliore di modi. Ed è qui che entra in gioco la sostenibilità in ogni campo. In questo caso si parla del riuso di scarti agricoli per la creazione di pannelli fonoassorbenti.

   

L’importanza dell’ulivo

L’ulivo riveste un ruolo centrale nel Mediterraneo, non solo come pianta simbolo di tradizione e identità culturale e religiosa. È fondamentale anche a livello economico e ambientale. Pianta riconosciuta e valorizzata sin dall’antichità, l’ulivo e i suoi frutti costituiscono un elemento chiave della dieta mediterranea, celebrata per i suoi benefici per la salute. Nel 2023, l’Unione Europea ha dichiarato che la produzione di olio di oliva ha generato circa 8 milioni di tonnellate di scarti, i quali rappresentano circa il 30% del volume totale di olive lavorate.

   

Questo tema è rilevante soprattutto in Italia, il principale paese produttore di olio d’oliva in Europa che annualmente produce 3 milioni di tonnellate di scarti. Tuttavia, questi ultimi vengono sfruttati in maniera creativa ed efficiente, usando al 100% la risorsa, riducendo i rifiuti e quindi aiutando il pianeta. Per esempio, si usa la sansa come fertilizzante organico o per produrre energia attraverso processi di biomassa. O ancora le vinacce possono essere impiegate nella produzione di grappe e liquori, come materia prima per cosmetici e prodotti farmaceutici. Nei “rifiuti” di questo settore, possiamo considerare anche le potature, tema dell’articolo e dello studio in collaborazione tra Alcamo e Torino.

    

L’osservazione della tradizione

Un’osservazione semplice, ma illuminante, ha portato a un’idea innovativa nel campo dell’edilizia e delle nuove tecnologie.  Rossella Cottone, studentessa di Architettura al Politecnico di Torino, ha notato un contadino che bruciava potature di ulivo nei campi, scatenando la sua curiosità sul motivo dietro a tale pratica secolare. Ovviamente si tratta di processi che nel tempo si sono consolidati e fanno parte della tradizione contadina, che non per questo siano postivi per l’ambiente. Tuttavia, proprio grazie a tale incontro, la studentessa ha colto il grande potenziale della materia che aveva di fronte.

    

Così Louena Shtrepi, docente della studentessa, insieme a Valentina Serra, del Dipartimento Energia e Simonetta Pagliolico del Dipartimento di Scienze Applicate e Tecnologia, hanno deciso di studiare a fondo questa tematica. Pertanto, hanno articolato uno studio sulla trasformazione di uno scarto agricolo in un nuovo materiale, utile per l’edilizia, prendendo spunto proprio dalla tesi di laurea di Rossella Cottone.

     

Dagli scarti all’edilizia

Il processo di trasformazione si basa sull’utilizzo del cippato ottenuto dagli dagli scarti delle potature di ulivo come materiale sfuso, un prodotto naturale sena altri elementi che limitano le lavorazioni. Questa è un’attenzione molto importante in processi simili, poiché consente di preservare e garantire le caratteristiche del materiale originale. Quindi una volta raccolti rami e foglie, si combina tutto con vari processi che portano alla formazione del cippato, che unito a sua volta forma un nuovo materiale. A questo punto si esegue un trattamento ignifugo poiché si parla sempre di materiale combustibile e da lì nasce la nuova “materia prima”. 

   

Il prodotto ottenuto è poroso con caratteristiche simili a quelle di altri materiali acustici, ovvero a fibre di poliestere. Questo consente il suo impiego nel campo dell’edilizia, precisamente in quello dell’isolamento acustico da rumori esterni. Infatti, può essere usato negli interni di appartamenti, come rivestimenti in uffici, scuole e studi di registrazione. Per di più, le cavità del materiale permettono valori di assorbimento superiori a 800 Hz, con i massimi a 1600 Hz e 4000 Hz, e il minimo a 3150 Hz.

   

Conclusioni

La produzione di pannelli fonoassorbenti con questa nuova materia potrebbe togliere tonnellate di scarti dall’ambiente ma non solo. Potrebbero consentire l’isolamento acustico a prezzi modici, quindi anche in questo caso la sostenibilità ci viene incontro in ambito economico e sociale. Anche perché i pannelli in questione, durano tanto quanto il legno, soprattutto se si tratta di applicazioni in spazi interni, quindi meno esposti alle varie condizioni ambientali che variano all’aperto.

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Finanziamenti e vantaggi del bonus per l’agricoltura sostenibile.

By : Aldo |Marzo 28, 2024 |Arte sostenibile, Home |Commenti disabilitati su Finanziamenti e vantaggi del bonus per l’agricoltura sostenibile.

Ormai si sa, la sfida per la transizione ecologica è presente in qualsiasi ambito e settore produttivo (e non). Tra i tanti, l’agricoltura è uno di quelli più incisivi, su cui c’è un enorme margine di miglioramento per mezzo di politiche e finanziamenti. Ed è così che in Italia è arrivato il bonus per l’agricoltura sostenibile.

L’impatto dell’agricoltura

Le emissioni derivanti dall’agricoltura a livello mondiale rappresentano una gran parte del totale delle emissioni di gas serra. Infatti, l’agricoltura contribuisce approssimativamente al 24% delle emissioni globali di gas serra, con il metano e il biossido di carbonio tra i principali agenti. Inoltre, l’uso massiccio di fertilizzanti nell’agricoltura è un altro fattore importante. Tra questi i principali sono l’azoto, il fosforo e il potassio, i quali contribuiscono alla produzione di gas serra, come l’ossido nitroso ed influenzano negativamente la qualità del suolo e dell’acqua. Parallelamente, l’uso di carburanti nell’agricoltura, soprattutto per l’uso dei trattori e di altre macchine agricole, favorisce ulteriormente la produzione di emissioni, soprattutto di anidride carbonica.

    

La situazione italiana non è così differente da quella internazionale, calcolando che contribuisce per circa il 19% alla produzione di emissioni totali del Paese. In gran parte derivanti anche dai fertilizzanti con un forte impatto sulla qualità ambientale: in particolare sulla salubrità del suolo e delle falde acquifere. Senza dimenticare poi l’utilizzo dei carburanti usati nel settore.

Per questo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pensato all’erogazione di fondi per la transizione ecologica in questo ambito. Si tratta di un bonus della cifra totale di 193 milioni di euro. 

 

Il bonus per l’agricoltura sostenibile

Il bonus presentato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica prevede il finanziamento e il supporto della transizione ecologica nell’ambito agricolo. Si tratta di 193 milioni di euro che saranno investiti in impianti di biogas, trattori a biometano e biofertilizzanti. Ossia in tutti quei processi, sistemi o macchinari che sono ad oggi i più impattanti del settore.

   

Il bonus prevede un contributo in conto capitale pari a un massimo di 600 mila euro, che copre il 65% delle spese sostenute. La particolarità del bonus riguarda la sua partizione: infatti il 40% delle risorse spetterà al sud al quale saranno indirizzati 77,2 milioni di euro. Tuttavia, verranno finanziati progetti che mirino allo sviluppo di nuove tecniche, nuovi sistemi necessari alle pratiche agricole ma che riducano il loro impatto sull’ambiente. Dunque, si parla di programmi che possano salvaguardare il suolo, l’acqua ma anche l’atmosfera e la biodiversità.

   

Le categorie di intervento oggetto di incentivo sono di tre tipologie:

  • le “Pratiche ecologiche” nei campi e lo sviluppo di poli consortili per lo sfruttamento del digestato;
  • la sostituzione di trattori obsoleti con quelli alimentati a biometano;
  • interventi per l’efficienza degli impianti già esistenti per la produzione di biogas.

Gli interventi

Tra gli interventi previsti si possono citare quelli legati agli impianti a biogas. I progetti che mirano al loro sviluppo hanno la grande maggioranza delle risorse, ben 124 milioni di euro. Attualmente in Italia se ne contano circa 1.803 con una produzione di 2,5 miliardi di m3 di gas rinnovabile. Quest’ultimo è poi destinato alla produzione elettrica e termica rinnovabile e al consumo di biometano per i trasporti.

  

Per quanto riguarda i biofertilizzanti sono stati stanziati 54 milioni di euro, specificamente per la produzione e l’utilizzo di concime organico e l’adozione di macchinari più efficienti. Inoltre serviranno per la creazione di poli consortili dedicati al trattamento centralizzato del digestato. Il digestato non è altro che un materiale prodotto dal processo di digestione anaerobica di biomasse vegetali, scarti di allevamento e sottoprodotti animali. Essendo ricco di nutrienti come azoto, fosforo e potassio è un ottimo biofertilizzante.

   

E infine i trattori, per i quali sono stati devoluti 15 milioni di euro, per la sostituzione di quelli vecchi con quelli nuovi e più efficienti. Il bonus è previsto solo per mezzi alimentati a biometano e dotati di strumenti per l’agricoltura di precisione. Tecnica (quest’ultima) che permette di usare i trattori come supporto all’operatore che garantiscono maggiore sostenibilità e maggiore efficienza operativa.

 

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New York: il consigliere Gennaro propone una legge contro le capsule per il bucato.

By : Aldo |Marzo 25, 2024 |Arte sostenibile, Emissioni, Home |Commenti disabilitati su New York: il consigliere Gennaro propone una legge contro le capsule per il bucato.

Abbigliamento e fast fashion, fibre sintetiche, bassi prezzi e produzioni che hanno un elevato impatto sull’ambiente. Ormai non c’è dubbio che le microplastiche ritrovate in mare siano correlate principalmente al nostro abbigliamento e quindi al suo lavaggio. Ora però la lotta si è ampliata alle famose pods.

   

Microplastiche nel mondo

Le microplastiche derivanti dal lavaggio di tessuti rappresentano un’importante e preoccupante fonte di inquinamento ambientale su scala mondiale. Le stime affermano che, circa il 35% delle microplastiche presenti nei mari e negli oceani derivino direttamente dal rilascio di fibre plastiche durante il lavaggio dei tessuti. Questo fenomeno è particolarmente diffuso in tutto il mondo che purtoppo consente alle microplastiche di infiltrarsi nei cicli naturali dell’acqua diventando una minaccia per tutti gli esseri viventi, uomo compreso.

    

A livello europeo, non cambiano le percentuali previste per l’intero pianeta. Anche qui, il particolato correlato alle microfibre di plastica costituisce fino al 30% delle microplastiche rilevate nei sedimenti marini e costieri dell’Unione Europea. Questo problema è stato riconosciuto dall’UE, che ha adottato misure per contrastare l’inquinamento da microplastiche, tra cui normative per ridurre l’uso di microplastiche nei prodotti e per migliorare la gestione delle acque reflue contenenti microplastiche. Neanche l’Italia si sottrae a tale tendenza, poiché il 20% delle microplastiche presenti nel Mediterraneo sono costituite da fibre di tessuto.

    

Si tratta quindi di un problema che va affrontato e risolto urgentemente a livello mondiale, con politiche e nuove norme anche per le grandi aziende tessili. Quello che possiamo fare noi cittadini è semplice: prestare attenzione alle etichette dei vestiti, comprare il più possibile tessuti naturali e non solo. Una mossa importante è quella di scegliere adeguatamente i detersivi, questa è la lotta intrapresa dalla startup Blueland e dal consigliere municipale Democratico James Gennaro.

    

La proposta di legge di New York

Il consigliere municipale Democratico James Gennaro ha presentato una legge dal nome “Pods Are Plastic”. La campagna mira a portare l’attenzione su prodotti di uso comune come le pods, piccole capsule contenenti vari tipi di detersivi usate per i lavaggi in lavatrice. Con tale legge il consigliere vuole ribadire un concetto semplice a volte trascurato, ossia che anche queste pods sono composte di plastica, in particolare di PVA o PVOH (alcool polivinilico).

    

Si tratta di plastica, sintetica a base di petrolio e dunque inquinano tanto quanto gli altri tipi di plastica, come ricordato nello studio dei ricercatori dell’Arizona State University. L’analisi da loro compiuta nel 2021 ha incrementato l’attenzione su questo tema, con grande impegno per sensibilizzare sempre più cittadini. Tuttavia, a questa proposta, le aziende hanno risposto in maniera negativa o con dati riferiti ad analisi della American Cleaning Institute. Quest’ultimo si è fatto portavoce delle aziende, ribadendo che

il PVA si scompone in componenti non tossici, rendendolo un’alternativa più sostenibile alle plastiche tradizionali, quando viene esposto all’umidità e ai microrganismi”.

Tuttavia, secondo lo studio universitario, il 77% del PVA (circa 8mila tonnellate all’anno) che arriva negli impianti di trattamento delle acque reflue viene poi rilasciato intatto nell’ambiente. Questo succede perché spesso non ci sono i microrganismi giusti negli impianti. Oppure il tempo di permanenza del materiale è troppo breve, con un massimo di una settimana, quando sarebbero ideali 60 giorni, per una degradazione del 90%.

   

Le critiche

Alla proposta di legge del consigliere Gennaro, ha risposto lo stesso American Cleaning Institute, che invece lo accusa di aver supportato la sua proposta con dati non veritieri. Ed inoltre afferma che la stessa startup Blueland, abbia creato una campagna di disinformazione sul tema, servendosi proprio della ricerca dell’Arizona State University.

    

Un’altra forte opposizione arriva dall’ U.S. Environmental Protection Agency, la quale ha rigettato ogni richiesta dell’impresa, riguardante la rimozione del PVA dall’elenco delle sostanze chimiche sicure. L’ente nazionale ha affermato che le base dati sarebbero incomplete e che gli studi invece confermino la sicurezza del composto.

   

L’unica cosa su cui concordano tutti i ricercatori è che la sorgente di diffusione di microplastiche più vicina ai cittadini è la lavatrice. I dati sono certi e nel 2019 si paralava di ben 1,5 milioni di microfibre di plastica per kg di tessuto lavato. Microparticelle che poi arrivano in mare ogni anno, con un peso specifico tra i 200.000 e le 500.000 tonnellate.  Nel frattempo, Blueland si fa strada nella sostenibilità con la produzione di prodotti di detersione in compresse vegane, prive di PVA, parabeni, fosfati, ammoniaca, candeggina, ftalati e tanti altri elementi chimici nocivi per l’ambiente.  

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Ecopneus: il progetto sul riciclo dei PFU che premia le scuole.

By : Aldo |Marzo 21, 2024 |Arte sostenibile, Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Ecopneus: il progetto sul riciclo dei PFU che premia le scuole.

La formazione dei ragazzi è la soluzione più efficace per crescere delle persone che abbiano una consapevolezza del loro ruolo nel mondo e di quello che li circonda. Per questo sono molto importanti progetti ed iniziative scolastiche che riguardino tutti gli ambiti della vita di una persona, dall’aspetto personale, sportivo a quello di educazione civica, come il progetto Ecopneus.


Il problema dei PFU

I Pneumatici Fuori Uso (PFU) rappresentano un’importante categoria di rifiuti nell’ambito dell’economia circolare. Nel mondo, si stima che vengano generati circa 1,5 miliardi di PFU ogni anno, con una percentuale significativa proveniente dall’Europa. Secondo i dati più recenti, l’Europa produce circa il 25% dei PFU mondiali, pari a circa 375 milioni di pneumatici all’anno. In Italia, invece, se ne generano approssimativamente 180.000 tonnellate annue rappresentando circa il 12% del totale europeo.

Queste cifre sottolineano la necessità di nuove ed efficaci strategie di gestione dei rifiuti, del loro riciclo e riutilizzo per uno smaltimento corretto e sostenibile dei PFU. Ad oggi ci sono varie tecniche di riciclo di questo materiale tra le quali:

  • Triturazione e granulazione, che consentono il loro impiego nell’edilizia o nel settore stradale o ancora per la produzione di tappeti per parchi giochi e pavimentazioni in gomma;
  • Riciclo del tessuto in fibra, sempre usata per tappeti, materassi o isolamento acustico;
  • Riciclo dell’acciaio e della fibra di nylon, materiali estratti dagli pneumatici, recuperati e usati in altri settori.

In particolare, la prima soluzione è stata al centro di un grande progetto nelle scuole italiane volto alla sensibilizzazione sul tema del riciclo dei PFU. Il programma è stato promosso dalla società Ecopneus che ha conferito premi “unici” alle scuole.

   

Ecopneus

Ecopneus è una società senza scopo di lucro, responsabile del rintracciamento, della raccolta, del trattamento e del recupero degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) in Italia. Venne fondata dai principali produttori di pneumatici nel paese, ed è obbligata secondo l’articolo 228 del Decreto Legislativo 152/2006 a gestire una quantità di PFU equivalente a quella immessa nel mercato nell’anno precedente, seguendo il principio della Responsabilità Estesa del Produttore. Inoltre, si occupa del loro tracciamento e della rendicontazione verso le autorità, oltre a promuovere l’uso della gomma riciclata e sensibilizzare sul riciclo. Il suo obiettivo è quello di garantire il recupero di circa 200.000 tonnellate di PFU all’anno.

    

Attualmente, conta 50 soci, ossia aziende di produzione o importazione di pneumatici che si sono volontariamente affiliate a Ecopneus.  La società venne incaricata di questo ruolo nel 2011, poiché mancava un sistema nazionale strutturato per la gestione completa dei PFU. Quindi con questo investimento si assistì ad un grande cambiamento, visto che ogni anno in Italia circa 350.000 tonnellate di pneumatici, equivalente a oltre 38 milioni di pneumatici per auto, raggiungono la fine della loro vita utile.

    

Da quel momento la filiera è organizzata su un modello innovativo che racchiude una rete di aziende qualificate, incaricate di tutte le operazioni necessarie. Quindi dalla raccolta al trasporto dei PFU agli impianti specializzati per il trattamento e il recupero, garantendo il raggiungimento degli obiettivi ambientali al minimo costo. Ecopneus però è anche impegnata molto nella sensibilizzazione sul tema e proprio dal 2012 porta avanti questo programma anche nelle scuole per mezzo di differenti iniziative.

 

I progetti educativi nelle scuole

Ecopneus in collaborazione con Legambiente, hanno creato un programma di sensibilizzazione sul tema dei PFU diffuso in tutta Italia. Ad oggi ha coinvolto 11 regione italiane, circa 12.000 studenti e 4.200 docenti e inoltre ha donato ben 11 superfici sportive per la riqualifica delle palestre. In più ha dotato le suole di nuove infrastrutture sostenibili e performanti che rappresentano spazi sportivi e di aggregazione. I beneficiari di tali opere sono i giovani studenti e gli atleti delle associazioni sportive territoriali. Questa volta, hanno partecipato le scuole secondarie di primo e di secondo grado dell’Umbria. Gli educatori di Legambiente hanno aiutato i ragazzi ad approfondire i temi del riciclo in generale e della gomma riciclata da PFU nello specifico.

    

A vincere la XII edizione del premio sono state le classi dell’Istituto Comprensivo Pianciani-Manzoni di Spoleto con il video Nuova vita ai PFU-Ecopneus sei un eroe e quelle del Liceo Linguistico Gandhi di Narni Scalo con il video Destinazione Futuro. I lavori dei ragazzi erano incentrati sul corretto riciclo del materiale in esame e sono stati giudicati dai tecnici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di Ecopneus e Legambiente. La società, quindi, premierà le due scuole, con un campo da basket 3×3 in gomma riciclata, per promuovere anche la legalità e la tutela ambientale.

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Con il cambiamento climatico cambiano anche i sistemi assicurativi.

By : Aldo |Marzo 18, 2024 |Emissioni, Home |Commenti disabilitati su Con il cambiamento climatico cambiano anche i sistemi assicurativi.

Come sottolineato più volte, il cambiamento climatico comporta delle modifiche in tantissimi ambiti. Eppure, ogni giorno si parla di un nuovo settore in cui si riscontrano nuove problematiche e/o innovazioni correlate a questo tema. Oggi si parla anche delle assicurazioni.


I danni dei fenomeni estremi

Negli ultimi anni, i danni legati ai cambiamenti climatici hanno raggiunto cifre allarmanti. Nel 2023, in particolare, si è registrato un significativo aumento rispetto agli anni precedenti incrementando esponenzialmente i costi economici ad essi correlati. I numeri da capogiro sono tali da gravare pesantemente sul bilancio delle nazioni coinvolte. In Italia, gli eventi estremi si sono moltiplicati, con un numero record di disastri naturali come alluvioni, ondate di calore, e incendi boschivi. Questi hanno causato danni devastanti alle infrastrutture, all’agricoltura e alla vita delle persone.

    

Pertanto, si rafforza la necessità di adottare misure concrete per mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, poiché il costo umano, economico e ambientale continua a crescere in modo inarrestabile. Il peso economico di tali fenomeni viene studiato ed è diventato una tematica rilevante anche nell’ambito delle assicurazioni, con non pochi dubbi, richieste e scontri di pensiero.

    

Il cambiamento delle assicurazioni

Le assicurazioni di tutto il mondo sono ormai entrate in un vortice che riguarda i risarcimenti per danni legati ai fenomeni estremi, riconducibili al cambiamento climatico. La questione risulta complicata poiché nello stesso momento le compagnie stanno aumentano le franchigie e i premi ed alcune addirittura negano le coperture, con conseguenze che ricadono su cittadini ed imprese.

   

Sebbene non si tratti di una questione semplice è ancora più complicato spiegare i movimenti finanziari e le decisioni alla base di tale mercato, tanto da coniare un termine: uninsurability crisis. Un esempio che può spiegare la situazione è quello riguardante la Florida, dove i prezzi delle assicurazioni per le case sono triplicati. A causa dell’aumento della frequenza degli uragani e della loro potenza, si è passati dai 1988 dollari del 2019 ai 6.000 dollari di oggi.  

   

Sicuramente la Penisola italiana non ha registrato gli stessi danni degli Stati Uniti, ma l’allerta è aumentata da qualche anno. Difatti, dopo le grandinate dello scorso luglio, sono arrivate tantissime segnalazioni dei cittadini che addirittura non riuscivano più ad acquistare coperture per gli eventi atmosferici, vista l’enorme domanda. Fino al 2022 si trattava di un anno stabile, mentre il 2023 ha registrato delle cifre oltre le previsioni, tanto da far dubitare gli esperti sull’eccezionalità della questione.

 

Il sistema assicurativo

Le assicurazioni funzionano poiché esiste il concetto di “mutualità”. Per tale sistema, ci si assicura per tutelarsi dall’imprevisto (che nella gran parte dei casi non si verificherà). Tuttavia, la somma dei premi raccolti consente di risarcire chi riporta il danno: si tratta di una scommessa (calcolata con modelli matematici) per le compagnie e per il singolo, che però alimentano un sistema globale. Quindi se si verifica un uragano, si registreranno perdite ingenti, che saranno compensate comunque dalla raccolta dei premi effettuata in altre aree. Così non si ci sono problemi per il riassicuratore.

   

Sebbene si tratti di un sistema consolidato, si evidenziano le lacune quando si tratta di danni legati al clima, poiché aumenta la frequenza e la potenza degli eventi nello stesso momento in tutto il mondo. In questo caso, non ci si può rifare al concetto di mutualità e per questo diventa difficile calcolare nuove polizze, nuovi premi o contratti.  Soprattutto perché gli obiettivi degli assicuratori è quello di continuare a garantire tali protezioni al cliente, senza venire meno alle logiche economiche del mercato.

   

C’è da dire però, che il rialzo dei premi non dipende solamente dal fattore climatico ma anche dall’inflazione e da tutti i fenomeni macroeconomici globali. Lo Stato italiano si è mosso in questo senso, con la nuova legge di bilancio, la quale impone che le imprese si assicurino contro i rischi catastrofali entro la fine del 2024. Così facendo il bacino dei clienti viene ampliato consentendo lo sviluppo del concetto di “mutualità”.

   

Considerazioni generali

Le perdite economiche globali (calcolate per il 2022) per danni correlati a quattro tra i fenomeni meteo principali (inondazioni, cicloni tropicali, tempeste invernali in Europa e temporali di grande intensità), ammontano a ben 200 miliardi di dollari. Dove solo gli USA ne contano 97 miliardi, mentre l’Italia è al 17° posto con 2.3 miliardi (0.11% del PIL).

   

Il trend dei fenomeni estremi aumenta, ma quelli come la grandine a luglio, sono dei rischi impliciti per chi fa assicurazione. Il caso è diverso se gli eventi sono di portata e frequenza maggiore, per cui è necessario diminuire la vulnerabilità. Per far si che si riduca la vulnerabilità c’è bisogno di investimenti nelle opere di adattamento di ogni Paese, o almeno questo è quello che alcuni gruppi affermano.

    

C’è chi invece è contrario a tale dichiarazione, che sembra quasi uno scaricabarile sugli Stati. Difatti, evidenziano come proprio le assicurazioni finanzino spesso e volentieri attività ed economie che alimentano il cambiamento climatico, come le estrazioni di combustibili fossili. Nonostante ciò, imporre alle compagnie assicurative e ai suoi clienti di ridurre le emissioni, non sembra essere una buona strategia. Questo perché l’obbligo ha portato ad un aumento delle polizze, gas e altri servizi.

   
Sicuramente è un argomento delicato, fatto di tantissime ipotesi, rischi e calcoli matematici. Non si tratta di un tema facilmente comprensibile per tutti, ma in qualche modo, parlarne può potare ad una maggiore sensibilizzazione di tutto il mondo.

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L’esempio virtuoso del biodinamico abruzzese.

By : Aldo |Marzo 14, 2024 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Home |Commenti disabilitati su L’esempio virtuoso del biodinamico abruzzese.

Si sa che l’Italia è impegnata a mantenere salde certe tradizioni, che non riguardano solo l’aspetto culinario ma anche produttivo. Il Paese che vanta secoli di storia detiene anche grandi esempi di virtuosità legati al settore sostenibile. Ecco il caso della biocantina Orsogna.

    

Il virtuoso Abruzzo

L’Abruzzo è una regione che si distingue per il suo forte impegno ambientale per mezzo di importanti progetti e politiche. Non a caso oltre il 30% del territorio è parte di riserve naturali e aree protette, tra cui

  • il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise;
  • il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
  • il Parco Nazionale della Majella.

Tale attenzione è determinata anche dall’elevata percentuale di biodiversità che presenta tra flora e fauna, che va oltre il 40%. Inoltre, la regione spicca per la sua riduzione significativa delle emissioni di CO2 del 20% negli ultimi dieci anni.  Un ulteriore settore rilevante per il territorio è quello della produzione biologica, che rappresenta oltre il 10% della produzione agricola totale. Questa specialità è talmente importante e che negli ultimi 5 anni, il 15% delle aziende agricole hanno adottato pratiche biologiche. Tale scelta influisce non solo sulla produzione e sul consumo di alimenti di qualità, ma ha un forte impatto anche nell’economia locale, favorendo inoltre il turismo ecologico. Quest’ultimo è cresciuto del 25% valorizzando la natura, le tradizioni e la produzione e favorendo sviluppo sostenibile della regione.

    

L’Abruzzo si sta rinnovando attraverso un nuovo modo di pensare il consumo del suolo e la produzione di cibo, rispettando gli ecosistemi, incrementando la sostenibilità del territorio stesso.

   

Il caso della Bio Cantina Orsogna

La virtuosità della regione è dovuta anche o principalmente alle scelte delle aziende, che decidono di approcciarsi alla produzione in maniera innovativa. Tra i tanti nomi però spicca quello della Bio Cantina Orsogna, un esempio di eccellenza nell’ambito della sostenibilità.

    

Nel 1964 35 viticoltori idearono la Cantina Sociale del paese per unire le loro produzioni agricole. Sin dall’inizio, la produzione vinicola era una delle attività principali della zona, non a caso si contavano più di 40 grandi cantine cooperative. La rilevanza della cooperativa è evidente poiché si impegna non solo nelle sue attività ma si sviluppa su un concetto complessivo di produzione. Per questo è sempre stata attiva nella salvaguardia ambientale, la conservazione delle conoscenze e la produzione di vini di qualità.

    

Nel 1995 è iniziato percorso di conversione al biologico ha coinvolto il 100% della superficie vitata nel 2022 contava 1400 ettari, mentre il 45% è dedicato all’agricoltura biodinamica (Demeter) dal 2003. Grazie a tale impegno e dal 2022 tutti i vignaioli della cooperativa sono stati certificati per la biodiversità degli agroecosistemi (Biodiversity Friend®).

    

La produzione

È chiaro che si tratti di una realtà che ha a cuore il suo territorio e non solo. Perché questo tipo di dedizione e di approccio alla produzione con una filosofia totalmente nuova è frutto di una grande attenzione anche verso le generazioni future. Precisamente la cooperativa segue la “filosofia agricola” ispirata al pensiero di Rudolf Steiner, il quale creò una visione quasi spirituale della produzione di alimenti.

    

Una filosofia che introduce nella cura della vigna, una serie di riti, attenzioni e pratiche per la creazione del miglior prodotto. Si tratta di un modello “biodinamico” che unisce pratiche per la coltivazione al concetto di energia vitale del suolo. Un nuovo modo si pensare l’agricoltura che tuttavia non si ferma alle nuove generazioni, perché la cooperativa è disposta a formare i viticoltori della zona che possano comunque portare avanti le tradizioni con la loro esperienza e la loro manodopera.

     

Un’altra eccezione di questa realtà è il suo successo, perché al contrario di quello che si possa ipotizzare, la Bio Cantina produce tra i 2 e i 2,5 milioni di bottiglie all’anno. In particolare, vende Trebbiano d’Abruzzo, Malvasia, Moscato, Passerina, Cococciola, Pecorino, Chardonnay, Montepulciano e Sangiovese. In più, lavora con fermentazioni spontanee, grandi vasche interrate o anfore d’argilla per la Malvasia.

   

Si tratta a tutti gli effetti di una produzione a ciclo chiuso, autosufficiente e sostenibile, poiché niente viene sprecato o lasciato a se. Oltre alle pratiche già note, come l’utilizzo del letame per la concimazione del suolo, la pratica del sovescio, il pascolo di ovini nei vigneti, si punta a innovare ancora di più il sistema. Infatti l’idea della cooperativa è quella di coltivare piante erbacee tra le viti, per ridurre al minimo la monocoltura intensiva (pratica diffusa e altrettanto negativa per gli ecostistemi).

   

Il tutto è pensato per produrre alimenti, vini ed altro riducendo al minimo l’impatto umano sulla terra. In questo caso, la Bio Cantina Orsogna ne è un modello impeccabile.

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La UEFA introduce il “Carbon footprint calculator” per cambiare il mondo del calcio.  

By : Aldo |Marzo 11, 2024 |Arte sostenibile, Emissioni, Home |Commenti disabilitati su La UEFA introduce il “Carbon footprint calculator” per cambiare il mondo del calcio.  

La sostenibilità è un argomento sempre più importante dei nostri giorni, dalla quotidianità dei cittadini agli investimenti delle aziende. Di recente però, questo tema ha raggiunto un grande settore nell’ambito dello sport europeo, la UEFA.

L’impatto del calcio

Il calcio ha una grandissima influenza sulla società e l’economia internazionale. È probabilmente lo sport più seguito e popolare con oltre 4 miliardi di fan in tutto il mondo, un gioco che unisce tutti ed elimina qualsiasi tipo di barriere linguistiche, culturali e socioeconomiche. In questo modo contribuisce alla coesione sociale e comunitaria (nonostante ultimamente si siano verificate situazioni spiacevoli sotto questo punto di vista).

Tale portata è riflessa, anche in modo ampliato, all’economia globale, non a caso le entrate mondiali legate a questo sport hanno toccato i 30 miliardi di dollari annui. Tale processo è definito attraverso le grandi competizioni, come le famose “Coppe” della FIFA, la UEFA, la Champions Legue, l’Europa Legue e tanto altro. Questi eventi hanno un enorme impatto sociale, mediatico, turistico e dunque economico perché i tifosi si spostano, conoscono nuovi luoghi, frequentano ristoranti e alloggiano in hotel, compreranno gadget ed altro.

Sebbene sia una macchina gigante con alle spalle un mercato infinito, non sono solo questi gli ambiti in cui ha un impatto rilevante. Infatti, il calcio, con le sue molteplici attività, iniziative ed altro ha un grande impatto anche sull’ambiente: emissioni di carbonio, consumo di risorse naturali, trasferte, sono solo alcuni dei fattori analizzati.

Il “calcio” all’ambiente

Come citato pocanzi, sono tantissime le attività correlate al calcio, che hanno degli effetti più o meno negativi sul pianeta. In primis si parla di trasferte, che rappresentano il 40% dell’inquinamento ambientale correlato alla mobilità dei tifosi, mentre una partita europea produce ben 4,2 tonnellate di emissioni di CO2 (750 ton l’anno). Senza contare quanto spazio occupano le infrastrutture degli stadi che determinano una maggiore urbanizzazione e all’uso intensivo del suolo, con conseguenti impatti sulla biodiversità e sulle risorse idriche. E poi ovviamente i consumi di energia e tutti i servizi necessari a supportare migliaia di persone ogni weekend negli spalti.

Ovviamente tutto ciò non vuol dire che il calcio abbia solo lati negativi, ma allo stesso tempo ha un’influenza talmente importante che, se potesse apportare dei cambiamenti potrebbe fare veramente la differenza.

Già alcune società hanno iniziato a investire nelle energie rinnovabili per alimentare i propri stadi ma serve di più. Ed è per questo che la UEFA ha presentato il nuovo progetto, per cambiare il settore calcistico e migliorare la sua sostenibilità.

Carbon footprint calculator

Proprio il 6 marzo la UEFA ha presentato il progetto al quale lavorava da ben 2 anni: il cabron footprint calculator. Si tratta del primo calcolatore di impronta carbonica dedicato a tutte le organizzazioni calcistiche europee, uno strumento che le guiderà ad una maggiore sensibilizzazione e approccio alle innovazioni green nel settore. Il programma è stato introdotto dal direttore Social and Environmental Sustainability Michele Uva, durante una conferenza all’Emirates Stadium di Londra, che ha descritto tutte le novità e le iniziative di tale progetto.

Come prima cosa bisogna sottolineare che l’iniziativa promuove un software gratuito che permetterà a tutti i club e federazioni di seguire un metodo unico e certificato, per calcolare la propria impronta. Il programma è basato sul GHG Protocol, un metodo di calcolo certificato a livello internazionale che aiuta aziende, società, amministrazioni ed enti nel conteggio della CO2 emessa. La particolarità di questo progetto riguarda il coinvolgimento delle squadre stesse come l’Arsenal, la Roma e il Manchester City, le Federazioni calcio francese, olandese, austriaca, la Premiere League ma anche l’ONU e l’UNFCCC.

Per quanto riguarda le principali voci di emissioni di CO2 considerate, si citano:

  • la costruzione di nuovi stadi;
  • gli spostamenti di squadre e tifosi;
  • l’elettricità consumata durante gli eventi;
  • la gestione dei rifiuti.

Si tratta di poche voci ma significative, soprattutto quella legata agli spostamenti che sappiamo non essere proprio attenti all’ambiente e ai consumi di energia. Anche perché tutto questo non vale solo ed esclusivamente per i grandi club, ma anche per tutto il mondo dilettantistico o professionale ma di categoria inferiore. Infatti, si conta che ogni settimana 40 milioni di ragazzi in Europa giochino a calcio: questo significa che si spostano, muovendo famiglie e staff. Se poi ci aggiungiamo anche i 450 mila tifosi l’anno per la UEFA, il quadro della situazione è abbastanza chiaro.

In conclusione

Il progetto mira a cambiare l’impegno del calcio, per far si che la sua grande influenza possa anche portare un beneficio ambientale e quindi un miglioramento della vita di tutti. L’idea è quella di calcolare le emissioni di CO2 della finale di Champions, per poi moltiplicare quella quantità per il prezzo di una tonnellata di anidride carbonica (attualmente tra i 50 e i 60 euro, ndr). Così facendo si raccoglierebbe una somma destinata a finanziare progetti sostenibili, nelle squadre di territori più difficili o di piccole squadre, per aiutarle a migliorarsi. Quindi in occasione dei Campionati europei in Germania, è stato aperto un fondo per aiutare  i club dilettantistici che investono sull’ambiente. Un piano da 7 milioni di euro che conta già 1700 richieste.  

  

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