Efficienza energetica

RECO2 recupera scarti industriali per una bioedilizia a basso impatto ambientale.

By : Aldo |Gennaio 29, 2023 |Arte sostenibile, Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, menoconsumi |0 Comment

Non mancano idee ai giovani italiani che creano sempre più startup per migliorare il futuro e il pianeta.

RECO2

RECO2 è una realtà nata dall’idea di 4 giovani della provincia di Frosinone, che di fronte ad uno scenario di degrado hanno deciso di agire.
Un giorno Desirè Farletti (COO di RECO2) tornando a casa, si trova davanti una discarica a cielo aperto: era piena di copertoni bruciati illegalmente. Da quel momento, ha deciso di agire concretamente per migliorare la situazione ed aiutare il pianeta.

Nel 2017, nasce RECO2 che prende piede tra le startup italiane, tanto da partecipare a convegni nazionali e programmi internazionali, vincendo premi di grande prestigio.

L’impresa innovativa lavora nel campo della bioedilizia, con la missione di renderlo più sostenibile e di sviluppare maggiormente il concetto di economia circolare.

Già il nome rappresenta a pieno l’idea di una realtà “green”: con l’incipit R, che riprende i processi di riciclo, riuso e riduzione. Poi abbiamo la CO2, problematica e/o argomento non centrale del gruppo ma importante per gli sviluppi delle loro produzioni. 

L’autenticità della startup

Le fondamenta della società si basano sull’idea di recuperare e trasformare materie prime seconde inorganiche per creare nuovi prodotti per la bioedilizia.

L’intero piano è infatti correlato all’evento che ha condotto alla nascita della startup. I giovani hanno pensato di lavorare proprio con quei materiali che trovarono nella “discarica”; quindi scarti di varie produzioni industriali e pneumatici usati.

Infatti, dall’uso di scarti minerari, dell’acciaio, del vetro, degli pneumatici usati e lavorazioni di ceramiche, sono riusciti a creare nuovi prodotti per l’edilizia green.

L’operazione è possibile grazie ad un processo di attivazione chimica e una conseguente produzione a basso impatto ambientale.

  

Prodotti

Il principale prodotto, nato dalle menti dei 4 fondatori, è il Vytreum.

Un materiale ceramico-cementizio, composto per il 95% da materie prime seconde divise per il 50% da scarti minerari e 50% da scarti metallurgici.

Inoltre, è un prodotto resistente e con bassi valori di porosità, creato con una tecnologia brevettata dall’impresa stessa.

Si tratta di una “clean technology” che permette di ridurre costi di produzione, consumi ed emissioni di CO2 rispetto ai soliti metodi.

Al contrario delle altre produzioni, il Vytreum viene realizzato con temperature inferiori ai 100°C per mezzo dell’attivazione chimica a freddo (brevettata da RECO2). Dopodiché si ha una fase di betonaggio che spesso avviene in impianti di terzi esterni, che mettono a disposizione i loro stabilimenti.

L’nnovazione garantisce un risparmio dell’80% sui costi energetici e una riduzione del 95% del consumo d’acqua paragonato ai processi di pavimentazioni in ceramica.

Il prodotto si adatta a varie applicazioni, civili, industriali, di pavimentazione esterna e interna, soprattutto perchè con la stampa in 3D possono scegliere qualsiasi forma.

I prossimi passi.

Dopo Vytreum, RECO2 pensa al futuro e porta avanti programmi di ricerca e sviluppo per nuove creazioni.

Il piano è quello di produrre rivestimenti o prodotti per l’isolamento termoacustico, sempre con il 100% di materiali riciclati e il 90% di emissioni di CO2 in meno.

Quello che sicuramente non manca alla startup sono le idee innovative, per dare valore agli scarti ed incrementare l’economia circolare.   

Con una lista piena di premi nazionali, locali, per programmi di innovazione e finanziamenti, RECO2 può solo crescere aiutando la Terra.

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natale sostenibile

Natale sostenibile: come affrontare il caro prezzi senza rinunciare alla magia delle feste.

By : Aldo |Dicembre 22, 2022 |Arte sostenibile, Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, obiettivomeno rifiuti, plasticfree, Rifiuti |0 Comment

Mancano poche ore a Natale e qualche giorno a Capodanno, i prezzi sono alle stelle ma non si vuole rinunciare a nulla. La sostenibilità ci aiuterà anche in questo caso.

natale sostenibile

Regali

Il Natale è la festa più consumistica al giorno d’oggi e il simbolo di questa ricorrenza è senza dubbio il regalo. I dati della Coldiretti parlano chiaro: la crisi ha determinato un calo del 7% (rispetto al 2021) per quanto riguarda la spesa natalizia. Quest’ultima, infatti, ammonterà all’incirca a 177 euro a testa.

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Tuttavia, il 31% degli italiani hanno cambiato il genere di regali, puntando molto più su idee originali e artigianali, tipiche dei mercatini di Natale. Questa scelta rientra tra le tante soluzioni sostenibili, che contemplano l’acquisto di prodotti locali, di qualità evitando la grande distribuzione.

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Un’altra attenzione riguarda l’imballaggio, per il quale si può usare carta di altri regali o di giornale, garantendo una produzione minima di rifiuti.

Invece, se proprio non si può fare altrimenti dello shopping online, è preferibile scegliere i vestiti con cura per evitare la richiesta di un reso. Sicuramente anche una spedizione ecologica sarebbe meglio di quella tradizionale, per ridurre le emissioni.

Illuminazioni


Le luci di tutti i colori creano l’atmosfera tipica delle feste, ma quest’anno terrazzi e giardini potrebbero restare spenti a causa della crisi.

É stato calcolato che tutte le illuminazioni emettono 651 tonnellate di CO2 (pari alle emissioni di 6.000 automobili in un anno). In Italia, si tratta di una somma totale di 30 milioni di euro per l’intero periodo natalizio. La spesa per ogni famiglia sarà all’incirca di 1,70 euro in bolletta della luce, un euro in più rispetto al 2021.
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Per evitare una bolletta salata, esistono le luci a LED che consumano fino all’80% in meno di quelle tradizionali. Meglio ancora i LED ad energia solare che sono più sicuri, consumano meno e hanno una durata superiore di ¼ rispetto alle altre.

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Cibo

Secondo Assoutenti:

“Imbandire le tavole quest’anno costerà agli italiani 340 milioni di euro in più”

Il Codacons ha dimostrato che proprio pandori e panettoni, hanno visto aumenti dal 37% al 59%, forse i dati più significanti. Non sono di meno il burro (+41,7%), l’olio di semi (+52,3%), il sale (+49%) e il riso (+35,3%). Nonostante i prezzi alle stelle, sembra che il problema più grande resti quello del cibo sprecato.

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Si, per quanto riportato dalle analisi tra Natale e Capodanno, in Italia, 440 mila tonnellate di cibo vengono buttate. Una cifra surreale che corrisponde ad una perdita di 50 euro per famiglia, secondo la campagna “Food We Want” dell’Unione europea, promossa dall’Istituto Oikos.

Teniamo a mente che 1 tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO2.

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Per tutte queste ragioni, sarebbe opportuno pensare in modo sostenibile il menu di ogni “CENONE”, per evitare le perdite descritte sopra.  Partendo dalla spesa, è fondamentale scegliere prodotti locali e di stagione, in quantità giuste, preferendo prodotti sfusi (evitando quindi la plastica).

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In cucina invece la regola è non buttare nulla, scegliendo ricette antispreco, conservando gli alimenti nel modo giusto. L’ultimo consiglio (e non per importanza), è quello di dividere il cibo e portarlo a casa dopo una serata tra amici o parenti.

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Per concludere

Il Natale è diventato con gli anni una festività più consumistica che religiosa, ma non per questo siamo legittimati a inquinare di più.

Quindi oltre alle soluzioni presentate, sarebbe notevole spostarsi senza macchina, visto il traffico automatico di queste giornate. Le illuminazioni a casa dovrebbero essere accese solo in determinati lassi di tempo, per poter risparmiare energia.  I regali possono essere oggetti, vestiti, libri di seconda mano.

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La sostenibilità permette all’uomo di risparmiare in tanti ambiti, con la garanzia di non inquinare ulteriormente il pianeta: ricordarlo anche a Natale è opportuno.

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terreni

Terreni inutilizzati censiti per la sostenibilità grazie a Cererly e Urban Farmer.

By : Aldo |Dicembre 21, 2022 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Emissioni, Home, i nostri figli andranno ad energia solare, menomissioni |0 Comment
Urban-Farmer

Andrea Guarassi e Aren Hoxha creatori di Cererly e Urban Farmer

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Dall’informatica all’agricoltura

Andrea Guarrasi e Aren Hoxha, amici di una vita con un passato nel campo dell’informatica hanno cambiato vita scegliendo l’agricoltura e la sostenibilità.

Rendendosi conto dell’elevato livello di abbandono di terreni nella loro Puglia hanno sviluppato Cererly e Urban Farmer.  

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‎‎Urban Farmer

É una startup nata dall’intuizione di Andrea Guarrasi sull’uso di terreni incolti e il desiderio di Aren Hoxha di creare FarmVille nella vita reale.
Da lì è nato un progetto rivolto ad agricoltori e consumatori attenti alla sostenibilità ed ai proprietari di terreni incolti.

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Hanno creato una realtà per la quale il proprietario del terreno può coltivare prodotti nel rispetto dell’ambiente ed incrementare l’economia locale. Come? Dal sito, può vendere i suoi prodotti di stagione e a km 0, ed offrire anche una “Farming experience” ai suoi clienti.

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Cererly

È la piattaforma online che affianca Urban Farmer e permette di mappare i terreni incolti che possono essere riutilizzati per l’agricoltura o per il fotovoltaico.

L’iniziativa è volta al recupero del suolo, per combattere i cambiamenti climatici e allo stesso tempo riqualificare il loro paese.

Tale censimento offre un servizio minuzioso volto alla collaborazione tra cliente e proprietario del terreno (che siano enti, aziende o privati).

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Chiara Scialdone, advisor di Urban Farmer, spiega:

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“Il proprietario del terreno può inserire gratuitamente nella piattaforma i dati relativi al suo appezzamento […] Dopodiché un algoritmo di Cererly incrocia queste informazioni con i dati catastali, le processa e restituisce un report di fattibilità per progetti sostenibili su quel terreno con il vantaggio anche di snellire l’iter burocratico”.

Si mira infatti a colture di alberi da frutto, foreste urbane, piante per la fitodepurazione di suolo e aria.

Tuttavia, i terreni sono adibiti ad impianti fotovoltaici nel caso in cui non avessero le caratteristiche per la coltivazione.

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Si stima che con meno dell’1% di questi appezzamenti, si potrebbe raggiungere l’obiettivo dell’Agenda 2030 italiana: i 70 GW di energia rinnovabile.

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Risultati

Gli inventori hanno già registrato 75 ettari di terreni solo in Puglia e per questo hanno fatto un appello alle autorità regionali:

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“Il nostro portale è a vostra disposizione, gratuitamente: incontriamoci”.

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I due tarantini collaborano anche con l’Università di Bari, per un progetto su biogas e fertilizzante bio ed economico.

Per quanto analizzato, un cambio d’uso di 3,5 milioni gli ettari di terre inattive, creerebbe un valore di 3 miliardi di euro all’agricoltura. 5,3 miliardi di energia rinnovabile.

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Le cifre parlano da sole e portano in alto la scelta interdisciplinare di Cererly e Urban Farmer in nome della sostenibilità. 

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fusione nucleare

Fusione nucleare: la scoperta attesa per anni dalla scienza, non è proprio come viene descritta.

By : Aldo |Dicembre 19, 2022 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Emissioni, Home, menomissioni |0 Comment

Il 13 dicembre il Washington Post annuncia una svolta nel campo energetico.
In realtà si tratta di una possibile soluzione futura ma solo in alcuni ambiti.

 

La scoperta

Si aspettava questo momento da anni. Il 13 dicembre gli scienziati della National Ignition Facility nei Lawrence Livermore National Laboratory sono riusciti a produrre energia in eccesso da una fusione nucleare.

Non era mai successo prima e la notizia è risuonata nel mondo intero come la concretizzazione di un evento impossibile agli occhi di tutti.

In questo esperimento infatti sono stati prodotti 2,5 MJ di energia attraverso un processo di fusione a confinamento inerziale, alimentato da 2,1 MJ. Questo significa che è stato ottenuto il 19% di energia in eccesso.

Il meccanismo delle stelle

Il meccanismo è lo stesso che agisce all’interno delle stelle: due atomi di idrogeno si fondono per crearne uno di elio, generando energia.

Nel caso specifico, si tratta di fusione a confinamento inerziale, un insieme di microesplosioni ottenute dal bombardamento di piccole sfere di deuterio e trizio. Le sfere sono colpite da fasci di laser ad alta energia che le riscaldano attivando l’implosione del combustibile (deuterio e trizio).
Di conseguenza la temperatura permettere di raggiungere la condizione iniziale della fusione.

In laboratorio sono stati usati 192 raggi laser ad altissima energia ed una sfera piccola quanto un grano di pepe, in cui la fusione ha raggiunto 3 milioni di gradi.
La grande scoperta è proprio quello di essere riusciti a produrre più energia di quella consumata nella reazione, in un laboratorio.

 

Il futuro

Questa scoperta è senza dubbio un raggiungimento incredibile della storia della scienza (soprattutto quella americana), ma non è esattamente quello che hanno riportato i giornali.

É stata raccontata come una soluzione sostenibile, il Washington Post la considera “il Sacro Graal” dell’energia senza emissioni di carbonio ed è presentata come soluzione più ecologica per varie caratteristiche. Tra queste una minore produzione di radiazioni, scorie più facili da gestire e un minor costo di produzione.

Tuttavia, l’esperimento ha lasciato qualche dubbio per quanto riguarda tempi, step e l’utilizzo del processo.

 

Gli inconvenienti

La fusione non potrà essere usata per produrre energia a scopo civile, perchè mancano dei passaggi fondamentali.  Come dichiarato da Kim Budil, direttrice del Lawrence Livermore National Laboratory:

«Questa è stata l’accensione, una volta, di una capsula ma per ottenere l’energia commerciale da fusione […] Bisogna essere in grado di produrre molti eventi di accensione per fusione per minuto e bisogna avere un robusto sistema di elementi di trasmissione per realizzarli».

Infatti, anche il tempo è un fattore limitante, poiché l’esperimento prevede una preparazione di 15 giorni, per ottenere una quantità di energia pari a 0.1 Wh.

Infine, il trizio non è facilmente reperibile ed è anche costoso. Per poter produrre un’ingente quantità di energia servirebbe una grande risorsa dell’isotopo, attualmente non disponibile.

L’ultima perplessità è correlata al fatto che l’esperimento è stato finanziato maggiormente dal Dipartimento della Difesa USA. L’obiettivo era lo sviluppo di armi che rispettino il trattato internazionale, che pone un limite alla potenza di un ordigno nucleare sperimentale.

 

In conclusione.

Il test rappresenta senz’altro un passo in avanti per la scienza, una tappa attesa dagli anni 50 che finalmente è diventata realtà.

Purtoppo però, non potremmo godere di tale scoperta in termini di energia pulita per tutti, di sostenibilità o scelta ecologica. C’è chi spera in uno sviluppo nell’arco di vari decenni, chi pensa che non si arriverà mai all’utilizzo commerciale.

Senza dubbio dobbiamo riconoscere il grande lavoro compiuto dagli scienziati.

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rolls royce easyjet

I primi test sui motori aerei ad idrogeno hanno dato esito positivo: decarbonizzazione dei voli entro il 2050.

By : Aldo |Dicembre 11, 2022 |Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, menomissioni, obiettivomeno emissioni |0 Comment

In tutti settori c’è una nuova attenzione e ricerca alla sostenibilità; ora anche nell’ambito dell’aviazione.


L’inquinamento dei voli

Gli aerei come ogni altro mezzo di locomozione inquinano l’atmosfera: nello specifico il traffico aereo comporta il 2,4% dell’emissioni globali.

Secondo l’ICCT (International Council on Clean Transportation), volare produce 285 g di CO2 per passeggero (la media: 88 persone a volo) per chilometro percorso.

L’ascesa del low cost poi, ha sdoganato l’idea del viaggio come un’esclusiva per ricchi, permettendo a tutti di volare a poche decine di euro.

Con questa “innovazione” le emissioni sono duplicate negli ultimi anni e si calcola che nel 2050 saranno 7 o 10 volte maggiori rispetto al 1990.

Il carburante sostenibile

Rolls Royce e EasyJet stanno lavorando insieme al programma Race to Zero, delle Nazioni Unite, per raggiungere un obiettivo considerevole. I due grandi nomi hanno testato un motore alimentato da idrogeno verde a terra, su un aereo dimostrativo.

Il test è stato effettuati in un impianto di prova all’aperto, nell’aeroporto militare MoD Boscombe Down (UK). Il motore utilizzato è un Rolls-Royce AE 2100-A ed è alimentato dal cosiddetto “idrogeno verde”.

Questo carburante sostenibile è fornito dall’EMEC (European Marine Energy Centre), che produce energia pulita nelle isole Orcadi (UK).

 

Il successo dello studio

Lo studio ha confermato che l’idrogeno, potrebbe rappresentare una rivoluzione nell’ambito dell’aviazione sostenibile.
Le 2 grandi società, quindi, continueranno a testare il carburante “pulito” anche sui motori Rolls-Royce Pearl 15, per poi provarli in volo.

 

Grazia Vittadini, direttore tecnico di Rolls-Royce afferma:

“…Stiamo superando i limiti per scoprire le possibilità dell’idrogeno a zero emissioni di carbonio, che potrebbero contribuire a rimodellare il futuro del volo”

Mentre Johan Lundgren, CEO di easyJet dichiara:

“…Sarà un enorme passo avanti nell’affrontare la sfida dello zero emissioni nette entro il 2050“.

Tuttavia sarebbero sorti dei dubbi per quanto riguarda le difficoltà tecniche di produzione e disponibilità di idrogeno, lo stoccaggio e le modifiche da apportare all’aereo.

Ma dati gli ottimi risultati, questa rivoluzione si presenta come una soluzione con la quale cambiare le sorti dell’aviazione e renderla più sostenibile.

Intanto le compagnie o addirittura gli stati cercano soluzioni per rimediare all’inquinamento dei voli. Per esempio, la WizzAir sta optando per il biodiesel, mentre la Francia vieterà voli nazionali se la destinazione è raggiungibile con il treno

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deforestazione

L’Unione Europea blocca l’import di chi deforesta.

By : Aldo |Dicembre 06, 2022 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Emissioni, Home, menomissioni |0 Comment

Un accordo definito “storico” dal Parlamento Europeo, che segna la fine di un’era di indifferenza.

deforestazione

La norma

L’iter legislativo, iniziato a novembre 2021, ha imposto un nuovo piano d’attacco: il blocco dell’import.


Si tratta di un freno al commercio di alimenti, prodotti con processi che coinvolgono terreni disboscati da dicembre 2020 in poi.

Cacao, caffè, soia, carne bovina, cioccolato, olio di palma entreranno nell’UE solo se le loro aziende rispetteranno i criteri imposti dal Parlamento europeo. La gomma è stata aggiunta a settembre, nella lista di prodotti, per volontà degli eurodeputati, che hanno deciso di rafforzare il provvedimento.

Tuttavia, la versione finale darà la possibilità di allargare i vincoli ad altri terreni (entro e non oltre un anno dall’entrata in vigore).

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Termini e condizioni

Come ogni accordo che si rispetti, sono state discusse regole e criteri per garantire un risultato efficiente, ma anche multe per chi trasgredirà la norma.

In primo luogo, verrà stilata una classifica sul livello di rischio di deforestazione delle nazioni, per adeguare le regole che vi saranno applicate. Le aziende invece, dovranno dichiarare l’origine delle loro merci, ovviamente non dovranno essere collegate a processi di disboscamento. In questo caso però, i livelli di controllo sono elevati, basti pensare che la vigilanza usufruirà di sistemi di geolocalizzazione delle colture tramite satellite.

Il testo, inoltre, riporta gravi sanzioni nei confronti dei trasgressori, che potrebbero pagare fino al 4% del fatturato totale annuo.

In futuro

É stabilito che dopo due anni dall’entrata in vigore, la Commissione dovrà valutare vari aspetti dell’operato.
Per esempio, potrebbe decidere di allargare i vincoli ad altri prodotti come il mais, torbiere e ecosistemi ricchi di stoccaggio del carbonio. O ancora obbligare le istituzioni finanziarie a rifiutare crediti o servizi che possono associarli ad attività di deforestazione.

Christophe Hansen (Ppe), negoziatore per il Parlamento afferma che:

«…il testo include anche garanzie per proteggere i diritti delle popolazioni indigene, i nostri migliori alleati contro la deforestazione».

Anche il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, conferma l’importanza della normativa e aggiunge:

“Occorre garantire che le importazioni di prodotti da Paesi terzi, rispettino gli stessi standard sociali, sanitari e ambientali delle produzioni italiane ed europee”

Ricorda anche la validità del principio di reciprocità, e i livelli di sicurezza alimentare in Europa.

“…ben l’80% degli allarmi alimentari scattati in Italia sono stati causati dai cibi importati dall’estero. In testa alla classifica […]c’è la Turchia responsabile del 13% degli allarmi alimentari scattati in Europa”.

In conclusione

La nuova legge non riguarda solo l’ambiente, come spiegato da altri enti, ma concerne vari aspetti dall’economia alla salute, dai diritti civili al biologico.

Tale normativa è anche legata all’impatto negativo che le importazioni dell’Unione hanno sull’ambiente. Purtoppo è definita come secondo distruttore di foreste tropicali, dopo la Cina, soprattutto per l’import di soia e olio di palma.

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100 mila api contro l’inquinamento nell’aeroporto Marconi di Bologna.

By : Aldo |Novembre 28, 2022 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Emissioni, Home |0 Comment

La tecnologia ci permette di avanzare sempre più nel campo della scienza, soprattutto quando si parla di un aeroporto.

In questo caso però, la tecnologia più innovativa è la natura.

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Le api

Le api, insetti nell’ordine degli imenotteri, svolgono molteplici attività in natura, come la produzione di miele e l’impollinazione.

Tuttavia, hanno un ruolo particolare, ovvero sono considerate bioindicatori della qualità ambientale, quindi, possono essere studiate e impiegate in attività di biomonitoraggio.

Il biomonitoraggio è un insieme di tecniche utilizzate per monitorare le alterazioni di un ambiente, per mezzo di organismi definiti bioindicatori o bioaccumulatori

Proprio grazie a tale caratteristica, le api sono le protagoniste di una nuovo programma di sostenibiltà.

 

L’iniziativa sostenibile

É iniziato il progetto che rientra nel più ampio Piano di sostenibilità dell’aeroporto Marconi di Bologna, riguardante il biomonitoraggio delle aree circostanti lo scalo.

L’iniziativa è in collaborazione con ERGO Consulting srl, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari – DISTAL dell’Alma Mater, Conapi – Mielizia e Consorzio Nazionale Apicoltori.

Il programma affianca dei sistemi tradizionali di rilevamento dati, analizzati da ARPAE (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia-Romagna) a seguito di campionamenti effettuati tra aprile e fine ottobre.

L’obiettivo del monitoraggio è quello di verificare la presenza di 10 diversi metalli pesanti e di idrocarburi policiclici aromatici nella matrici ambientali.

 

I dettagli

In un raggio di 7 km intorno allo scalo, sono disposte 8 arnie (alveari artificiali) tra i quali vivono i 100mila imenotteri.

Ogni mese vengono eseguiti prelievi di alveari, api, di miele e polline prodotti: nello specifico del miele giovane che contiene maggiori informazioni.

Claudio Porrini dell’Università di Bologna spiega infatti che:

“Ogni alveare comporta circa 10 milioni di microprelievi; è uno strumento molto potente di indagine ambientale per individuare gli inquinanti”

In tutto ciò Conapi-Mielizia mettono a disposizione le proprie arnie e le api, mentre Ergo Consulting eseguono le analisi di laboratorio.

Questi studi serviranno a creare un rapporto di sintesi che fornirà una mappa della qualità dell’aria, intorno all’aeroporto.

 

Altre iniziative

Il responsabile Sostenibilità del Marconi Tommaso Barilli dichiara:

“Proseguiremo quest’attività e decideremo quali ulteriori azioni di miglioramento della qualità dell’aria promuovere”.

Tanto è vero che è attivo un piano di sensibilizzazione all’interno dell’aeroporto, per mezzo di questionari sulla conoscenza degli insetti impollinatori.

Questo progetto è sostenuto dagli studenti universitari dell’Alma Mater di Bologna, con l’obiettivo di sensibilizzare passeggeri e lavoratori dell’aeroporto.

I dati raccolti in questi mesi sono in fase di analisi e si pensa che i primi risultati arriveranno a fine 2022.

Il piano di monitoraggio già attivo in altri scali europei e a Milano Malpensa così potrebbe rappresentare una nuova frontiera per l’azione ambientale.

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stadio

Il Galatasaray ha uno stadio da record: Guinness per l’energia solare.

By : Aldo |Novembre 25, 2022 |Arte sostenibile, Efficienza energetica, Emissioni, energia, Home, i nostri figli andranno ad energia solare, menomissioni, obiettivomeno emissioni |0 Comment
stadio

Tra i tanti Guinness dei primati ci sono oggetti, eventi o persone con caratteristiche peculiari.

Questa volta però, il protagonista è uno stadio.

Il primato

Lo stadio Türk Telekom è una struttura situata ad Istanbul inaugurata nel 2011 che ospita 52 223 spettatori.

É parte di un complesso di edifici più ampio legato allo stadio Ali Sami Yen, più piccolo e intitolato al primo presidente del club.

La struttura ha vinto il record grazie alla maggiore produzione di energia solare del mondo: si tratta di 4,2 MW nell’arco di un mese.

Questo primato è stato possibile grazie all’istallazione di pannelli fotovoltaici sul tetto della struttura, che aiuterà l’ambiente ma anche la loro economia.

L’energia da record

Il Türk Telekom ha sorpassato l’Estádio Nacional Mané Garrincha di Brasilia che ha una capacità solare di 2.5 MW. La struttura turca ha installato un impianto da 2,1 milioni di euro, composto da 10.000 pannelli solari su una superficie di 40mila m2.

Il sistema fotovoltaico ha la capacità di trasmissione per fornire elettricità a 2 mila famiglie e inoltre riduce le missioni di CO2 di 3.250 tonnellate. Vale a dire, che nei 25 anni del progetto, lo stadio potrà salvare 200.000 alberi.

L’energia prodotta “sul tetto” garantisce tra il 63 e il 65% del consumo dello stadio, la percentuale restante invece deriva da un fornitore pubblico.

Le cifre in denaro

Il club ha giocato d’anticipo con l’aumento dei prezzi: all’inizio, infatti, si prevedeva un risparmio più lontano nel tempo.

Tuttavia, con la guerra, le cose sono cambiate e di conseguenza è stata constatata l’efficienza del progetto da subito.

Difatti grazie alla stabilità dei prezzi dell’energia solare, il Galatarasay ha già risparmiato 385.000 euro tra gennaio e agosto.

Proprio Ali Çelikkıran, ingegnere elettrico e direttore dello stadio ha affermato che:

“Di questi tempi, che lo voglia o no, una grande azienda deve essere ambientalista perché l’energia è davvero costosa”

Vantaggi economici

Oltre a tutte fantastiche qualità, la struttura offre anche dei vantaggi economici a più enti.

La squadra è attualmente in un contratto di 9 anni con l’azienda energetica Enerjisa, che acquista l’energia prodotta dai pannelli.

Per di più, il sistema di illuminazione viene usato solo 150 ore l’anno (25 partite), quindi viene prodotta più energia di quella che necessita lo stadio.  Proprio da questa abbondanza, il club riesce a guadagnare, perchè rivende energia alla città di Istanbul, ad un prezzo a noi sconosciuto.

La squadra godrà di un beneficio finale quando il contratto terminerà e di conseguenza, non dovrà più pagare nessuno, guadagnando dalla rivendita dell’energia.

Ovviamente non tutti gli stadi possono permettersi una innovazione simile, non solo per quanto riguarda gli investimenti ma per la loro posizione geografica. In ogni modo, questo primato stabilito a marzo 2022, potrebbe essere un’ispirazione per tante altre strutture sportive e non, nel mondo.

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ulivo

L’ulivo è la pianta perfetta per far fronte alle emissioni di CO2.

By : Aldo |Novembre 23, 2022 |Arte sostenibile, Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, Home, menomissioni |0 Comment

Ogni giorno sentiamo parlare di emissioni di CO2, di come ridurle, di nuove tecnologie per eliminarle.

Spesso però non ci rendiamo conto che una delle tante soluzioni si trova proprio in natura.

 

Gli alberi nel mondo.

Che gli alberi siano una risorsa fondamentale per ridurre le emissioni di CO2, è ormai chiaro a tutti.

Proprio nell’ultimo decennio sono nati progetti, startup e iniziative con lo scopo di sensibilizzare la popolazione e apportare un cambiamento sulla Terra.

Grazie a tali attività, si riconosce l’importanza delle specie arboree nel processo di riduzione di CO2 atmosferica.

 

Per questo, grandi aziende e privati si dedicano da anni al recupero e realizzazione di agrosistemi, permettendo al pubblico di “adottare” gli alberi.  

Di solito si tratta di piante originarie del Sud America o dell’Africa, ma ultimamente sono disponibili anche specie tipiche del proprio paese.  Per esempio, in Italia si può optare tra pini, abeti, querce faggi e altro.

 

L’ulivo

Tra le tante specie c’è anche l’ulivo: simbolo di pace, del mediterraneo e soprattutto della Puglia che conta ben 5 milioni di alberi.

La sua coltivazione è correlata alla produzione di olio, alimento tipico ed essenziale della dieta mediterranea, in Italia, Spagna, Tunisia, Grecia e Turchia (maggiori produttori).  

 

Oltre alla sua rilevanza a livello alimentare, economico e sociale, l’ulivo risulta un ottimo alleato nella lotta ai cambiamenti climatici.

ulivo

La pianta per la regolazione del clima.

In un’intervista per Italia Olivica nel 2019, Juan Vilar (consulente strategico per istituzioni come la FAO) confermava le potenzialità della specie per la cattura di CO2.

“L’olivo è la più grande coltura legnosa del mondo ed è il più potente fissativo di CO2 artificiale esistente”

Afferma di seguito che un ulivo può assorbire 2 chili di CO2 al giorno. Se moltiplicati per gli 11,7 milioni di ettari di olivi piantati nel mondo, potremmo considerare la pianta come un’arma perfetta per limitarne le concentrazioni.

 

Ancora più specifico è lo studio del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Perugia che spiega l’efficienza della pianta nel dettaglio. Infatti, nell’intervista rilasciata per TGR Umbria, viene dichiarato che:

 

“È una specie longeva, quindi il carbonio che si accumula nella struttura legnosa, rimane stoccato per decine di anni, addirittura per secoli. In secondo luogo, l’ulivo ha una notevole massa legnosa ed infine, la coltivazione in genere è condotta secondo tecniche a basso impatto ambientale.”

Il dipartimento ha diretto studi anche legati alla produzione di olio, eliminando ogni dubbio sul suo possibile impatto ambientale.

 

“A fronte di 3kg di CO2 emessa per litro di olio, c’è un assorbimento di 6kg di CO2 per litro d’olio. Aver prodotto quella bottiglia di olio, significa aver ridotto la quantità di CO2 nell’aria”

adopt me

Nel pratico.

A questo punto, si spera che un giorno gli olivicoltori possano vendere crediti di carbonio sul mercato, per compensare le attività delle aziende inquinanti.  Allo stesso tempo si potrebbero integrare nella nostra economia, progetti come quello di Adopt me.

 

La startup vincitrice del Bando Pin (Pugliesi innovativi) nasce grazie a Antonio Vaccariello e Lucia Delvecchio, giovani pugliesi cresciuti in famiglie di agricoltori.

Conoscendo l’ambiente, hanno deciso di rilanciare l’economia locale attivando l’adozione di ulivi, per riportare in auge la “filiera corta” simbolo di sostenibilità.

L’azienda si impegna nel monitorare l’assorbimento di CO2 delle piante e dell’azienda e condividendo inoltre, informazioni sulla qualità del terreno e dell’acqua usata per l’irrigazione.

Attualmente sono stati adottati 300 ulivi, maggiormente secolari, ma l’idea è quella di espandersi in altre zone d’Italia, per aumentare la diversità.

 

Valutando le analisi, gli studi e le iniziative citate, possiamo confermare che l’ulivo ha un ruolo peculiare su più fronti.

E poiché sempre più aree nel mondo sono adatte alla coltivazione di ulivi, possiamo pensare che un giorno, la pianta della pace, sarà uno dei protagonisti della lotta contro i cambiamenti climatici.

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Ottenere metalli rari dai rifiuti elettronici: da oggi sarà più semplice e più sostenibile.

By : Aldo |Novembre 06, 2022 |Consumi, Efficienza energetica, Emissioni, energia, Home |0 Comment

Il problema dei rifiuti elettronici

Quella dei rifiuti elettronici è una questione sempre più importante e un problema sempre più incombente a causa dell’aumento della produzione di prodotti elettronici.

Gli oggetti che usiamo quotidianamente, come grandi e piccoli elettrodomestici e i dispositivi informatici hanno prodotto 57,4 milioni di tonnellate di rifiuti nel 2021.

Un peso equiparabile a quello della Grande Muraglia cinese, l’opera artificiale più pesante sulla terra.

Però, attraverso il riciclo, gli e-waste possono restituire parte dei metalli rari che li compongono e che hanno un grande valore economico.

Per quanto riguarda il riciclo, l’Europa ha un tasso del 42.5% (è il continente più virtuoso), gli USA del 15% mentre l’Africa non arriva all’1%.

 

Il forno “portatile”

Sulla base di queste stime, il professore Terence Musho della West Virginia University, ha creato un forno per estrarre i metalli rari dai rifiuti elettronici.

Il Dipartimento della difesa americano (DOD) ha finanziato il progetto con 250 mila dollari perchè pensa possa garantire un servizio fondamentale per tutto il pianeta.
Il forno o capsula, è di piccole dimensioni e facile da trasportare in moduli ed ha la capacità di raggiungere alte temperature in poco tempo.

Tali qualità rendono possibile l’estrazione di metalli come il palladio, l’indio, il tantalio e altri minerali spesso anche più importanti dell’oro.

 

Le applicazioni

Secondo il DOD, il dispositivo potrebbe essere applicato in vari ambiti per poter ridurre i rifiuti e supportare maggiormente l’economia circolare.

Grazie alle sue caratteristiche il forno potrà offrire un servizio itinerante per permetter il riciclo in luoghi in cui mancano gli impianti adeguati.

Potrebbe essere installato nelle città così da creare un punto di riciclo e permettere un maggiore e migliore smaltimento dei dispositivi.

Un’applicazione ancora più formidabile sarebbe quella relativa allo spazio, dove sono presenti 9300 tonnellate di rifiuti derivati dalle attività antropiche (es. parti di satelliti)

Sarà possibile, infatti, raccogliere i satelliti obsoleti, riciclarli e utilizzare nuovamente i suoi metalli per creare nuovi prodotti, riducendone anche i costi.

 

Indipendenza dalla Cina.

Un altro aspetto fondamentale per l’America e non solo, sarebbe il raggiungimento dell’indipendenza dalla Cina che detiene il monopolio sull’estrazione e produzione di metalli rari.

Il gigante cinese attualmente tiene in pugno tutto il mondo, perchè i metalli rari sono impiegati in tutti i dispositivi tecnologici, oggi largamente richiesti.
Tuttavia, se gli altri stati riuscissero ad ottenere la risorsa, per mezzo del riciclo, non sarebbero completamente dipendenti dalla Cina, sotto questo punto di vista.

Il prototipo di “forno” creato potrebbe essere una soluzione rispetto ai metodi di estrazione con un forte impatto ambientale.
Modalità già presenti ma poco diffuse come l’idromettallurgia, la pirometallurgia o la bioidrometallurgia, comportano enormi quantità di acque reflue inquinanti oppure sono poco efficienti.

Sarà questa la nuova tecnologia renderà più sostenibile il settore elettronico moderno?

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