La riforestazione è veramente la strategia più efficace per il compensamento di carbonio?

By : Aldo |Marzo 04, 2024 |Arte sostenibile, Emissioni, Home |Commenti disabilitati su La riforestazione è veramente la strategia più efficace per il compensamento di carbonio?

La riforestazione è una strategia di compensamento sempre più in voga per varie ragioni, che siano la facilità nel finanziare tali operazioni o i vantaggi ambientali, economici e sociali che ne derivano. Di certo è un sistema necessario per affrontare il cambiamento climatico, rappresenta infatti una soluzione rilevante. Tuttavia, c’è chi si domanda se si tratti ancora di un metodo efficace, che possa effettivamente determinare una riduzione delle emissioni di CO2 dall’atmosfera in modo significativo.

   

Il compensamento

Con la ricerca e lo studio dei cambiamenti climatici, sono nate tante soluzioni per limitare i loro danni e per rallentare la loro avanzata. Infatti, più si va avanti e più si hanno idee per frenare questo imponente cambiamento. Uno tra i tanti, legato alla riduzione delle emissioni di carbonio in atmosfera è il compensamento del carbonio.

   

Il compensamento del carbonio è un approccio fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico. È una strategia che mira a ridurre le emissioni di gas serra per mezzo di varie procedure, tra cui la più scelta, la riforestazione. Un processo per cui si piantano alberi in specifiche zone del mondo, per assorbire CO2 dall’atmosfera, immagazzinandolo nel legno o nel suolo.

    

Sebbene sia una pratica nata per diminuire i gas serra nell’atmosfera, è un sistema che consente di apportare rilevanti benefici all’ambiente. Per esempio, promuove la biodiversità e ne preserva gli ecosistemi, mitiga gli effetti dell’erosione del suolo e contribuisce a ripristinare e proteggere gli habitat naturali.

    

La riforestazione

La riforestazione è una pratica che negli ultimi anni ha subito una crescita significativa e forse in alcuni casi è quasi diventata una moda. Tuttavia, è una strategia di cui si discute già da vari decenni, in diversi contesti scientifici ed ambientali. Di certo ha acquisito ancora più valore e risonanza con l’accentuarsi della perdita di biodiversità e con l’incremento degli effetti del cambiamento climatico. Così nel 1992, con la ratifica della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), si include la riforestazione nei meccanismi di mitigazione.

  

Da lì, nell’arco di qualche anno, le aziende di tutto il mondo hanno accolto l’occasione di investire in maniera massiccia in tale strategia. Di seguito sono nate società e startup che hanno facilitato le procedure di questi investimenti e hanno fatto diventare la riforestazione una “cosa” per tutti. In altre parole, chiunque può adottare alberi in tutto il mondo favorendo la crescita di nuovi habitat e non solo. Perché spesso le aziende che si occupano di questa pratica investono anche per quanto riguarda l’ambito sociale ed economico di zone e persone che si occuperanno dei futuri alberi.

   

Insomma, la riforestazione al giorno d’oggi è un’attività alla portata di tutti, in cui si investe sempre più. Ma c’è chi crede che non sia più la strategia più efficace di compensamento per molteplici ragioni che andremo ad analizzare.

    

L’indagine di Runsheng Yin

Il professore Runsheng Yin di economia forestale presso la Michigan State University (USA), ritiene che questo modello di compensamento sia ormai sopravvalutato. Precisamente crede che alcuni meccanismi sovrastimino il loro potenziale di rimozione del carbonio di quasi tre volte. Il docente ha pubblicato di recente un libro in cui spiega cosa sta accadendo proprio in questo settore dal nome Global Forest Carbon: Policy, Economics and Finance. Con il testo curato da Taylor&Francis Group, Yin, afferma che i massicci investimenti fatti in questo senso non sono efficaci come si crede.

   

Quindi, sottolinea la necessità di modificare il metodo di calcolo del valore dei carbon credit. Un sistema che tutt’oggi insinua dubbi sulla sua efficacia e trasparenza, ma sul quale molte aziende confidano, poiché rappresenta un modo facile e veloce di investire nell’ambiente senza troppi pensieri. Infatti, come riporta uno studio pubblicato su Science, la maggior parte dei programmi di conservazione forestale presi in esame dagli autori non riduce in realtà la deforestazione in modo significativo. Mentre quelli che effettivamente hanno un potere di riduzione delle emissioni, presentano delle percentuali molto inferiori rispetto a quella prevista e dichiarata al principio.

   

Successivamente, illustra i risultati di un suo studio sul processo di sequestro e stoccaggio del carbonio di una foresta presentando una “sopravvalutazione” del meccanismo studiato. Infatti, attraverso l’indagine ha verificato che la quantità di crediti di carbonio ottenibili da un terreno sono sovrastimati di almeno 3 volte. Questo perché non si tiene conto degli alberi che verranno tagliati perciò del tempo necessario al carbonio immagazzinato di rientrare in atmosfera ed è importante considerare la finalità di legno come prodotto. Se viene impiegato in altri oggetti o se viene bruciato può reimmettere emissioni nell’atmosfera. Perciò è necessario che il carbonio resti immagazzinato nel legno per un periodo abbastanza lungo da considerarlo “permanente”, perché il credito sia efficiente.

   

Lo studio così mette in discussione modelli non controllati che non considerano le possibili trasformazioni del legname, una volta abbattuti gli alberi. Si tratta di un nuovo concetto che potrebbe portare ad un miglioramento dei sistemi di carbon credit e dunque di un efficientamento del compensamento di CO2 nel mondo.

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