Andamento in metri quadrati della superficie dell’area del buco dell’ozono

Dopo anni di incertezze è finalmente arrivata la notizia che tutti aspettavano.


La grande notizia

Attraverso monitoraggi, studi ed analisi di vario tipo, l’ONU ha annunciato che il “buco” dell’ozono si sta riducendo.

La notizia arriva dal report “Scientific assessment of ozone depletion 2022”, in cui si ripercorrono i passi fatti contro il buco dell’ozono, durante gli anni.

            

Lo studio afferma che il buco si chiuderà intorno al 2066 sopra l’Antartide, entro il 2045 sopra l’Artico, e nel 2040 per il resto del mondo. È importante precisare che, con il verbo “chiudere” si intende che la situazione tornerà ai livelli precedenti agli anni ’80.

            

L’ozono e l’ozonosfera.

Le nozioni principali da sapere per comprendere l’importanza del fenomeno descritto riguardano l’ozono L’ozono infatti è un gas che crea uno strato atmosferico di grande rilevanza: l’ozonosfera. Tale strato ha il compito di assorbire e filtrare i raggi UV del Sole, evitando che quelli nocivi arrivino sulla Terra.

In questo modo l’ozonosfera protegge gli esseri viventi da patologie rare e delicate come tumori alla pelle ed è quindi necessaria per la nostra vita.

Un altro concetto da approfondire è quello del cosiddetto “buco”. In realtà non esiste un vero e proprio buco nell’ozonosfera; si tratta più di un assottigliamento causato da vari composti chimici, utilizzati dall’uomo.

Queste sostanze pericolose per la “coperta” atmosferica vennero scoperte solo successivamente all’identificazione dell’assottigliamento.

            
Storia

Il buco dell’ozono venne scoperto nel 1974 da Frank Sherwood Rowland e Josè Mario Molina, che incentivarono gli studi sul fenomeno. Nel 1985, Joseph Charles Farman rivelò la pericolosità del danno nella regione antartica e così si decise di prendere una strada precisa.

            

Nel 1989, 46 paesi firmarono il Protocollo di Montréal, ed altri 90 si aggiunsero nel 1990 dopo la scoperta di un assottigliamento al polo nord.

Il protocollo determinava la riduzione di produzione e consumo dei Clorofluorocarburi (CFC), a quel tempo ritenuti gli unici colpevoli del danno.
Solo nel 2016 vennero banditi anche gli idrofluorocarburi (HFC), composti chimici e gas serra 14 mila volte più potenti della CO2.
            

L’unione fa la forza

Quando questo fenomeno sembrava il pericolo ambientale più grande e temuto, molti governi si adoperarono per cambiare rotta senza dubbi e perplessità.
La partecipazione di ben 90 stati determinò un impatto decisivo e positivo sull’ambiente, eliminando il 99% dei CFC e dei HFC. Azione che ha ridotto di gran lunga anche il loro contributo all’effetto serra.

Jukka Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale dichiara:

“L’azione sull’ozono costituisce un precedente per l’azione per il clima”

La sua affermazione non solo rende onore al lavoro svolto in questi anni ma da trasmette fiducia nel futuro.

            

Se solo il mondo riuscisse ad agire così velocemente e in maniera decisa, come successe nello scorso secolo, si risolverebbero tanti problemi. Uno tra questi, il cambiamento climatico!

La grande notizia degli ultimi giorni, ci rende consapevoli di quello che siamo capaci di fare quando ce ne è la necessità. Inoltre, ci dimostra come i governi, uniti, possano fare la differenza e questo importante traguardo ne è una prova fondamentale.

 

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