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Acqua

Water Foot Print

Water footprint, la nuova norma per misurare la sostenibilità nell’utilizzo dell’acqua

By : Aldo |settembre 10, 2014 |Acqua, Home |0 Comment

La Water Foot Print è l’impronta idrica: un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore.

Essa è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua consumati e inquinati per unità di tempo. Nella definizione dell’impronta idrica è data inoltre rilevanza alla localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa.

Il computo globale della water footprint è dato dalla somma di tre componenti:

- Acqua blu: prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. È
- Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo;
- Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. (fonte Ministero dell’Ambiente)

La water footprint, dovrebbe anche consentire di definire  eventuali danni e programmare le strategie per evitare le ricadute negative sull’ambiente e sulla qualità della vita.

Come spiega l’Uni, l’Ente italiano di normazione, «La water footprint adesso è oggetto di una norma internazionale, la ISO 14046 “Environmental management – Water footprint – Principles, requirements and guidelines”, che ha visto la luce proprio nei giorni che hanno preceduto l’avvio della World Water Week, in programma a Stoccolma dal 31 agosto al 5 settembre, organizzata dal Swi, Stockholm International Water Institute».

Sono due i principi fondamentali della norma:

- l’analisi dell’impatto sull’intero ciclo di vita del prodotto, dall’inizio alla fine,

- la completezza della valutazione.

Conoscere l’impronta idrica di un processo aziendale insomma è un vantaggio per le aziende e per i consumatori! Ed questo è un primo passo per misurare anche questo aspetto all’interno di un’azienda e per prenderci sempre più cura dell’ambiente in cui viviamo.

Fonte Greenreport.it

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Fiume Po

A Ravenna l’acqua del Po diventa potabile

By : Aldo |giugno 21, 2013 |Acqua, Consumi, Home |0 Comment

La città di Ravenna ha iniziato i lavori di costruzione del più grande impianto di trattamento delle acque, per rifornire la città di acqua potabile anche durante i periodi di massima richiesta, quando la presenza di riserve idriche negli invasi esistenti si riduce notevolmente. La tecnologia utilizzata sarà la membrana  ZeeWeed* 500 di GE – fibre cave rinforzate di ultrafiltrazioneche, captando l’acqua del fiume Po,  la tratterà potabilizzandola. La portata di acqua trattata sarà di 95000 metri cubi, arrivando a poter servire una popolazione fino a  400000 abitanti, ben oltre le esigenze della città dell’Emilia-Romagna.

L’impianto sarà costituito da 40 vasche con moduli ZeeWeed* 500 disposte su otto linee. Le membrane saranno immerse nelle vasche aerate, a diretto contatto con l’acqua da trattare, utilizzando come forza motrice la differenza di pressione tra le due superfici della membrana, prodotta grazie ad una pompa che permetterà il passaggio del permeato attraverso la membrana stessa. Durante questo processo la membrana semipermeabile tratterà le particelle in sospensione, i batteri, i virus e gli altri agenti patogeni;  l’acqua in uscita verrà inviata ad uno stadio di post-disinfezione per poter essere destinata al consumo umano.

I vantaggi di questo sistema rispetto ad una tecnologia MBR sono la riduzione dei costi energetici del 30% circa, la capacità di trattamento idrico migliorata del 15%, la riduzione degli interventi di controllo del 50%, la riduzione dell’ingombro fisico del 20% e in ultimo la riduzione del consumo delle sostanze chimiche per i lavaggi delle membrane.

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Idrogeno da nanoparticelle per energia a bassi costi

By : Aldo |giugno 16, 2013 |Acqua, Consumi, Emissioni, energia |0 Comment

L’idrogeno è l’elemento più abbondante sulla Terra. Purtroppo in natura non si trova libero ma è legato all’ossigeno per formare acqua. L’acqua è un ottimo combustibile, ma è necessario estrarre l’idrogeno; per poter compiere questa operazione, oggi, serve una grande quantità di energia.

Per ovviare a questo problema e rendere la sua produzione pratica ed economicamente conveniente, gli scienziati da anni cercano un modo per innescare le reazioni chimiche necessarie usando un catalizzatore economico, che sia in grado di sostituire il platino, elemento costoso e abbastanza raro.

Un gruppo di ricercatori della Penn State University ha utilizzato una nano-particella al fosfuro di nichel per produrre idrogeno dall’acqua.

I ricercatori della Penn State University hanno utilizzato dei sali metallici disponibili commercialmente che sciolti in solventi e miscelati con altre sostanze, innescata una reazione esotermica (cioè che produce calore) ha portato alla formazione di nano-particelle. La nano-particella formatasi ha una geometria quasi-sferica, ed è proprio questa piccola imperfezione, presente sui molti bordi piatti esposti, offre una elevata area superficiale, dove i bordi piatti creano un gran numero di siti idonei a catalizzare la reazione chimica di produzione dell’ idrogeno.

Un team di ricercatori del California Institute of Technology, ha successivamente testato le prestazioni delle nano particelle nel catalizzare e le reazioni chimiche.

La ricerca, finanziata dalla National Science Foundation e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti potrebbe essere il primo passo verso una energia a costi contenuti e molto flessibile negli usi.

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Care fresche e dolci acque…

By : Aldo |giugno 16, 2013 |Acqua, Consumi, Home, Rifiuti |0 Comment

c'era una volta l'acqua pubblica

C’è una strana abitudine che caratterizza il consumo di acqua in Italia.  Scegliamo di pagare tra i 20 e i 50 centesimi di euro una bottiglia da 1,5 litri di acqua minerale, piuttosto che bere l’acqua potabile che ci viene spesso fornita direttamente in casa dalla società distributrice, a fronte di un costo tra 0,51 e 1,08 euro a metro cubo (cioè 1000 litri di acqua potabile). La spesa appare tanto più irrazionale in un momento di crisi come questo, in cui per altri versi cerchiamo di risparmiare su beni di consumo di gran lunga meno essenziali. A quanto pare, tuttavia, dovremmo ritenerci precursori di un’abitudine cui dovrà conformarsi l’intera popolazione mondiale se le cose non cambieranno: pagare a carissimo prezzo la poca acqua che sarà rimasta.

Quello che è infatti emerso il 5 giugno scorso, durante le “celebrazioni” della giornata mondiale dell’ambiente, nel dibattito tra i massimi esperti mondiali nel recupero, nella conservazione, nell’uso e nella distribuzione dell’acqua, riuniti nell’Aula Magna dell’Università di Firenze, è che l’acqua è l’oro blu del XXI secolo. I veloci cambiamenti climatici ai quali stiamo assistendo ormai da decenni, unitamente al massiccio incremento demografico, determineranno una drastica diminuzione delle risorse naturali, acqua compresa, e un altrettanto drastico aumento della domanda di questi beni. Le conseguenze potrebbero essere disastrose, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, se consideriamo che l’acqua, oltre a essere indispensabile alla sussistenza di tutti gli esseri viventi, è anche un ingrediente di base della produzione sia degli alimenti sia di molti articoli di utilizzo quotidiano.

La soluzione suggerita dal professor Giampiero Maracchi, storico climatologo del CNR IBIMET, oggi presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, prevede di “pensare ad un nuovo sviluppo delle politiche ambientali”, in particolare nell’agricoltura, il settore più duramente colpito dal dissesto idrogeologico globale. Il rischio è che il decisore politico prenda le decisioni necessarie alla collettività sulla base di suggestioni, di interessi di parte, di mode e spesso anche di posizioni affrettate e purtroppo in genere  scarsamente documentate e prive di una base conoscitiva scientifica accurata.

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2013 “RI-nasce” obiettivomeno

By : Aldo |aprile 11, 2013 |Acqua, Consumi, Emissioni, Rifiuti |0 Comment

È nei momenti di stress che si determinano i cambiamenti più veloci e profondi. I nostri sistemi economici e produttivi, specialmente quelli legati in modo più stringente al consumo di risorse quali energia, acqua e territorio, sono entrati ormai da qualche anno in un periodo di forte difficoltà.

La crisi, da finanziaria a economica, sembra essere un grande vortice che allargandosi coinvolge sempre più aspetti della nostra società, fino a minarne la stessa struttura e fondamenta. “Siamo fermi” o “non cresciamo più” sono i principali gridi d’allarme dei governi, specialmente qui in Europa il continente dove la corsa dell’economia sembra proprio essersi fermata. Bene, siamo proprio sicuri che correre sia la soluzione migliore? O possiamo trovarne altre?
Obiettivomeno, dal 2008, cerca, identifica e promuove nuove soluzioni per aiutare i nostri clienti a definire, valutare e, se del caso, modificare i propri comportamenti per orientarsi a nuove fasi di sviluppo.

Abbracciare uno o più percorsi “Obiettivomeno” non vuol dire avere meno ma avere la possibilità di usare beni e servizi di alta qualità a prezzi adeguati, soprattutto in termini di risorse consumate.
Per arrivarci, ve lo possiamo garantire, non basta solo offrire alle imprese e agli enti pubblici gli strumenti tecnici e tecnologici adeguati. Quello che conta veramente è la nostra volontà di abbracciare i cambiamenti: comunicare al sistema economico le nostre preferenze è la chiave per vederle realizzate al meglio.

In questo senso è giusto e importante capire bene quando,come e dove informarsi, senza dover investire troppo tempo per farlo. Da queste considerazioni nasce il nuovo sito di obiettivomeno: un’offerta ampia e variegata di servizi e un buon apporto di informazioni, gratuite, chiare e il più possibile condivise sulla sostenibilità e su tutto ciò che potrebbe avvicinare il domani.

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“Milano blu”, comincia Palazzo Marino: 60 centesimi di euro ogni 1000 litri di chiara, fresca, acqua pubblica per i consiglieri milanesi.

By : Aldo |aprile 11, 2013 |Acqua, Consumi, Rifiuti |0 Comment

Acqua chiara, liscia, gassata. Pubblica. Possibilmente del rubinetto.

Da qualche parte si comincia. A Palazzo Marino, a Milano. La Metropolitana milanese Spa, società che gestisce l’acquedotto nel capoluogo meneghino,  entro fine aprile, installerà due distributori nella sede del Comune e in quella dei gruppi consiliari. La sete dei 48 consiglieri comunali nel 2012, è costata ai milanesi  circa 3 mila euro. Una goccia d’acqua nel mare degli sprechi. Ma il mare è fatto da gocce! una dopo l’altra.

Risparmio e acqua pubblica, controllata e di buona qualità per i politici di Milano. L’acqua costerà 60 centesimi per 1.000 litri, i consiglieri potranno sceglierla o liscia o gassata. Si eviteranno anche tanti rifiuti di plastica, le famigerate bottigliette. Meno rifiuti, meno spesa di denaro pubblico e chiare fresche e dolci acque pubbliche per i politici milanesi. A quando nel resto d’Italia?

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